The final Ricchiuti

The final Ricchiuti #174

30 dicembre 2008

Nei pressi della mia abitazione, c’è un cimitero israelitico. Esso è del tutto abbandonato. Quasi come se la morte abbisognasse della vita per non morire sul serio. Ha il portone totalmente arrugginito, le insegne impolverate, le mura scrostate, il tetto reso ancora più spiovente dal verde della muffa. All’interno, volendo peggio volendo meglio. E’ savana. La vegetazione ben lungi dall’essere stata calpestata da evi e molto simile e vicina all’idea che non lo sarà mai più è cresciuta senza porsi riguardo per l’occhio esterno. S’è accartocciata vero l’interno, come a proteggerlo con pudore dal nostro sguardo e a preservarne chissà quale vitaccia da interiora senza senso ed obiettivo. E’ per questo che in verità vi dico, a chi ci augura una nuova peste che spazzi via noi società dei magnaccioni, io vi auguro per il nuovo anno almeno pollice verde.

Un commento a The final Ricchiuti #174

  1. cordapazza

    ecco, oggi mi hai evocato un luogo manzoniano(“anche questo si vedeva sparso, soffogato, in mezzo a una nuova, varia e fitta generazione, nata e cresciuta senza l’aiuto della man dell’uomo. Era una marmaglia d’ortiche, di felci, di logli, di gramigne, di farinelli, d’avene salvatiche, d’amaranti verdi, di radicchielle, d’acetoselle, di panicastrelle e d’altrettali piante; di quelle, voglio dire, di cui il contadino d’ogni paese ha fatto una gran classe a modo suo, denominandole erbacce, o qualcosa di simile”)…e c’è pure la peste!;-)

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