L’Asl non paga: chiude la Casa famiglia

24/08/2011 - Da un anno e mezzo non arrivano fondi alla comunità Sisto Riario Sforza di Napoli. I gestori chiedono di saldare il debito entro il 31 agosto. Ma nessuno interviene Nel 2003 nasce la Casa Famiglia Cardinale Sisto Riario Sforza dal

     
 

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Da un anno e mezzo non arrivano fondi alla comunità Sisto Riario Sforza di Napoli. I gestori chiedono di saldare il debito entro il 31 agosto. Ma nessuno interviene

Nel 2003 nasce la Casa Famiglia Cardinale Sisto Riario Sforza dal progetto Caritas “Aids e vita”. È una delle due case alloggio Hiv/AIDS operanti nel vasto territorio campano (l’altra è la Casa Alloggio Masseria Raucci). La Casa accoglie persone affette dal virus Hiv e in Aids conclamata, fino a un massimo di dieci, ed è gestita da 3 organismi religiosi. L’Opera Don Guanella segue gli aspetti amministrativi e giuridici; la Caritas diocesana di Napoli si dedica alla formazione del personale; le Figlie della Carità gestiscono la Casa e coabitano con gli ospiti. Lo stabile è di proprietà delle suore carmelitane dato in comodato d’uso al Don Guanella. Dalla nascita della Casa Famiglia sono stati effettuati 85 ingressi, con vissuti e profili personali complessi e dolorosi: disturbi psichiatrici, dipendenze, violenze familiari.

LA VITA NELLA CASA FAMIGLIA – I 5 operatori e la suora responsabile si trovano a gestire quotidianamente la diffidenza e la paura derivanti da una esistenza di deprivazione e malattia; problemi sociali e relazionali; isolamento culturale e patologie incurabili. Sono stati elaborati percorsi educativi individuali – che includono anche la formazione professionale in vista di un reinserimento nel tessuto sociale – e sono state avviate collaborazioni con i servizi territoriali per evitare che quell’isolamento diventi assoluto e irrimediabile una volta varcata la soglia della Casa Famiglia. Nelle situazioni di malattia conclamata e terminale, gli operatori hanno anche il doloroso compito di assistere gli ospiti fino alla morte. Tra gli ospiti della Casa c’è una madre con una figlia di poco più di due anni: in questo caso gli operatori hanno seguito anche i difficoltosi passaggi per l’affido e l’adozione.

MEDIATORI DEL TEMPO – L’Hiv, che è la ragione emergente dell’accoglienza, si aggiunge insomma a un quadro clinico e sociale già estremamente travagliato. È ben immaginabile quanto sia difficile accettare una situazione di patologia cronica e quanto questo aspetto vada a pesare su uno scenario già deprivato di un futuro, a volte anche del presente. “Ci ritroviamo a essere mediatori del tempo, tra quello cronologico e quello vissuto, tra il tempo burocratico – penso ai tempi di una pensione di invalidità – e l’urgenza di vivere un presente abbozzando un futuro che è reso labile non soltanto dalla malattia ma anche dalle incognite delle politiche sociali e dei vari dispotismi di potere come quello che la nostra Casa ha subito nell’ultimo anno e mezzo”, raccontano gli operatori della Casa Famiglia. In equilibrio precario in questo tempo sospeso ci sono anche due signore, che cucinano e si prendono cura della Casa, e una suora volontaria.

IL FANTASMA DELLA CHIUSURA – Già, perché da un anno e mezzo la Casa vive una situazione di assoluta precarietà. Nell’aprile del 2010 il Don Guanella, a causa di gravi ritardi nel pagamento da parte delle Asl, ha manifestato l’intenzione di cedere il servizio: l’onere economico è troppo forte e serve un cambio amministrativo. Da allora parte una trattativa tra gli ordini religiosi. La chiusura è un fantasma spaventoso che la Casa cerca di allontanare in tutti i modi (ricordiamo che la struttura è una delle due uniche Case di accoglienza a Napoli per persone affette da Hiv o Aids). Nel giro di qualche giorno lo scenario peggiora: nessuna soluzione sembra essere realizzabile e da Don Nino Minetti, guanelliano Superiore della provincia di Roma, arriva il divieto alla Casa di accogliere nuovi ospiti. La Casa è in stallo e le nuove richieste di ingresso devono essere respinte: dall’aprile 2010 ad oggi sono arrivate circa 15 domande di accoglienza scritte – e rimandate al mittente – e quasi altrettante telefonicamente.

LA DIFFIDA DI FERRAGOSTO – Pochi giorni fa arriva la prima comunicazione ufficiale da parte dell’economato dei guanelliani: è un atto di diffida destinato alle Asl Napoli 1 e Asl Caserta 2 in cui si invita a saldare il debito di quasi 500.000 euro entro 15 giorni. In caso contrario la Casa sarà chiusa e gli ospiti dimessi e trasferiti altrove. Dove? Magari lontano da Napoli o addirittura dalla Campania, territorio in cui gli ospiti si sono adattati e hanno stretto relazioni. Magari non in una Casa Famiglia, ma in un ospedale, con ricoveri inutili e costosissimi per il Sistema Sanitario Nazionale – ben più costosi della diaria di una Casa Famiglia. Spesso basterebbe seguire la via più conveniente se quella della giustizia non fosse abbastanza seduttiva. Non solo: esistono dei fondi vincolati per la prevenzione e la lotta all’Aids istituiti dalla legge 135 del 5 giugno 1990. A quanto ammontano per la regione Campania? Sono stati usati per altri scopi?

IMMOBILISMO - Colpisce che la diffida sia datata proprio la vigilia di ferragosto – che la Chiesa ha tenuto a ribattezzare Assunzione della Beata Vergine Maria (cioè “dell’oltrevita della madre di Cristo”, come Gianfranco Ravasi ha tenuto a sottolineare nel suo Breviaro dal pulpito del Sole 24 Ore). Qualcuno potrebbe interpretarla come una decisione strategica per eliminare definitivamente le possibilità di sopravvivenza della Casa – considerando la situazione dei pagamenti nel territorio campano, la pendenza del debito con le Asl ormai da mesi e l’assenza di un tentativo di mediazione con gli enti coinvolti.

E GLI OSPITI? - Gli operatori – che in questi mesi sono stati esclusi da qualsiasi contrattazione ufficiale riguardante il futuro della Casa e dei suoi ospiti e che hanno anche subito discontinuità nei pagamenti – commentano: “Noi vediamo solo un banale tentativo di dissimulare, accampando ragioni economiche, un autentico disinteresse per il servizio e per gli ospiti. Noi ci chiediamo quanto vi sia di etico e di cristiano in questo ultimatum. Siamo lottatori del tempo fregati dal tempo deciso da qualcun altro…”. Se alla diffida estiva non seguirà alcuna proposta di soluzione, non solo gli ospiti attuali della Casa Famiglia rischieranno di essere abbandonati, ma subiranno lo stesso destino tutti quelli che ne farebbero richiesta in futuro – oltre a quelli già rifiutati finora. Manca poco più di una settimana alla scadenza dell’ultimatum, un tempo spaventosamente breve e sospeso nell’angosciosa attesa di una alternativa.

LE RASSICURAZIONI DALLA CURIA DI NAPOLI – Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, viene sollecitato più volte dagli operatori della Casa nella speranza che possa intervenire. Secondo una convenzione sottoscritta dai tre ordini nel 2007, infatti, il destino della Casa riguardava la Curia: tiratosi indietro il Don Guanella, sarebbe stato suo compito trovare una soluzione per la sopravvivenza della Casa Famiglia. Il 2011 è anche l’anno del Patto d’amore per Napoli, uno degli slogan che celebrano il Giubileo partenopeo: “Insieme per il riscatto di Napoli”. Ed è anche l’anno della canonizzazione di Luigi Guanella (il 23 ottobre prossimo Joseph Ratzinger ufficializzerà la nomina che risale al febbraio scorso). “Si rallegrino i poveri del mondo” campeggia in maiuscolo nel sito che “accompagna la preparazione spirituale, culturale e logistica della canonizzazione di Don Guanella”. Chissà se i santi e l’amore saranno sufficienti per salvare la Casa Famiglia. Proprio oggi gli operatori e gli ospiti sono andati fisicamente fino alla diocesi di Napoli in Largo Donnaregina. Il cardinale Sepe ha promesso loro che la Casa non chiuderà e che sta cercando, insieme ai suoi collaboratori, una soluzione che ne garantisca la continuità. Questo è il fragile filo che regge il destino e il futuro della Casa, dei suoi ospiti e degli operatori.

(L’ultimo Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità contiene l’aggiornamento delle nuove diagnosi, l’andamento e molti altri dati: 24, 5, supplemento 1, 2011)

(Foto da Napoli Magazine)

     
 

1 Commento

  1. catalin zazuleac scrive:

    guardate la realita. tutto quelo che e scriso in articolo e vero

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