Economia

“Sacconi ha ragione. Ma i governi non capiscono la crisi” – Intervista ad Alberto Mingardi

30 dicembre 2008

Il direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni approva le proposte del ministro del Welfare per salvare i posti di lavoro messi a rischio. Ma critica anche i governi, che sotto pressione rischiano di compiere scelte sbagliate contro la crisi

Le idee di Sacconi? Sono positive.  Soprattutto perché evitano una nuova welfare dependency, in modo che non s’inneschi il circolo vizioso dalla parte produttiva, a quella sussidiata della società. Ma nel breve periodo bisogna cercare strumenti che non inibiscano la capacità del mercato di correggere i propri errori. E invece i governi rischiano, sotto pressione, di fare scelte sbagliate. Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, difende le proposte del ministro del Welfare e analizza le dinamiche della crisi economica mondiale, criticando le soluzioni messe in campo dagli esecutivi.

“Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti”. È lo slogan con cui Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, sintetizza il piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi.  Il governo che un paio di mesi fa presentava le misure sullo straordinario come un antidoto alla crisi oggi presenta le misure sulla riduzione dell’orario di lavoro come un antidoto alla crisi. Si può fare?

Non credo che Sacconi abbia cambiato idea rispetto alla necessità di rilanciare la produttività in Italia – anche perché il fatto che i nostri tassi di produttività non crescono da anni, è uno dei sintomi fondamentali delle perduranti difficoltà del nostro Paese, che sono quelle che ci lasciano così esposte a questa crisi. Quello immagino sia sempre l’orizzonte di lungo periodo del ministro, che avendo il ruolo che occupa non può però sacrificare al lungo periodo il contingente: e nell’immediato, ovviamente, Sacconi come tutti vorrebbe limitare le conseguenze più negative della crisi per l’occupazione. E’ significativo che non abbia detto “lavorare meno per lavorare tutti” ma “lavorare meno pur di lavorare tutti”. La differenza fra il per e il pur è la distanza che passa fra un programma politico, e una serie di misure emergenziali. Inoltre, non si sta parlando di una misura d’imperio – ma di una proposta alle imprese. Il metodo mi sembra lo stesso di sempre: l’enfasi è sulla possibilità di accordi volontari fra imprese, e rappresentanti dei lavoratori.

In ogni caso, sono queste la giusta soluzione per il comparto produttivo italiano?

Dipende da che cosa intende. E’ evidente che una soluzione di questa genere non può essere una panacea per l’industria italiana, e che non va a modificare in profondità quell’architettura di incentivi e vincoli che ne condiziona inevitabilmente l’operare. Detto questo, tutti i commentatori si sono concentrati sulla prima parte dell’intervista di Sacconi a Repubblica, e non sulla seconda, che invece secondo me è molto più interessante. Lì, il ministro spiegava lo spirito del provvedimento, nell’ottica di evitare lo sviluppo di una nuova ‘welfare dependency’. Cioè, questa “proposta alle imprese” – perché di questo si tratta – deve servire non solo per limitare la disoccupazione, ma per far sì che non si risponda all’aumento della disoccupazione con strumenti tradizionali. La misura è evidentemente temporanea, e si affianca a iniziative di “welfare-to-work”: formare e riqualificare i lavoratori in difficoltà, perché escano dalla crisi con più competenze. Mi sembra che Sacconi voglia a tutti i costi evitare di creare nuove situazioni di welfare dependency, di dipendenza dallo Stato, in modo che non s’inneschi il circolo vizioso che sposta individui dalla parte produttiva, alla parte improduttiva e sussidiata, della società. Sugli strumenti si può discutere, ma è una preoccupazione molto giusta.

Il ministro ha anche fatto sapere che il meccanismo funzionerà attraverso la turnazione, oppure attraverso i contratti di solidarietà, ovvero con meno salario. Non è questo un modo per deprimere ancora di più il potere d’acquisto dei lavoratori, e quindi la domanda?

Se siamo tutti per il merito, come facciamo a scandalizzarci se a meno lavoro corrisponde meno salario? In caso a meno lavoro corrispondesse pari salario, allora sì la proposta di Sacconi sarebbe del tutto irricevibile, e si inserirebbe in una logica di controllo pubblico delle imprese private. Quanto al deprimere la domanda, la crisi ha sicuramente ripercussioni sulla domanda, incluse ripercussioni di carattere psicologico che spingono le persone a diluire i consumi. Ma si può veramente pensare che usciremo da questa situazione appellandoci al feticcio del consumo e “tenendo il denaro in circolo”?

7 commenti a “Sacconi ha ragione. Ma i governi non capiscono la crisi” – Intervista ad Alberto Mingardi

  1. de liberismo

    il fine della produzione non è la massimizzazione della produttività, ma il guadagno

    per guadagnare è necessario che i costi del prodotto siano inferiori ai ricavi

    la produttività è uno dei modo per ridurre il costo unitario di produzione

    il liberismo, consentendo la libera circolazione dei capitali, assicura pure la possibilità di investire in nazioni che offrono non la max produttività (vedi la Cina), ma, sicuramente il minimo costo……con il minimo impiego di tecnologie, quindi, capitali

    il liberismo spinto e miope è fonte di regresso

    ed i liberisti sono degli ipocriti se non valutano ciò

    ma un governo mondiale di uomini saggi sarebbe possibile se almeno una nazione parlasse al mondo e non si chiudesse nelle sue piccole beghe

  2. AG

    Mah… a sti grandi genii dell’economia manca la conoscenza del detto “sacco vuoto non sta in piedi”: se all’asino dai poco da mangiare non puoi lamentarti che tiri il carretto sempre più lentamente.
    Una ridistribuzione reddituale per riportarci alle nostre percentuali degli anni 60-70 (non quindi all’URSS di Breznev) non gli sfiora manco per la crapa.
    Continuino pure così, persino quel filonazista di Ford aveva capito che doveva pagare di più gli operai perchè si potessero permettere di acquistare le auto che producevano.

  3. icy

    @De Liberismo: il liberismo però dice anche che nel medio periodo le tecnologie hanno un rendimento decrescente, quindi se è vero che nel breve periodo diminuire i costi è meglio che investire in ricerca, una persona che guarda oltre il suo naso sa che i costi hanno un limite inferiore.

    @AG: ma Ford era uno sveglio, qui stiamo parlando gestioni che sono a generazioni di distanza, e hanno perso il buon senso.

    Per l’articolo invece, la contestualizzazione delle azioni dei regolatori e dei politici di modo che non si limitino ai tratti di penna è un po’ miope, la società stessa si è evoluta verso un concetto che pone la legge e non la razionalità al centro del sistema politico ed economico. Chiedere adesso un cambiamento di rotta è abbandonarsi ad una falsa illusione. L’idea di Sacconi è buona, sicuramente è una soluzione migliore di lasciar aumentare il carico del welfare, le sfide che però pone saranno la diminuzione del potere d’acquisto (se i beni non saranno soggetti alla diminuzione proporzionale relativa al lavoro), la transitorietà della azione (perché sono convinto che se venisse attuata ed avesse effetti positivi si finirebbe con il non volerla lasciare), ed i costi di una azione del genere (perché ci sono, sempre e comunque, e sono una parte da valutare in questo periodo).

  4. AG

    I costi di un vero welfare to work (tipo quello svedese) non sono per nulla lievi, ed il tempo necessario ad organizzarlo perchè funzioni almeno un minimo è nell’arco di qualche anno.
    Pansate solo il creare una struttura di insegnamento e formazione collegata con il collocamento pubblico e privato che devono avere funhzioni di indirizzamento e studio delle necessità esistenti sul mercato del lavoro (io mi formerei come selezionatore di modelle per lingerie, ma mi dovrebbero rispondere che purtroppo gli sbocchi lavorativi sarebbero non esistenti e quindi indirizzarmi altrove).

    Non ha alcun senso quindi abbinarlo ad un provvedimento congiunturale temporaneo come la riduzionedell’orario di lavoro.

    Insomma le solite chiacchiere di Sacconi che nascondono semplicemente un altro sistema per evitare di riditribuire il reddito fra le classi sociali, tagliandolo anzi a quelle più in difficoltà con la scusa dello spettro della disoccupazione.
    La classica solidarietà fra poveri, mentre gli altri si tengono stretti i loro sghei.
    E questo era un socialista… tsk…

  5. de liberismo

    non ho capito bene la replica, ma io non contesto la ricerca, anzi

    credo piuttosto che una politica eccessivamente liberista tesa a minimizzare il costo di produzione con trasferimenti tra stati di capitali alla ricerca non della produttività maggiore, ma dello sfruttamento maggiore del fattore umano, mortifichi la ricerca ed il suo giusto incoraggiamento

  6. icy

    @De Liberismo: Io non concordavo, e non concordo, sul fatto che il liberismo diventi miope se viene spinto agli estremi. Il liberismo è una più che valida strategia per massimizzare i guadagni, la miopia è di chi applica il liberismo per massimizzare i propri guadagni in un orizzonte di tempo limitato e poi si lamenta se le cose non vanno come vorrebbe.
    Non esiste un liberismo positivo, semplicemente perché al suo centro c’è il guadagno e non la persona. Poi possiamo pure dire che certe forme di liberismo sono più accettabili e producono meno problemi di altre, ma non mi pare si possa andare molto oltre.

    @AG: la ridistribuzione non ci sarà, non pacificamente almeno, la storia mi pare insegni abbondantemente su questo tipo di argomento.

  7. Ma chi è ‘sto ragazzino col panciotto fantasia vestito da managerr??
    Ancora questi personaggi a commentare la crisi che alcuni molto simili a loro hanno provocato a giocare coi soldi??
    E l’”istituto Leoni”,cos’è,un ricovero per suore?
    Aldilà della facile ironia su questi personaggi del sottobosco economico che pontificano sul lesinare i soldi ai lavoratori,viene il voltastomaco.
    Il sistema economico della finanza è fallito per i pirati speculatori,ed è stato salvato dai soldi dei lavoratori(soldi pubblici e statali).
    Se lo mettano bene in testa e si faccia piazza pulita di tutti quelli che campano sui soldi creati da soldi,così li mettiamo tutti a fare i lavoratori,vedrai che poi chiacchiereranno meno.
    Detto senza ideologia ma con molta intolleranza verso certi figuri che portano il mondo alla rovina coi loro giochi,e non sono mai sazi di succhiare le risorse alla comunità ,ciao.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>