Enel Green Power: le rinnovabili colonizzano il sud del mondo
23/08/2011 - I recenti successi del colosso italiano sul mercato brasiliano e quanto viene taciuto sulle conseguenze dell’industria dell’energia pulita Le rinnovabili sono il business del futuro. Le fonti fossili diminuiscono e aumentano di prezzo, le energie pulite sono un forte collettore
I recenti successi del colosso italiano sul mercato brasiliano e quanto viene taciuto sulle conseguenze dell’industria dell’energia pulita
Le rinnovabili sono il business del futuro. Le fonti fossili diminuiscono e aumentano di prezzo, le energie pulite sono un forte collettore di incentivi e soprattutto, oltre a “ripulire” il pianeta, lavano anche l’immagine oscura delle grandi compagnie energetiche.
LE OMBRE DELL’INDUSTRIA VERDE – Questo fenomeno, l’ormai famigerato greenwashing, è ormai prassi comune tra tutte le maggiori realtà industriali: dai produttori agricoli, alle cooperative, fino ai colossi dell’energia come, per esempio, Enel. Ed è proprio il ramo verde della grande impresa, Enel Green Power, che oggi trova terreno fertile in America Latina, una delle zone del globo preferite dai produttori di energia. Questi paesi, insieme con quelli africani, rappresentano una miniera d’oro per i produttori. Innanzitutto, gli investimenti esteri sono incentivati, e in molti casi (perlopiù in Africa) la terra che le imprese estere sfruttano è, dal punto di vista legale, “di nessuno”, e quindi può essere occupata a costo zero.
LAND GRABBING – Anzi, molto spesso chi la abita, perlopiù popolazioni rurali che non possono vantare alcun diritto di proprietà, viene fatto sloggiare con la vaga promessa di un risarcimento sotto forma di strutture, come case, strade o scuole. Il fenomeno prende il nome di “land grabbing”. Insomma le rinnovabili, così preziose per l’economia post carbon, hanno davvero un lato oscuro. E’ necessario valutare la compatibilità degli impianti rispetto non solo alla geografia, ma anche alla società e alla storia del territorio in cui verranno costruiti, poiché si tratta di tecnologie fortemente impattanti. Uno dei motivi per cui le grandi compagnie del comparto preferiscono investire in paesi in via di sviluppo, aldilà del minor costo della manodopera (che se per quanto riguarda l’eolico non è particolarmente rilevante, incide di più nella produzione del biofuel), è proprio la maggiore disponibilità di spazio e la minor attenzione al consumo dei suoli e alle ricadute negative in termini sociali e ambientali. Lo dice la parola stessa: lo sviluppo, ad oggi, continua a significare crescita economica, che va realizzata ad ogni costo.
ENEL VINCE IN BRASILE - Con queste premesse, si può definire un colpaccio quello realizzato in questi giorni da Enel in Brasile. Enel Green Power si è aggiudicata infatti un grosso pacchetto di contratti per la fornitura di energia, con tre progetti eolici, per una capacità installata totale di 193 MW nella gara pubblica del 2011 denominata “New Energy”.
“NEW ENERGY” - I progetti sono localizzati nel Nordest del Paese, negli Stati di Bahia, Pernambuco e Rio Grande do Norte, quest’ultimo in consorzio con Endesa. L’entrata in esercizio di questi progetti è prevista nel 2014. I tre campi eolici, una volta realizzati, saranno in grado di generare fino a 770 GWh l’anno, sufficienti, fa sapere l’azienda, a soddisfare i consumi di 500mila famiglie brasiliane e di far fronte alla crescente domanda di energia del Paese che è stimata in un tasso di circa il 5% annuo. I progetti eolici di Enel Green Power, secondo le stime della compagnia (ma effettivamente questo dato sembra molto alto rispetto al livello generale delle tecnologie attualmente disponibili) hanno un fattore di producibilità di oltre il 45%. Questo implica che gli aerogeneratori potranno lavorare per oltre 4mila ore equivalenti l’anno. Attraverso la gara, Enel Green Power ha ottenuto il diritto di stipulare dei contratti di vendita ventennali di determinati volumi di energia elettrica prodotti dai suoi impianti eolici a un pool di società di distribuzione che operano sul mercato regolato.
VERSO LA CRESCITA - Ulteriori volumi di energia prodotta saranno venduti sul mercato libero a mezzo di contratti a lungo termine già stipulati. L’investimento totale stimato per i tre progetti è di circa 330 milioni. “Si tratta di un importante passo avanti nella nostra strategia di sviluppo di progetti ad alta efficienza in un mercato competitivo in rapida crescita com`è quello brasiliano”, ha commentato Francesco Starace, amministratore delegato di Enel Green Power. “Ci sono ottime condizioni per un grande sviluppo sostenibile delle rinnovabili in Brasile e, in questo contesto, Enel Green Power potrà avere un ruolo importante”, ha aggiunto.
DOPO IL CROLLO POST MANOVRA – La buona notizia, tra l’altro, arriva nel momento migliore, dopo che la manovra di Ferragosto aveva stangato tutti gli operatori del settore energia. A causa dell’”accanimento” della tremontiana Robin Tax (che prevede un’addizionale Ires del 4% nei prossimi tre anni), lo scorso 16 agosto Enel ha chiuso in forte perdita -4,96% a 3,446 euro e anche Enel Green Power è crollata: -5,79% a 1,513 euro. Se la manovra ha penalizzato indiscriminatamente sia i produttori di energie da fonti fossili che gli operatori del settore rinnovabile, tuttavia questi ultimi sono ancora oggetto di maggiori sostegni e secondo una grossa fetta di opinione pubblica dovrebbero essere esentati dai rincari, proprio per il loro valore aggiunto di “rispetto per l’ambiente”. Dunque, investire in energia pulita significa garantirsi una sorta di “comparto rifugio”, sia in Europa che soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
ENEL IN AMERICA LATINA - La “storia brasiliana” di Enel è molto recente: è il 6 ottobre 2006 quando la società italiana per l’elettricità e il gas acquisisce, tramite Enel Brasil Participações, dieci società del gruppo Rede, che possiedono 20 impianti mini-idro con una capacità installata complessiva di circa 92 MW. L’acquisizione delle 10 società ha incrementato il portafoglio idroelettrico Enel con le 20 centrali ubicate in 3 stati del Brasile: 9 impianti (37,6 MW) nello Stato del Mato Grosso, 8 (50,1MW) nello Stato del Tocantins; 3 (4,7 MW) nello Stato di San Paolo.
PRODUZIONE DIVERSIFICATA - Enel è presente nel continente latinoamericano attraverso Enel Latin America, che opera esclusivamente nel settore dell’energia rinnovabile. In Costa Rica, Enel Latin America è titolare di partecipazioni in due impianti idroelettrici (30 MW) e un campo eolico (24 MW). In Nicaragua e in El Salvador, opera col partner La Geo,azienda leader nel settore geotermico latinoamericano, con un preciso obiettivo di crescita nel settore. In Guatemala, ha tre impianti idroelettrici (75 MW). In Cile, gestisce due impianti idroelettrici (87 MW) e sta conducendo le esplorazioni per lo sviluppo delle promettenti risorse geotermiche in partnership con Enap (Ente Petrolifero Nazionale). A Panama, ha acquistato il 49% della società di generazione EGE Fortuna SA che dispone di 300 MW di capacità idroelettrica.
IDROELETTRICITA’ E BIOFUELS – In un articolo, Antonello Cammisecra, responsabile business development di Enel Brasil, spiega che “La forte crescita della domanda richiede nuova capacità di generazione, offrendo quindi buone opportunità d’investimento. Enel Brasil Participações si propone di cogliere queste occasioni, rafforzando la sua presenza nel Paese sia con possibili acquisizioni d’impianti idroelettrici, sia con lo sviluppo di nuovi impianti idroelettrici ed eolici. Ulteriore spazio di sviluppo è dato dalla notevole espansione in Brasile della produzione di bio-combustibili (alcol e biodisel) prodotti da coltivazioni quali la canna da zucchero, i cui residui sono utilizzabili per la generazione di energia elettrica. Insomma, si “colonizza” tutta l’America Latina e si sfruttano tutte le tecnologie a disposizione, sorvolando sul loro impatto.
SOLO VANTAGGI? - Cammisecra, dopo aver illustrato i progetti di Enel in questo mercato, spiega che il risultato dell’opera di Enel sarà di “oltre 4 milioni di tonnellate di CO2 evitate all’anno, che vanno ad aggiungersi a quanto già conseguito da Enel in questi anni: 12 milioni di tonnellate di CO2 i n me n o n e l l’ u l t imo quinquennio, con una riduzione del 17%”. Nessuna parola, però, sul modo in cui vengono gestite le esternalità del processo, che ci sono e sono anche pesanti: oltre al “land grabbing” tipico della produzione di biocarburanti, esistono ad esempio forti rischi connessi alla produzione idroelettrica: non solo la cementificazione ma anche la pesante modifica di aree naturali dall’importante valore biologico (come normalmente sono tutti gli ecosistemi che si sviluppano attorno alle riserve idriche) e l’esaurimento dei corsi d’acqua. Il caso di Enel, che tanti vantaggi sta traendo dalla sua svolta verde, fa emergere proprio tramite il silenzio sulla questione la necessità di ripensare il senso comune riguardo alle rinnovabili. Non certo una panacea contro l’inquinamento, ma una serie di tecnologie ancora inefficienti e altamente sperimentali che presentano seri problemi: ignorarli non è solo disonesto ma in molti casi criminale.
LA POLITICA BRASILIANA - Nel frattempo, la situazione brasiliana in cui si innesta il nuovo progetto “New Energy” è sempre più instabile: proprio in questi giorni il governo ha perso un altro pezzo. Il presidente Dilma Rousseff ha sostituito il suo quarto ministro in tre mesi, travolto dagli scandali, in cui l’esecutivo eletto otto mesi fa arranca. Il disordine – si legge sul Wall Street Journal – ha raggiunto livelli tali che secondo alcuni analisti il predecessore e mentore di Rousseff, Luiz Inacio Lula da Silva, potrebbe ripresentarsi al suo posto alle elezioni del 2014. Il ministro all’Agricoltura Wagner Rossi si è dimesso dopo che la polizia federale ha iniziato a indagare su accuse di tangenti. Rossi ha negato di essere a conoscenza sia di tangenti sia di altre accuse contro di lui e ha detto che i passaggi accettati su un jet di un’azienda non hanno violato le regole dell’etica. Ha poi aggiunto di essere vittima di un complotto che punta a destabilizzare il governo Rousseff. Rossi è il quarto ministro che lascia l’incarico da giugno quando il capo di gabinetto Antonio Palocci si è dimesso. Poche settimane più tardi è stata la volta del ministro ai Trasporti Alfredo Nascimento. Entrambi erano stati accusati di corruzione. Dopo di loro ad agosto è stato sollevato il ministro della Difesa Nelson Jobim dopo che in alcune interviste aveva detto di dover tollerare degli “idioti” nel governo.
L’INDUSTRIA CI GUADAGNA – Da quando sono esplosi gli scandali la presidente brasiliana non ha più affrontato l’argomento della rielezione. Lula, che non si è presentato nel 2010 alle presidenziali perché dopo due mandati non era più eleggibile, a chi gli chiedeva ieri delle prossime elezioni, gettando acqua sul fuoco, ha risposto che discuterne ora è “da pazzi”. Sicuramente questa instabilità avrà un ruolo nei processi industriali provenienti dall’estero, indebolendo il Brasile in quanto interlocutore deputato a garantire la correttezza e lo sfruttamento rispettoso delle risorse. Dove la politica vacilla gli speculatori esultano, anche nel campo delle rinnovabili.











