Sul caso Reggiani la recente pubblicazione della sentenza ha scatenato un putiferio per le presunte attenuanti concesse all’omicida a seguito della “strenua resistenza della vittima”. Follia della corte o bufala dei giornali?
Nei giorni scorsi un titolone gigantesco, campeggiante sul sito del Messaggero, recitava le seguenti parole “La Corte d’Assise: «Giovanna Reggiani si è difesa, un’attenuante per Mailat»”. Basta un po’ di cultura giuridica per sapere che
la resistenza della vittima non può mai essere considerata un’attenuante nel nostro ordinamento, ed infatti, in totale contraddizione con quanto affermato nel titolo, l’articolo diceva che:
“La Corte, nella parte finale delle motivazioni della sentenza, dopo aver descritto l’omicidio nel dettaglio, spiega in sostanza perché a Mailat non è stato dato l’ergastolo. Mailat «era soltanto ventiquattrenne e incensurato e l’ambiente nel quale era vissuto era del tutto degradato».”
Confrontando questo brano con quanto riportato anche da altri quotidiani, risulta palese perciò che Mailat ha ottenuto le attenuanti generiche grazie alla sua giovane età, alla fedina penale pulita e al degrado dell’ambiente in cui era vissuto. Tutto il contrario di quanto il severo titolo lasciava intendere.




Ok. Giustissimo.
Che la sentenza fa cagare indipendentemente da ciò, si può dire?
il mailat era stato giudicato in patria delinquente minorile e poi da maggiorenne condannato per furto altrochè fedina pulita
pertanto l’ergastolo era il minimo e le info sulla fedina penale erano inesatte
Il Giudice è stato un cretino.
Per fare veramente giustizia poteva dire che “malgrado la strenua resistenza della vittima, il Mailat non desisteva dal suo atto criminoso fino a procurare la morte alla povera vittima”.
In tale modo sarebbe risultata una ulteriore aggravante per l’assassino, invece…
@Gisaloni
Guarda che le attenuanti già gli sono state contestate e tra quelle c’è proprio l’aver infierito con ferocia sulla vittima. Le attenuanti hanno solo pareggiato le aggravanti contestate e difatti Mailat è stato condannato al massimo della pena prevista dal nostro ordinamento per omicidio volontario.
Se il giudice ha emesso questa sentenza, vuol dire che aveda ragioni per giustificare il suo operato.
Al giorno d’oggi i media vogliono avere la loro parte e si permettono di sostituirsi al potere giudiziario. Capita sempre cosi, il potere dell’informazine agisce violentmente sulla gente di conseguenza leggo questi commenti meschini.
Ancora una volta ribadisco che chi commette reati in stato di coscienza alterato per l’assunzione di qualsiasi sostanza atta a raggiungere tale stato debba essere considerato completamente responsabile degli atti commessi.
Chi assume queste sostanze sa benissimo le conseguenze che ne possono derivare, quindi gli atti compiuti devono essere giudicati con l’aggravante della volontarietà
@Vittorio
Guarda che funziona già così e nell’articolo c’è scritto chiaramente. L’assunzione di alcolici o stupefacenti può attenuare o escludere la responsabilità solamente quando è dovuta a caso fortuito o forza maggiore (art. 91 c.p.), altrimenti viene considerata un’aggravante (artt. 92,94 c.p.).
Potresti spiegarmi inoltre cosa sarebbe quest’”aggravante della volontarietà”? Non è che parli del DOLO nell’omicidio (che gli è stato ampiamente riconosciuto in quanto condannato per omicidio VOLONTARIO)? Ti consiglio di rileggere l’articolo.
In che modo l’ambiente di provenienza può essere considerato una attenuante?
Delle due l’una: o il giudice equipara lo stupro al furto per necessità di sopravvivenza (quello sì, attenuante), e allora ritengo giusta la camicia di forza per il giudice stesso, oppure siamo davanti ad un caso di razzismo mascherato, per cui si è scritto, nero su bianco, che i rom e la loro “cultura” fanno schifo.
@LupoDiGubbio: L’ambiente di provenienza è una attenuante quando questo sia dimostrabilmente causa dell’eventuale pericolosità sociale di un individuo. Il furto per necessità di sopravvivenza è una cosa, ma se uno nasce e cresce in un ambiente degradato statisticamente ha maggiori probabilità di compiere azioni criminali, e a meno di dire che i poveri sono geneticamente più criminali di chi vive in condizioni agiate, la provenienza può essere presa come attenuante. Il giudice non ha messo in dubbio la “cultura” rom, ma ha detto che la loro società comporta un maggiore rischio di sviluppare attitudine ad azioni criminali, e questo è un dato statistico non sindacabile.
Curiosamente però sono le stesse teorie per cui si dà dell’animale a calderoli.
Tra le altre cose è stato condannato a 29 anni invece di 30 (pena massima stabilita dal nostro ordinamento per omicidio volontario). E voi fate tutto ‘sto casino insultando i giudici per 1 anno di carcere in meno? Ma fatemi il piacere!
La cosa che emerge da questa vicenda non è tanto la demenza senile di Gasparri, che parla in maniera incosciente e senza cognizione di causa(lo si evince da quello che dice..), ma il fatto che il giornalismo italiota sia allo sbando, sia impreciso e fuorviante.