“Devono essere portati davanti alla giustizia”, “devono essere condannati in modo inequivocabile”, così dice Benedetto XVI, e alle loro colpe aggiunge quella di aver “danneggiato la testimonianza della Chiesa”. Sta parlando dei preti pedofili che il cardinal Joseph Ratzinger, appena sette anni fa, raccomandava alle cure del Crimen sollicitationis.
Nel settembre del 2005 la Suprema Corte degli Stati Uniti d’America raccolse l’invito del Viceministro della Giustizia, Peter Keisler, e impose la suggestion of immunity alla Corte distrettuale del Texas, che fu così costretta a bloccare la procedura giudiziaria che avrebbe altrimenti portato all’incriminazione del cardinal Joseph Ratzinger per ostruction of justice. Da pochi mesi, con la sua elezione a pontefice, questi era venuto a godere dell’immunità diplomatica dovuta a un capo di Stato estero e, giacché lo Stato estero era la Città
del Vaticano dove il capo di Stato è tale a vita, l’indagato non avrebbe mai più dovuto rispondere al capo di imputazione che stava per essere formulato a suo carico: complicità di fatto con i membri del clero cattolico statunitense che si erano resi responsabili di abusi sessuali su minori, con l’emanazione di direttive quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: il cardinal Joseph Ratzinger, diventando papa, salvava il cxxo.
Giacché in taluni casi il cxxo le è correlato, restava da salvare la faccia. Ecco, allora, dopo progressivi aggiustamenti, che Benedetto XVI salva: “I responsabili di questi mali – afferma – devono essere portati davanti alla giustizia”. Avrà voluto intendere “giustizia laica” o il solito tribunale ecclesiastico? Una cosa è certa: anche stavolta non una parola sulla disponibilità a risarcire le vittime. “Le vittime devono ricevere compassione e cura”, dice. E non può fare a meno di concedere che i responsabili “devono essere condannati in modo inequivocabile”. Ma subito aggiunge che costoro “hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”. Da insabbiatore che era, vorrà mica costituirsi parte civile, ora?
Insabbiatore: sarà mica parola grossa? Chissà. Di certo si può dire solo che, nel 2001, con una circolare datata 18 maggio, raccomandava: “Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”. Si riferiva a quanto di spettanza dei tribunali ecclesiastici riguardo agli abusi sessuali su minori da parte di preti, con ripresa da una aggiustatina del 1983 al Crimen sollicitationis del 1962. Rimaneva intatta, con la raccomandazione al rispetto del “segreto pontificio“, la disposizione ad “avere la massima attenzione e cura” a che i processi riguardanti questi abusi si svolgessero presso i tribunali ecclesiastici “con la massima riservatezza e che, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga il riserbo perpetuo”; soprattutto, “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto su ogni cosa appresa e
con chicchessia, pena la scomunica latae sententiae per il fatto stesso di aver violato il segreto”.
Insabbiatore, dunque? La Corte distrettuale del Texas non s’è potuta pronunciare. Resta la raccomandazione al “segreto pontificio“: chi lo viola è scomunicato.
“I responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia”, oggi. Sì, può darsi che per “giustizia” si intenda “foro civile“. Ma in questo modo non si viene a sapere tutto in giro? Non si viola, così, il raccomandato “segreto pontificio“? Il papa si starà mettendo mica a rischio di autoscomunica? Ma no, ma che pensate? Appena pochi giorni fa ha detto i preti che abbiano commesso un abuso sessuale su un minore sono ipso facto fuori dalla Chiesa – fino a ieri erano spostati da una diocesi ad un’altra – ed oggi aggiunge che “hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa“. Dall’omertà allo sganciamento? Se dal dover risarcire come responsabile si vuol passare al voler essere risarcito come parte civile che ha subito un danno, sganciare il prete pedofilo è il minimo. E sì che il prete, come recita il Catechismo (1583), è indelebilmente prete, qualsiasi crimine commetta: “il carattere impresso dall’ordinazione rimane per sempre”. Si vorrà mica disconoscere il “carattere” per una vile questione di soldi?


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
"Devono essere portati davanti alla giustizia", "devono essere condannati in modo inequivocabile", così dice Benedetto XVI, e alle loro colpe aggiunge quella di aver "danneggiato la testimonianza della Chiesa"….
a furia di leggere il blog di Malvino, il sedicesimo si è fatto furbo
Come sempre c’è molta disinformazione basata sul fatto di guardare solo parzialmente i documenti.
Il regime giuridico di cui si parla in questi scritti, ossia l’eventuale avocazione del processo da parte della Congregazione e alcuni vincoli di segretezza, riguarda in realtà un lungo elenco di crimini ecclesiali dei quali solo una parte infinitesimale costituiscono reato negli ordinamenti giuridici degli stati (e dipende pure da quali stati).
Tra i “delitti” vi sono:
- asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate
- l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima
- la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale
- l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo
…et cetera.
Secondo voi il Papa in una circolare sta intimando i vescovi di non andare a denunciare cose come il sacrilegio contro l’ostia consacrata? Oppure che un sacerdote ha assolto il complice nel peccato contro il sesto comandamento?
Sai che risata si fanno al commissariato.
E’ chiaro (o meglio lo sarebbe se non ci fossero quelli come voi a fare casino) che questi documenti non hanno la benché minima attinenza sui rapporti di preti e vescovi con la giustizia ordinaria. Non si parla di reati. Lo stesso crimine (ecclesiastico) in cui rientra il reato di pedofilia in realtà riguarda i rapporti (non abusi, non si parla di abusi) con minori di 18 anni ed è quindi esso stesso parzialmente fuori dalla fattispecie del reato.
Andare tagliuzzando ancora oggi frasi dal Crimen o dalla De delictis gravioribus facendo credere al lettore che si riferiscano ai casi di pedofilia è né più né meno che un falso giornalistico.
Il rapporto che un ordinato deve tenere con la giustizia ordinaria è illustrato chiaramente in un precetto più generale. Documentatevi e andatevelo a cercare.
Di certo non viene contraddetto da questi documenti che si pongono su un altro piano, e che nel delirio di ignoranza e malafede sono stati pure spacciati per segreti.
La cosa deprimente è rendersi conto che senza i due scellerati che hanno fabbricato quel documentario a nessun altro sarebbe mai venuta in mente l’asineria di tirare in mezzo ad una cosa grave come gli abusi sui bambini roba come il Crimen, le circolari, la Congregazione e il Papa che non c’entrano un accidente.
Praticamente basta il primo pazzo o imbroglione a dare il la e tutta un’orda di invasati è pronta a dare sostegno a qualsiasi cosa. Roba da mettersi le mani nei capelli.
Voi ci siete dentro fino al collo. Non avete la minima volontà di critica o di ricerca, non siete nella condizione stessa di accettare la verità.
Siete lì che vi drogate con la parzialità a cui siete giunti e che vi appaga.
Che gente così si picchi di “fare informazione” è imbarazzante. Sarebbe stato meglio studiare un po’ il caso, leggere le fonti, anziché vomitare un inutile pezzetino sul web.
Ma, si sa, la prima cosa è di gran lunga la più faticosa.