di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 10:39 del 21 Luglio 2008 in La rubricaTorna alla home

“Devono essere portati davanti alla giustizia”, “devono essere condannati in modo inequivocabile”, così dice Benedetto XVI, e alle loro colpe aggiunge quella di aver “danneggiato la testimonianza della Chiesa”. Sta parlando dei preti pedofili che il cardinal Joseph Ratzinger, appena sette anni fa, raccomandava alle cure del Crimen sollicitationis.

Nel settembre del 2005 la Suprema Corte degli Stati Uniti d’America raccolse l’invito del Viceministro della Giustizia, Peter Keisler, e impose la suggestion of immunity alla Corte distrettuale del Texas, che fu così costretta a bloccare la procedura giudiziaria che avrebbe altrimenti portato all’incriminazione del cardinal Joseph Ratzinger per ostruction of justice. Da pochi mesi, con la sua elezione a pontefice, questi era venuto a godere dell’immunità diplomatica dovuta a un capo di Stato estero e, giacché lo Stato estero era la Città del Vaticano dove il capo di Stato è tale a vita, l’indagato non avrebbe mai più dovuto rispondere al capo di imputazione che stava per essere formulato a suo carico: complicità di fatto con i membri del clero cattolico statunitense che si erano resi responsabili di abusi sessuali su minori, con l’emanazione di direttive quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: il cardinal Joseph Ratzinger, diventando papa, salvava il cxxo.

Giacché in taluni casi il cxxo le è correlato, restava da salvare la faccia. Ecco, allora, dopo progressivi aggiustamenti, che Benedetto XVI salva: “I responsabili di questi mali – afferma – devono essere portati davanti alla giustizia”. Avrà voluto intendere “giustizia laica” o il solito tribunale ecclesiastico? Una cosa è certa: anche stavolta non una parola sulla disponibilità a risarcire le vittime. “Le vittime devono ricevere compassione e cura”, dice. E non può fare a meno di concedere che i responsabili “devono essere condannati in modo inequivocabile”. Ma subito aggiunge che costoro “hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”. Da insabbiatore che era, vorrà mica costituirsi parte civile, ora?

Insabbiatore: sarà mica parola grossa? Chissà. Di certo si può dire solo che, nel 2001, con una circolare datata 18 maggio, raccomandava: “Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”. Si riferiva a quanto di spettanza dei tribunali ecclesiastici riguardo agli abusi sessuali su minori da parte di preti, con ripresa da una aggiustatina del 1983 al Crimen sollicitationis del 1962. Rimaneva intatta, con la raccomandazione al rispetto del “segreto pontificio“, la disposizione ad “avere la massima attenzione e cura” a che i processi riguardanti questi abusi si svolgessero presso i tribunali ecclesiastici “con la massima riservatezza e che, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga il riserbo perpetuo”; soprattutto, “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto su ogni cosa appresa e con chicchessia, pena la scomunica latae sententiae per il fatto stesso di aver violato il segreto”.

Insabbiatore, dunque? La Corte distrettuale del Texas non s’è potuta pronunciare. Resta la raccomandazione al “segreto pontificio“: chi lo viola è scomunicato.

“I responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia”, oggi. Sì, può darsi che per “giustizia” si intenda “foro civile“. Ma in questo modo non si viene a sapere tutto in giro? Non si viola, così, il raccomandato “segreto pontificio“? Il papa si starà mettendo mica a rischio di autoscomunica? Ma no, ma che pensate? Appena pochi giorni fa ha detto i preti che abbiano commesso un abuso sessuale su un minore sono ipso facto fuori dalla Chiesa – fino a ieri erano spostati da una diocesi ad un’altra – ed oggi aggiunge che “hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa“. Dall’omertà allo sganciamento? Se dal dover risarcire come responsabile si vuol passare al voler essere risarcito come parte civile che ha subito un danno, sganciare il prete pedofilo è il minimo. E sì che il prete, come recita il Catechismo (1583), è indelebilmente prete, qualsiasi crimine commetta: “il carattere impresso dall’ordinazione rimane per sempre”. Si vorrà mica disconoscere il “carattere” per una vile questione di soldi?

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