La strategia della Fed vuole accompagnare il rilancio dell’economia USA nel 2009, sostenendo la politica fiscale espansiva del governo USA. ma sarà vera gloria?
La Federal Reserve USA ha inaugurato una nuova era nella politica monetaria mondiale? Così pare. In realtà il 16 u.s. abbiamo assistito solo alla ufficializzazione di un cambiamento di politica monetaria iniziato circa un anno fa (qualcuno al tempo aveva già notato qualcosa) e che negli ultimi tre mesi è semplicemente esploso nella sua dimensione; l’ultimo Federal Open Market Committee (FOMC) ci ha semplicemente detto che la vastità degli interventi della Fed potrà solo aumentare. Visti i successi dell’ultimo anno, direi che era proprio il caso non solo di
perserverare, ma pure di premere l’acceleratore. Come ricorda il Ministro della Paura “il problema del mercato è l’incertezza, ma adesso non c’è più incertezza; è certo; moriremo tutti di fame”.
LA CONTINUITA’ DELLA FED – La Fed ha tagliato il suo tasso di riferimento sui Fed Funds dall1% al range 0-0,25%; in realtà quei tassi già da un po’ rantolavano sotto lo 0,50%, e da più di un mese parevano già incorporare l’annuncio del FOMC del 16 u.s., quindi questo annuncio non ha portato variazioni sul mercato. Ma la Fed nell’occasione ha pure annunciato un cambio di strategia, ora fondata sull’assorbimento di asset vari, dai titoli di Stato agli MBS (i tossi titoli strutturati sui mutui) fino alla carta commerciale contro emissioni dirette di credito, quindi finanziando i privati “scavalcando” il sistema bancario (un’idea anche di Pietro, come riportato qui); ma questa nuova politica è partita già da un anno, come si può vedere qui, e l’unico vero fatto nuovo degli ultimi tempi sono le dimensioni di questi interventi, da poco più di $ 800 miliardi del 2007 ai circa $ 900 miliardi del settembre 2008, e da qui “l’esplosione” fino oltre i $ 2.200 miliardi attuali (una crescita del 144% in tre mesi!). Il messaggio della Fed è quindi in realtà “questo abbiamo fatto,m e questo sempre di più faremo”.
LA STRATEGIA “OBBLIGATA” DI BERNANKE -L’interpretazione ufficiale di questa politica è legata all’inedia delle banche private davanti alla liquidità loro elargita dalla Fed che, come già detto, preferiscono accantonare moneta in depo
siti presso la Banca Centrale piuttosto che fare prestiti, tanto è vero che questi depositi sono passati dai $ 21 miliardi di fine 2007 agli oltre $ 630 miliardi attuali. Vista la “scorrettezza” delle banche, la Fed si trova costretta a “bypassarle” e dare credito direttamente ai privati, così da consentire alle imprese di non fallire, o di investire, e ai privati di pagare i propri debiti o di mantenere il loro livello di spesa. Messa in questo modo, a maggior ragione dopo tutte le chiacchiere sui pericoli di deflazione, Bernanke sta facendo esattamente l’unica cosa che gli è rimasta da fare per aiutare l’economia USA e di riflesso quella mondiale.
IL FINANZIAMENTO DEL DEFICIT – Io però voglio ricordare, come già fatto in un precedente articolo, che questa fantasmagorica politica monetaria è il prodromo della fortissima politica fiscale attesa per il 2009, e direi che è a questa alquanto accomodante, proprio per le prospettive di “finanziamento diretto” (leggete: monetizzazione) del debito pubblico. Anzi direi che si sta perfezionando una strategia molto ampia, dove le banche sono state protette dalla Fed (i salvataggi) ed è stato loro consentito di raccogliere liquidità lucrandoci qualcosa sopra (le proposte di aumento della remunerazione dei depositi presso la Fed, al tempo segnalati qui avrebbero quindi una precisa logica) in attesa che venissero chiamate a supportare la politica monetaria e quella fiscale nel 2009: le banche, già in difficoltà nella loro attività di finanziatori dell’economia privata, non sarebbero state disposte a sobbarcarsi l’onere di nuovi finanziamenti ai privati, ma certamente sarebbero disposte a finanziare lo Stato tramite l’acquisto di debito pubblico, e con la liquidità loro concessa dalla Fed potranno assolvere questo compito mentre la Fed finanzierà direttamente in ogni modo possibile l’economia privata e lo Stato fornirà domanda aggregata e welfare ai privati.
MA E’ UNA VERA SOLUZIONE? – Tutto perfetto insomma, a parte il fatto che qualsiasi strada venga scelta il rischio dato dall’assorbimento degli asset privati (penso in generale al finanziamento ai privati, e in particolare all’acquisto degli strumenti più pericolosi o “tossici” da parte della Fed) alla fine ricadrà sui contribuenti (è il Tesoro che ripiana, nel caso, il bilancio della Fed), ed a parte anche il fatto che se questi stimoli diretti di Stato e Fed non si tramuteranno velocemente in una rilevante crescita economica (cosa possibilissima, dato che forzare l’operatività dei privati alla fine significa forzare allocazioni sub-ottimali dei capitali e quindi deprimere le possibilità di crescita) il rischio è una elevata inflazione che sicuramente avvantaggerà i debitori (in primis lo Stato) ma eroderà il potere di acquisto dei contribuenti. Se poi gli stimoli statali avranno effetto non prima della fine del 2009, la crisi economica arriverà almeno al suo secondo anno, la durata media di una qualsiasi altra crisi non così ampiamente contrastata, con profondità e inflazione magari maggiori rispetto alla media storica. Se è questa la soluzione alla crisi…
























Il problema è capire quando realmente la crisi (ela mancanza di liquidità) comincierà ad impattare realmente sulla vita di tutti…
http://www.francescogreco.splinder.com
interessante articolo
credo che l’ inflazione sia una bestia da non demonizzare se contribuisce a ridurre il rischio di fame o calo del benessere minimo ritenuto accettabile nel mondo occidentale
piuttosto guarderei con sospetto le bestie che hanno favorito la loro panza crassa accumulando nel passato utili e risultati illusorii
le vere bestie sono i venditori di fumo (o di titoli spazzatura)
@juppes
Guarda, l’inflazione non è demonizzata seriamente dal dopoguerra, anzi il demone è la deflazione da combattere con continue emissioni di moneta e spesa pubblica, e con questo giochetto il potere d’acquisto delle masse si è ridotto. Fai tu chi demonizzare.
L’inflazione non genera ricchezza, stimola semmai eccessivi debiti e consumi. Quindi demonizzare l’inflazione, cosa che purtroppo nessuno fa, è una buona cosa.
dal dopoguerra ad oggi il potere di acquisto delle masse si è ridotto ?
mi pare un po’ forte come ipotesi
piuttosto ha avuto fasi alterne di crescita e depressione
a parer mio oggi è il momento di farlo variare come un elastico non trascurando la illusione della liquidità che aiutava “le masse” ed i “massificanti” a dimenticare od occultare il problema dell’ impoverimento reale
come dice giustamente il nostro comune capo (volenti o nolenti), anche il fumo rende il piatto più gustoso
“L’inflazione non genera ricchezza, stimola semmai eccessivi debiti e consumi.”
finalmente arriviamo al punto
stimola i consumi…ed oggi quelli bisogna riattivare
stimola debiti ?……ma aiuta anche a sostenerli, a rimborsarli
non genera ricchezza ? ma non la distrugge, anzi favorisce la circolazione della stessa
certo sarebbe migliore una società senza debiti e con consumi al livello di sussistenza
ma sarà compito della religione e dei buoni pastori reintrodurre questi principii sani e salutari….per ora cerchiamo di far andare avanti una barca che fa acqua (colpa dei materialisti atei e dei liberisti a piede libero)
Parlare di elevata inflazione oggi sembra quasi un paradosso..Proprio per questo l’articolo mi è piaciuto
Io penso che l’inflazione è comunque poco desiderabile (tassa occulta e tutte le altre cose che sempre si dicono in questi casi…) ma che la deflazione è peggio.
Fermo restando che è sacrosanto il finale: il conto lo pagano alla fin fine i contribuenti. Ma questa non è una novità dell’oggi, è una regola di sempre. Con buona pace dei cantori degli animal spirits del capitalismo, tanto osannati fino a ieri da (quasi) tutti.
Un sorriso prossimo alle feste
Carlo
@juppes
mi sono spiegato male. il potere d’acquisto regolarmente cala a causa di una inflazione appunto non demonizzata. dal dopoguerra a oggi sono successe un po’ troppo cose, il riferimento riguardava solo la “vittoria” del pensiero keynesiano sull’utilità dell’inflazione o meglio del suo accettabile costo rispetto ad altri problemi. qui sta un errore logico che porta alle crisi come quella attuale (il meccanismo non lo spiego più, sono stanco).
Poi: se il tuo pensiero è di creare inflazione perché la gente si illuda di essere più ricca quando in realtà compra meno (ma illuda come? le BC non voglio tassi al 15%) posso dire che è una bella mossa politica di breve termine, ma io non sono un politico né voglio esserlo (soprattutto quando significa prendere per i fondelli la gente).
Sulle risposte che hai dato a LF, meglio non commentare.
@Comicomix
un sorriso festivo a te.
la deflazione non è desiderabile… dipende dalle cause; se è effetto di maggior produttività io non la disprezzerei, ma chiaramente una cosa del genere non accade su tutte le merci ma solo su alcuni settori. L’inflazione che io “osteggio” è quella di pura natura monetaria, che finisce su tutti i settori, e la cui origine è nell’emissione di moneta centrale (sai come la penso).
Una deflazione dovuta al capriccio del pianificatore centrale che ritira via liquidità (uno degli errori del ‘29 tra l’altro, quando sarebbe bastato ormai “stare fermi”) è parimenti una distorsione, tanto per capirci.