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Esteridi Pino Nicotri
pubblicato il 23 dicembre 2008 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Se il Premier ha il fiuto per gli affari che tutti gli riconoscono, deve averci fatto un pensierino alle dune di petrodollari che vanno a spasso per il mondo in cerca di opportunità. Del resto dismettere il suo attuale business, ormai maturo e fortemente minacciato dall’espansione di internet, per convogliare risorse verso nuove sponde avrebbe anche un senso. Uno se la deve pur fare una pensione, o no?

Caro colonnello, visto che abbiamo trovato un accordo per rimborsarvi i danni di guerra, perché non investe in Italia? Abbiamo già un legame forte: il vostro petrolio, che soddisfa il 20 per cento del nostro fabbisogno e fa lavorare la nostra Eni. Potreste avere un ruolo più attivo proprio in questo settore…“. Stando a quanto si mormora nei paraggi del cane a sei zampe, sarebbe stato Silvio Berlusconi in persona nel recente viaggio in Libia a suggerire a Gheddafi di acquistare una quota dell’Eni. E il Silvio%20Berlusconi%20e%20Gheddafi%20Agosto%202008 Berlusconi a tutto gas?colonnello, fiutato il vento, s’è buttato: pronto a sborsare i quattrini per un 5% subito e il 10 a breve. Un affare. Anzi, un affarone. Sì, ma per chi?

FONDI SENZA FONDO – Preoccupato più di quanto voglia far trasparire per la situazione economia e finanziaria italiana, Berlusconi punta a far arrivare in Italia almeno qualche robusto rivolo del fiume di soldi dei fondi sovrani del mondo arabo. “Solo il Qatar ne ha per 800 miliardi di dollari“, ha fatto rilevare al ministro degli Esteri Franco Frattini. Il problema è che i libici per l’Eni puntano non al 10, ma al 25%. Da raggiungere in quattro anni. E a proposito di Qatar, i padroni del vapore, pardòn, del petrolio di quella zona del mondo hanno già fatto sapere che un 5% dell’Eni, “o anche di più“, piacerebbe anche a loro. A questo punto qualcuno a Teheran s’è ricordato che l’Italia per il petrolio dipende dall’Iran forse più che dalla Libia, visto che senza troppo farlo sapere in giro importa da quell’agitato grande Paese tra il 20 e il 25 del proprio fabbisogno di oro nero. La conclusione che si profila è piuttosto scomoda. L’Italia rischia che i Paesi produttori del suo petrolio diventino soci ingombranti, se non decisivi e piuttosto padroni, della sua industria petrolifera. Cioè dell’interruttore che eroga corrente elettrica e dei rubinetti che erogano benzina tutto l’anno e  gran parte del caldo d’inverno. Anche un cretino capisce che si tratta di un rischio eccessivo. Eni è infatti l’acronimo di Ente Nazionale Idrocarburi: lo si può dare in mano a società straniere? Significherebbe affidare agli altri le chiavi delle nostra politica energetica!

VENGHINO, SIORI, VENGHINO – Dire no alle mire di Gheddafi oggi e di Teheran e del Qatar domani non è così semplice. E’ ovvio che ci al jazeera Berlusconi a tutto gas?resterebbero male. E potrebbero rispondere peggio. Per farci soffrire o metterci in ginocchio non c’è nessun bisogno che ci taglino esplicitamente le forniture di petrolio, con un gesto cioè platealmente ostile. Basta e avanza che comincino ad accampare scuse per giustificare magari ritardi o impedimenti nelle forniture…. Ed è inevitabile lo facciano se facciamo muro contro eventuali avance insistenti e prolungate riguardo l’Eni. Strano che Berlusconi non abbia invece invitato semmai il colonnello e altri detentori di maxi petrodollari a investire, che so, nel ponte sullo stretto di Messina. O nell’Alitalia! Che è sì la compagnia di bandiera, certo, ma – nel concreto – molto meno dell’Eni anche perché molto meno strategica e vitale. Se restano a terra gli aerei dell’Alitalia si vola egualmente, basta salire su quelli delle molte altre compagnie. Ma se restiamo senza petrolio, restiamo in brache di tela e basta! Mossa ingenua o sballata dunque quella di Berlusconi? Dipende. Da cosa? Dai punti di vista. Si sussurra infatti che  Sua Emittenza abbia un punto di vista tutto suo: si è reso conto che l’epoca di Internet e del suo dilagare ha posto un limite invalicabile all’espansione del potere televisivo, economico e non. Mediaset coi fatturati e l’audience non può certo andare molto più su, e la concorrenza di Sky non è uno scherzo. Sotto il profilo dell’informazione giornalistica, perfino Al Jazeera è più avanti di Mediaset, oltre che della Rai. E allora? E allora ecco che forse si può vendere il blocco delle tv a Murdoch, o trovare un accordo Sky-Mediaset che salvi la faccia, ma non cambia la sostanza: che sarebbe comunque il defilarsi del Cavaliere a cavallo di un altro pacco di miliardi. Per andare dove?20030218 oil Berlusconi a tutto gas?

AMICIZIE PERICOLOSAMENTE UTILI – Ecco, questo è il punto. L’insistere con l’amicizia verso Putin, passando sopra anche a molte cose sconvenienti, ha finito col mettere qualche pulce nelle orecchie di chi è abituato a tenerle ben tese. Putin significa soprattutto petrolio e gas. Cioè energia. La gente può spegnere il televisore o guardarlo meno, ma come non può smettere di mangiare così non può smettere di riscaldarsi, usare l’auto anche se meno, ecc. Non può smettere cioè di usare energia. Che a pensarci bene, con la fame crescente di energia che c’è nel mondo, spinto a partire dalla Cina e l’India a consumare come e quanto l’Occidente, è il business del futuro. E se il Cavaliere stesse pensando di cambiare cavallo? Passando da quello televisivo a quello energetico? Mah. Vedremo. Per ora quel che appare certo è che l’ingresso della Libia nell’Eni segnala l’inizio di un fenomeno totalmente nuovo e per noi pericoloso: i Paesi produttori vogliono diventare anche Paesi raffinatori e distributori, o perlomeno iniziare intanto a essere partner non trascurabile di chi già lo è. Chiaro come il sole che il potere dei Paesi produttori aumenterebbe a dismisura mentre invece quello dei Paesi consumatori diminuirebbe di molto. La vedo dura.

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