23 dicembre 2008
Ogni volta sempre la stessa solfa, a Milano come a Roma. Mangi, bevi, consumi, paghi: ma al momento del conto anziché la ricevuta fiscale ti danno un foglietto tutto scritto a mano, compreso il totale, oppure nella migliore delle ipotesi uno scontrino che sembra uno scontrino fiscale, ma non lo è. Se si ha cura di controllare, vi si legge che c’è scritto “Non fiscale“, oppure “Non ha valore fiscale“. In tutti i casi, tradotto in italiano significa una cosa ben precisa: NON paghiamo le tasse. Solo che questa volta mi trovo in un noto localone romano nel quale vedo entrare noti uomini politici, avvocati che immagino vogliano far notare che loro sono “a colazione” con la segretaria o con l’amica bbona (con due b), magistrati in compagnia varia. E vedo entrare e sedersi al tavolo anche ufficiali della Finanza. Non di rado, qualche generale. Una volta ci ho visto anche Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica italiana e senatore a vita.
Sto aspettando un mio conoscente, magistrato piuttosto famoso. Eccolo che arriva, si siede e ordiniamo. Arancini e carciofi alla romana io, mozzarella di bufala e pomodorini Pachino il mio amico. Acqua, frutta e caffè per due. Il mio ospite mi indica con discrezione alcuni bei nomi. Di un avvocatone mi dice che la moglie lo ha beccato una settimana prima in un ristorante verso mezzanotte, in compagnia della bella e giovane segretaria e gli ha fatto una piazzata. La cosa incredibile è che lui si è pure giustificato – in pubblico! – mostrando così di avere la codona di paglia: “Cara, abbiamo fatto tardi a lavorare a studio (a Roma si dice “a studio” e non “in studio”, NDR) e ho pensato fosse il caso di ringraziare la mia segretaria che ha fatto tardi per colpa mia…“. Ah sì: “E tu la ringrazi proprio col cazzo!“, è sbottata la signora (si fa per dire) dell’avvocatone beccato in castagna.
Vedo entrare Gerardo Bianco, noto politico della DC che fu, che si ferma a salutare il mio ospite tendendogli la mano e una battuta: “Giudice, guardi che io ho mani pulite, perciò me le può stringere“. Mi accorgo che sono scoppiato a ridere, e spero che l’onorevole non pensi che io rida non per la battuta, ma perché dubito che lui le mani le abbia davvero pulite. Niente incidente diplomatico: l’onorevole infatti si allontana sorridendo, e va a sedersi in un’altra saletta del noto caffè-bar-tavola calda, del quale un attimo fa con un suo accompagnatore decantava la “buona cucina napoletana“.
E’ ora io corra all’aeroporto, perciò faccio un piccolo cenno al cameriere. E’ arrivato il momento del conto. Che arriva discretamente piegato in due su un bel piattino di ceramica. Lo apro e non credo ai miei occhi! No, a sbalordirmi non è il conto, che anzi per un locale come quello e per il cibo che serve è francamente basso, ma lo scontrino: stampato a macchina, sì, ma il mio occhio esperto ha già letto le paroline magiche: “Non fiscale”. E non c’è neppure il nome del locale!




non per giustificarli
punti rilevanti: prezzo non elevato visto il locale; più la crisi morde, più si evade; non si ha neppure il sospetto o la percezione di compiere una azione illegale
in realtà gli evasori giustifiano il loro comportamento con la necessità di offrire un prezzo basso al cliente allo scopo di difendersi dalla crisi
in tal modo la loro azione fraudolenta è compensata dal basso livello dei prezzi
cane che si morde la coda
a mio avviso invece nessuna giustificazione hanno i giornalisti, veri responsabili dell’ andazzo schifoso del momento
…..e smettessero di fumare, che peraltro inquina pure…..
si pecca coi pensieri, con le parole, le opere e con le omissioni (S. Plutonio Martire)
Penso anche io che la parte più intollerabile sia l’accettazione passiva di questo schifo da parte di tutti.
Se si parla a quattrocchi con qualcuno di questi “liberi imprenditori” si sente sempre che senza evadere il margine sarebbe troppo basso, che i ricatti di ufficiali corrotti sono quotidiani e che poi… in fin dei conti, danno pur sempre lavoro ai loro dipendenti: meglio mandarli a casa???
Alla fine secondo me si giunge sempre alla stessa conclusione: in Italia esiste un problema diffuso di legalità.
Se non mi ricordo male ci sono norme che permette l’emissione dello scontrino non fiscale.
Per esempio negli ipermercati trovi spesso scritto:
“SCONTRINO NON FISCALE ai sensi dell’art.1 comma 4 legge 311/2004″.
Perchè quello significa che a fine giornata trasmettono i dati per via telematica all’Agenzia delle Entrate.
Sempre a memoria mi pare che fosse prevista questa possibilità anche a chi aderiva in toto agli studi di settore.
Comunque sarebbe da sentire un fiscalista, dì a Greg di chiamare quello lì socialista, famoso, di Sondrio.
Trovato!
In effetti la norma che permetteva l’emissione dello scontrino non fiscale risale, indovinate un po’, alla fantasia del famoso commercialista di Sondrio.
Chi aderì al concordato preventivo (sic!) 2003-2004 ebbe la possibilità di non emettere per quei due anni lo scontrino fiscale.
Arrivato Visco le cose sono cambiate, adesso è obbligatorio per tutti (tranne che il caso della grande distribuzione sopra citato).
Beh, a me giusto ieri sera, in un locale indiano, la ricevuta manco hanno accennato a batterla…