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L’intervista di Papa Francesco al Corriere della Sera

Par condicio. Dopo aver intrecciato una relazione forse un po’ troppo piena di equivoci sui virgolettati con Repubblica, Jorge Bergoglio alias Papa Francesco rilascia una monumentale intervista al Corriere della Sera, che la annuncia in prima pagina gioioso e festante di aver reso la pariglia a Largo Fochetti con tanto di sigla del direttore Ferruccio De Bortoli all’inizio dell’articolo (la firma intera avrebbe costituito peccato di superbia) invece che alla fine, come da regola:

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L’INTERVISTA DI PAPA FRANCESCO AL CORRIERE DELLA SERA
– Il Papa non va dipinto come una sorta di superman o una specie di star, perché “è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti, una persona normale”, dice in occasione del suo primo anno di pontificato. Poi si parla delle sue famose telefonate:

Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono.
«Sì, è capitato. Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, una domanda da fare, un consiglio da chiedere. Da prete a Buenos Aires era più semplice. E per me resta un’abitudine. Un servizio. Lo sento dentro. Certo, ora non è tanto facile farlo vista la quantità di gente che mi scrive».
E c’è un contatto, un incontro che ricorda con particolare affetto?
«Una signora vedova, di ottant’anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace».

Parla di pedofilia e marxismo:

Le sono dispiaciute quelle accuse di marxismo, soprattutto americane, dopo la pubblicazione dell’Evangelii Gaudium?
«Per nulla. Non ho mai condiviso l’ideologia marxista, perché non è vera, ma ho conosciuto tante brave persone che professavano il marxismo».
Gli scandali che hanno turbato la vita della Chiesa sono fortunatamente alle spalle. Le è stato rivolto, sul delicato tema degli abusi sui minori, un appello pubblicato dal Foglio e firmato tra gli altri dai filosofi Besançon e Scruton perché lei faccia sentire alta la sua voce contro i fanatismi e la cattiva coscienza del mondo secolarizzato che rispetta poco l’infanzia.
«Voglio dire due cose. I casi di abusi sono tremendi perché lasciano ferite profondissime. Benedetto XVI è stato molto coraggioso e ha aperto una strada. La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata».

L’intervista uscirà anche sulla Naciòn di Buenos Aires. E si conclude così:

Che libro sta leggendo in questi giorni?
«Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto sulla dimensione femminile della Chiesa. Un bellissimo libro».
E non riesce a vedere qualche bel film, un’altra delle sue passioni? «La grande bellezza» ha vinto l’Oscar. La vedrà?
«Non lo so. L’ultimo film che ho visto è stato La vita è bella di Benigni. E prima avevo rivisto La Strada di Fellini. Un capolavoro. Mi piaceva anche Wajda…».
San Francesco ebbe una giovinezza spensierata. Le chiedo: si è mai innamorato?
«Nel libro Il Gesuita, racconto di quando avevo una fidanzatina a 17 anni. E ne faccio cenno anche ne Il Cielo e la Terra, il volume che ho scritto con Abraham Skorka. In seminario una ragazza mi fece girare la testa per una settimana».
E come finì se non sono indiscreto?
«Erano cose da giovani. Ne parlai con il mio confessore» (un grande sorriso).
Grazie Padre Santo.
«Grazie a lei».