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Tutti i soldi dietro la guerra di Crimea

Gli eventi in Ucraina sono da giorni sulle prime pagine dei giornali ma dietro ad essi vi è una storia di debolezza economica che è vecchia oramai di anni. Se si guarda allo sviluppo del PIL ucraino negli ultimi anni, confrontandolo con quello della vicina Russia, possiamo notare come siano proceduti di pari passo fino alla crisi globale finanziaria del 2008, dalla quale entrambi si sono ripresi senza però tornare ai livelli precedenti ma anzi indebolendosi ancor più negli ultimi due anni.

Ucraina Yulia Timoshenko 3

LA DIPENDENZA ENERGETICA DELL’UCRAINA – Questo perché l’economia ucraina, che si basa sulla produzione industriale di basso livello (acciaio, carbone, eccetera) è molto simile a quella del vicino, più basata sulle materie prime ed energia, e il calo di domanda a livello mondiale a causa della recessione le ha colpite entrambe duramente. Il problema però sono le fonti di energia, infatti come detto sopra la Russia è una grande esportatrice di energia, mentre l’Ucraina è una delle nazioni più dipendenti dal consumo della stessa, a causa anche dell’inefficienza del proprio apparato industriale. La dipendenza energetica da Mosca è sempre stata fin dall’indipendenza il maggior punto di debolezza dell’Ucraina al quale va aggiunto che è sempre la stessa Russia il maggior mercato per le sue esportazioni. In questi anni quindi la politica ucraina è stata sempre strattonata fra “voglia di occidente” e dipendenza economica dall’ingombrante vicino che, anche attraverso il rialzo delle tariffe dell’energia e/o la stretta alle importazioni dall’Ucraina, riusciva a influenzare i vari governi.

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IL PASSATO DI YULIA TIMOSHENKO – Governi fra l’altro dominati dalle lotte interne fra fazioni dell’oligarchia ucraina: non dimentichiamoci che la stessa “eroina” della cosiddetta Rivoluzione Arancione, Yulia Timoshenko, è proprietaria della maggiore società di importazione di gas, creata ben prima di dedicarsi all’attività politica: una dei tanti nuovi ricchi nati dalle ceneri dello smantellamento delle aziende pubbliche del regime comunista. Aggiungiamo poi le differenze culturali-linguistiche ed economiche fra l’ovest ucrainofono, più agricolo e povero, e l’est russofono, industriale e più ricco, e capirete come la situazione si sia sempre giocata su un sottile equilibrio.

Ucraina Yulia Timoshenko 2

Del resto l’Ucraina è in gran parte una costruzione “artificiale”, ai territori centrali, sono stati aggiunti ad ovest quelli strappati alla Polonia e ad est e sud la Crimea, Odessa ed altre aree di netta matrice russa. Senza un vero sentimento di “unione” nazionale la coesistenza si è basata sui generosi sussidi alle famiglie per l’energia (con le bollette che coprono solo il 20% del costo) ed altre concessione fatte basandosi sul deficit pubblico, una situazione che quindi, in mancanza di esportazioni sufficienti, non poteva reggersi senza concessioni di credito esterne.

ucraina Yulia Timoshenko

IL PRECARIO EQUILIBRIO – La progressiva apertura ai capitali occidentali tramite il crescente indebitamento estero, principalmente in dollari ed euro, è stato usato quindi per mantenere il più possibile stabile la situazione politica interna, ma la pressione su tutte le valute dei paesi emergenti avvenuta da qualche mese ha ben presto messo sotto pressione la valuta nazionale peggiorando ulteriormente le possibilità di poterlo ripagare. Ecco allora il governo ucraino cercare disperatamente un sostegno finanziario fra Russia, UE ed USA mentre l’opposizione approfittava della sua debolezza per iniziare le proteste, ben presto sfuggite di mano e prese in ostaggio dalla frangia più violenta ed estremista, quella del partito ultranazionalista e antisemita Svoboda.

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A UN PASSO DAL DEFAULT – Il conto per salvare l’Ucraina è parecchio salato. Solo per evitare il default sono necessari circa 40 miliardi di dollari, i debiti a breve a scadenza in dollari sono pari a 60 mld. e le riserve presso la Banca Centrale solo a 20 . A questo andrebbero aggiunti i costi che l’ovvio irrigidimento russo porterebbe, quindi trovare nuovi fornitori di energia e chiusura di quel mercato alle proprie esportazioni, altri 12-15 miliardi, tutti gli anni. Se poi si volesse ristrutturare il settore industriale ucraino, attualmente come abbiamo visto piuttosto inefficiente, per permettergli di competere all’interno della UE, ed evitare di tirarsi in casa una nazione che farebbe subito la fine della Grecia, investimenti che sarebbero nell’ordine dei 150-160 mld. come dichiarato agli inizi di novembre dal ministro ucraino Azarov. Pensare che la UE sia disposta a questo enorme esborso di denaro è piuttosto risibile, e fu questo anche il motivo per cui lo stesso ex-presidente Yanukovich interruppe le trattative a dicembre: la UE offriva pochi soldi, legati a numerosi vincoli e all’intervento del Fondo Monetario Internazionale, e solo promesse su quanti vantaggi avrebbe portato il mercato unico. Immaginare che anche qui in Italia saremmo disposti, messi come siamo, a destinare così tante risorse ad un paese come l’Ucraina appare impensabile tranne che ai fanatici dell’europeismo a tutti i costi. Rimane che l’unico vero player capace di contrastare la Russia, non solo sul profilo militare ma anche su quello economico, sono gli Stati Uniti. Bisognerà vedere se ritengono l’intervento strategicamente conveniente o, sperabilmente, cerchino un accordo con la Russia per stabilizzare la situazione e far tornare l’Ucraina alla normalità. Nel frattempo sarebbe più serio però riporre nei cassetti i sogni di gloria dell’Unione Europea come possibile superpotenza.