Freccia rossa, tutto annuncio e niente sostanza

22/12/2008 - L’Italia va avanti, nonostante crisi, scandali, depressioni. Nell’anno del cambiamento e della svolta, ecco debuttare dopo anni di rinvii, ritardi, pastoie e pasticci, l’alta velocità. Grandi applausi, anche se qualche disfattista, cercando, si trova sempre. Il bellissimo e velocissimo Freccia

     
 

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L’Italia va avanti, nonostante crisi, scandali, depressioni. Nell’anno del cambiamento e della svolta, ecco debuttare dopo anni di rinvii, ritardi, pastoie e pasticci, l’alta velocità. Grandi applausi, anche se qualche disfattista, cercando, si trova sempre.

Il bellissimo e velocissimo Freccia Rossa è andato da Milano a Bologna in solo 65 minuti. Il sogno di collegare Roma e Milano in 3 ore è finalmente realtà. Come non capire le lacrime di commozione del vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani, responsabile per la politica dei Trasporti e genio senza pari, di fronte a questa pietra angolare dell’intero network europeo delle infrastrutture dei trasporti? Un vero miracolo, reso possibile dalla grande capacità tecnica delle nuove Ferrovie dello Stato e soprattutto dalla grande capacità decisionale del nuovo Governo italiano.

Anche un comunista incallito come Sergio Cofferati si è dovuto inchinare a tanta capacità, e con berretto rosso (non si è trovato un colore migliore) e paletta ha dato il via libera alla Freccia rossa con il classico fischietto. Entusiasmo alle stelle in tutta la penisola, nelle valli e nelle città: miliardi di persone in coda ai botteghini, alla disperata ricerca del biglietto. Il ragioniere Cazzuto di Bari doveva andare a Venezia, il prof. Laminchia di Palermo era diretto a Pescara, l’avvocato Balengo di Torino doveva recarsi a Trieste. Ed erano tutti in fila per comprare il biglietto, pronti a pagarlo anche 2 o 3 milioni di euro, pur di avere il privilegio di salire sul Freccia rossa.

Entusiasta anche il presidente Silvio Berlusconi, che ha detto che la nuova tratta è una realizzazione eccezionale che dà grande ottimismo, un segnale importante che ci fa ben sperare per il futuro del Paese. Sì: questo è il segnale che tutti aspettavano. Finalmente, la locomotiva Italia ricomincia a correre. Sono finiti i tempi cupi, ora c’è un governo che decide, che fa, e tutti si adeguano. Infrastrutture, collegamenti, investimenti. L’Italia lanciata ad altissima velocità verso il futuro. Purtroppo, però, anche in questi momenti di grande entusiasmo, non manca qualche sporadico disfattista. Infatti, una percentuale modesta di viaggiatori di treno, il 90%, non usa le linee dell’alta velocità ma utilizza le ferrovie solo per piccole e medie distanze: sono i pendolari, quelli che vanno da Bergamo a Milano, da Viterbo a Roma, da Foligno a Perugia, da Imperia a Genova.

Forse invidiosi per essere stati esclusi dalla bella festa con fanfare e tromboni, sono molto arrabbiati. Perché sembra che per non ostacolare il progresso, il nuovo che avanza, il veloce e bellissimo Freccia rossa, tutti gli altri treni che viaggiano per l’Italia vengano fatti aspettare. Per questo 3 treni su 4 che partono da Orte hanno una media di 40 minuti di ritardo per arrivare a Roma Tiburtina: in questo modo, chissà perché, molti pendolari scelgono di usare l’automobile, con grande gioia dei frequentatori del Grande raccordo anulare. Certo, questi sono i costi da pagare al progresso. Cosa importa di qualche milione di pendolari che ogni mattina devono andare a Pistoia, a Rovigo, ad Alessandria: il futuro è nell’alta velocità.

E allora, vai Freccia rossa: vola veloce! Corri come il vento, non fermarti neppure quando si guasta il pantografo. Non fare come quel treno ad alta velocità delle 7,25 partito da Roma Termini per Napoli Centrale, fermo all’ingresso della stazione di Gricignano d’Aversa per quasi 2 ore. Ma il guasto è solo una scusa. La verità è che le Ferrovie dello Stato, impietosite, hanno espresso così la loro solidarietà ai milioni di pendolari inferociti. A pensarci bene, un po’ di ritardo per uno non fa male a nessuno. Perché le Ferrovie dello Stato, assieme alla nuova Alitalia, sono uno dei simboli di questa nuova Italia che avanza.

E gli amministratori delle Ferrovie, a braccetto con l’orgoglioso Commissario europeo Tajani e con l’eccellente cavalier Berlusconi, hanno avuto compassione dei pendolari, invidiosi per l’eleganza, la bellezza e la fluidità di marcia del treno Freccia rossa. Per questo per i successivi viaggi dell’alta velocità, quelli dove i giornali non vengono a fare servizi e dove le autorità non viaggiano, hanno pensato di lasciare il bellissimo e velocissimo Freccia rossa in garage, utilizzando i normali vecchi treni.

I vecchi treni color grigio, che volano lo stesso a folle velocità, ma traballando di scossone in scossone, come quelli degli umili pendolari, e anche fare una partita a carte diventa un problema. Come ai bei tempi di viaggi in seconda classe. Perché la nuova Italia che avanza non pensa solo a pochi, lasciando a piedi gli altri. A piedi verremo lasciati proprio tutti.

Buon tutto!

     
 

4 Commenti

  1. SigPar scrive:

    ma è assurdo, oltre che pericoloso. Non c’hanno manco i soldi per nuovi vagoni e motrici!?!?!?
    Speriamo che almeno avranno fatto dei controlli altrimenti qui ci scappa l’incidente….

  2. Comicomix scrive:

    E’ una delle cose che ho pensato anch’io: non c’è pericolo a mandar eun treno “normale” a una velocità più alta? (a parte la scomodità del viaggio…)

    :-D

  3. Rossaura scrive:

    Posso dire la mia? Ma vi rendete conto perchè la freccia è “rossa”? No eh…… beh facile almeno così quando farà ritardare i pendolari daranno la colpa a Prodi.
    Che tuttavia di colpe ne ha in quantità industriale.
    Un sorriso che arriva come una freccia
    Ross

  4. Comicomix scrive:

    E’ vero. Infatti il merito di averla inaugurata è di Berlusconi, la colpa per i ritardi è di Prodi..Elementare, no?

    ;-)

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