Il ministro dell’Economia continua la sua guerra contro il governatore di Bankitalia, che nemmeno gli risponde più ormai. Perché?
Se ne spettegola in ogni dove. La ridicola polemica del ministro Giulio Tremonti contro il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è sulla bocca di tutti, e ognuno ne racconta un coté più o meno credibile e veritiero, sempre cercando di mettere in luce improbabili “retroscena” e raramente discutendone il merito vero e l’importanza “politica“. Forse perché per noi vale il motto del “quanto ci piace chiacchierare“, spesso a sproposito, raramente rendendosi conto di quello che accade.
REGOLATORE? – L’ultima guerricciola nasce dall’ennesima battuta cretina e infelice del ministro, il quale con audacia e sprezzo del ridicolo, riferendosi al crack di Madoff, si è messo a fare l’ironico con il Financial Stability Forum, dicendo che ha fatto “propri
o un gran bel lavoro“, e che “meno male che c’erano loro” a vigilare. Ora, qualunque persona dotata di senno, a sentire queste stupidaggini, dovrebbe fare un salto dalla sedia: cosa volete che c’entri un organismo che “riunisce regolarmente rappresentanti dei governi, delle banche centrali e delle autorità nazionali di vigilanza sulle istituzioni e sui mercati finanziari, di istituzioni finanziarie internazionali, di associazioni internazionali di autorità di regolamentazione e supervisione e di comitati di esperti di banche centrali” con il fallimento di un fondo d’investimento che è sottoposto alla vigilanza della Sec (la Consob americana)? Nulla, a meno che in Italia non ci sia qualcuno convinto che sia colpa della Fifa se un arbitro italiano non concede un rigore macroscopico durante Juventus-Inter. Eppure, invece di finire seppellito dalle risate come in qualunque paese normale, Tremonti riesce nell’impresa di farsi prendere sul serio. Da Repubblica, ad esempio, che mette in pagina un retroscena firmato Roberto Mania nel quale si dice che secondo un anonimo ministro, il responsabile dell’economia sarebbe “isolato” nel governo, e che “sembra quasi che il ministro sia geloso dell’incarico attribuito a livello internazionale da Draghi. Certo è un atteggiamento molto provinciale e anche sgradevole. Eppure con tutto il potere che ha concentrato nelle sue mani potrebbe stare davvero sereno. E smetterla di dire che “l’aveva detto” visto che il suo Robin Hood sta facendo la colletta per sostenere le banche” (certo che l’aveva previsto, non lo sapete che Tremonti ha previsto 11 delle ultime 3 recessioni?). Il che, per carità, è anche vero, ma non è questo il punto.
LA CRISIIII! – Il punto invece è che da quando è iniziata la crisi, sia dalla sinistra che dalla linea no-global del ministro Tremonti è cominciato un ritornello molesto quanto il disco dell’estate, secondo il quale il responsabile di tutto sia “l’ordine mondiale” economico e
finanziario sviluppatosi in questi anni. Il più colpevole di tutti, e a dirlo è persino Ezio Mauro, direttore di Repubblica e persona solitamente assennata, sarebbe un nuovo Moloch assai trendy, ovvero il “fallimento dell’ideologia liberista“, alla quale di solito si ama anche aggiungere l’aggettivo “sfrenata/sfrenato“, che dà un tocco di glamour al tutto: sembra quasi di buttarla sul sensuale (la sfrenatezza dei costumi, signora mia, non se ne può più) per poi contrapporvi il casto monachesimo del capitalismo responsabile, bravo, bello, virtuoso et buono (nonché, ovviamente, statale). Ecco, questa è una stronzata. E’ una stronzata perché quanto accaduto con la crisi dei mutui subprime c’entra poco con i cosiddetti “strumenti finanziari creativi” (epiteto con cui si etichettano gli strumenti di copertura del rischio che hanno “permesso” la coriandolarizzazione del rischio e la sua diffusione nel mondo). Perché questi sono, appunto, strumenti con una loro utilità, che non vanno vietati così come non vanno vietate le biciclette se un ciclista provoca un incidente stradale in cui muoiono 10 persone. C’entrano poco, spiace dirlo, le regolamentazioni o la mancanza di esse: perché queste c’erano, e alcuni degli istituti che hanno provocato la crisi in America erano appunto tra i più regolamentati e vigilati. E non è che, a parte il crack Madoff, siano state ritrovate clamorose violazioni ai regolamenti per spiegare il buco finanziario.
CUI PRODEST? – Dovrebbe essere chiaro, perlomeno a un ministro dell’Economia minimamente competente ,che la colpa di quanto accaduto risiede nell’eccesso di credito di questa era. Ovvero, nel fatto che per molti, troppi anni la Federal Rese
rve ha tenuto artificiosamente basso il costo del denaro per finanziare la crescita statunitense, creando bolle e lasciandole crescere invece di fare il proprio dovere (farle sgonfiare); ottenendo alla fine come unico risultato quello di farla scoppiare oggi, e precipitando il mondo nella crisi globale. Così come l’andamento del prezzo del petrolio ha dimostrato che la sua crescita non era dovuta alla speculazione “bVutta e cattiva” (e infatti, non appena il mondo ha smesso di crescere, il barile è crollato; ben prima che Tremonti & soci mettessero in campo la loro gioiosa macchina da guerra contro gli “avvoltoi” che vivono probabilmente soltanto nella loro testa quando si è alzato un po’ il gomito), ma al fatto che si consumava e produceva sempre di più; la colpa del crollo dei mercati non è certo di chi, perseguendo il proprio interesse, ha velocizzato la sua ramificazione. Perché ormai anche i bambini sanno che l’occasione fa l’uomo furbo, se non ladro, e chi deve invece “tenere la barra dritta” sono le autorità monetarie. Che stanno lì proprio per questo, e quando abdicano alla propria funzione per perseguire interessi “politici“ come la crescita drogata del Pil (Greenspan e Bernanke con Clinton e Bush), finiscono per creare disastri.
























quando l’ex-dir scrive “cum ira et studio” (e sottolineo studio) come in questo caso, non ce n’è per nessuno!
gran pezzo!
Parole sante. Parole vane?
Un sorriso comunque
Carlo
100% d’accordo, purtroppo. E’ triste vedere un governo in teoria espressione dle primo “partito liberale di massa” si vanti di essere stato il primo ad aver paventato l’intervento statale.
In un paese serio tremonti verrebbe sonoramente spernacchiato ogniqualvolta esce di casa
Tremonti che polemizza con Draghi mi sembra proprio il bue che dà del cornuto al bufalo. Perchè verissimo quello che dici sull’immaginifico professore di Sondrio, ma anche l’altro genio dell’economia che sta in via Nazionale e che ha solo da badare alla vigilanza (che al resto ci pensa la BCE) vorrei capire cosa ha fatto quando il sig.Profumo vendeva a tutti a raglio interest swaps. Oppure ad esempio la fenomenale operazione della Popolare Italiana, cioè come far “fallire” invece della sola Lodi anche la solidissima Verona.
Sinceramente si sente la mancanza di un Carli o di un Baffi sia al ministero dell’Economia sia in via Nazionale.
Giornalettismo,la crisi sarebbe responsabilità dell’ “eccesso di credito di questa era.”??
Elì,Elì……
“in Italia la situazione è grave, ma non seria.”…
Dal punto di osservazione in cui mi trovo, questa diatriba tra Tremonti e Draghi assume un connotato diverso. Tremonti è stato il primo motore immobile che ha fatto crollare il regno in via nazionale di Fazio (Antonio), aprendo la strada al primo governatore non proveniente “dall’interno”.
Draghi ha ricambiato il favore (ri)affermando la completa autonomia della Banca d’Italia dal Tesoro, decidendo senza interpellare il ministero (che aveva alcuni suoi papabili) nella sostituzione (di ieri) del vice direttore generale Finocchiaro.
Insomma Tremonti, avendo capito che non avrebbe potuto influenzare l’elezione di qualcuno a sè vicino, potrebbe aver deciso di attaccare frontalmente “l’ingrato Mario”.
qui si corre dietro ai topolini e dall’altra parte scappano gli elefanti.
il debito pubblico e’ legittimo perche’ e’ legale o perche’ e’ giusto?
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