Un ex terrorista di Ordine Nuovo recensisce il libro di un medico legale e una giornalista che racconta la crisi dei sistemi investigativi e i buchi della burocrazia. Rendendo oggi di fatto quasi impossibile trovare i colpevoli dei delitti.
Vincenzo Vinciguerra è un ex membro dei movimenti neo-fascista Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo. Attualmente sta scontando l’ergastolo per l’uccisione di tre carabinieri con un’autobomba a Peteano nel 1972

II titolo del libro scritto da Giancarlo Umani Ronchi e Antonella Stocco rivela già tutta l’amarezza dei due autori dinanzi ad una verità sconvolgente qual’è quella di una giustizia e di un apparato investigativo e medico-legale incapaci ed impotenti dinanzi al delitto più efferato: l’omicidio. Sommersi e storditi da una propaganda che vuole la giustizia italiana perennemente in crisi per la carenza di organico, la lentezza dei procedimenti penali e civili, la mancanza di adeguati finanziamenti, scopriamo ora, leggendo questo libro di appassionata denuncia, che c’è ben altro, di gran lunga peggiore: che la vita dei cittadini è affidata al caso, perché l’imponente apparato poliziesco e giudiziario italiano è incapace di reprimere il delitto e, quindi, di prevenirlo. “Non avere paura di uccidere! Il delitto perfetto brilla all’alba del terzo millennio - scrivono i due autori - complici il declino dei sistemi investigativi e il rituale tutto italiano del ‘post mortem’,'immobile nei secoli tra moduli, certificati ed inutili formalità”. (“Non avere paura di uccidere” - G.Umani Ronchi/A.Stocco - Edizioni libreria Cortina - Torino -2008 - p.5).
LA DENUNCIA - Il pessimismo dei due autorevoli autori è confermato, in modo magistrale, dall’accurata disamina dei fatti e delle procedure, corredata da esempi significativi che, insieme, eliminano ogni dubbio sulla validità e la veridicità di una denuncia che non può e non deve essere ignorata, nonostante i corposi interessi che lede. In forma leggera, spesso ironica, comprensibile a tutti i cittadini nonostante la materia, il libro di Giancarlo Umani Ronchi e Antonella Stocco lancia l’allarme sulle carenze - da tutti fino ad oggi taciute - di un sistema investigativo e giudiziario che lascia i cittadini in balia di tutti coloro che portano nel loro patrimonio genetico l’impronta di Caino. Non rassicura più, dopo aver letto queste pagine avvincenti, l’immagine televisiva dei Ris dei carabinieri o dei Nuclei di polizia scientifica che ci fanno vedere con le loro tute bianche mentre lavorano sulla scena del crimine.
UN PROBLEMA STRUTTURALE - Crolla la certezza sull’efficienza delle analisi scientifiche, sul “Luminol”, il dna, le impronte digitali,ecc. perché si scopre che, dietro tutto questo, c’è il vuoto normativo e professionale di giudici ed investigatori. Prendiamo dolorosamente atto, per merito del coraggio e della sete di giustizia di uno scienziato e di una giornalista investigativa, che la crisi della giustizia italiana non è sanabile con
l’aumento degli organici dei magistrati, l’accelerazione dei processi e maggiori finanziamenti, bensì con la modifica radicale delle procedure e la creazione di figure di giudici ed investigatori professionalmente in grado di indagare sui delitti, senza affidarsi al caso, alla “soffiata”, alla rivelazione di un pentito (spesso tardiva) e alla fortuna. Silenzioso come un tumore che corrode, senza sintomi apparenti, un organismo un tempo sano, l’incompetenza congiunta all’approssimazione ha reso agonizzante il sistema investigativo italiano affidato a pubblici ministeri, spesso privi di esperienza, che si barcamenano come possono nella conduzione delle indagini utilizzando a loro insindacabile giudizio gli organi della Polizia giudiziaria.
I RISULTATI - Il risultato è che in questo Paese non si conosce nemmeno il numero degli omicidi che vengono compiuti nell’arco di ogni anno. “Sul vasto orizzonte delle morti in bilico - scrivono i due autori - tra incidente, omicidio, suicidio e cause naturali s’indaga soltanto se c’è una denuncia, o se arriva una segnalazione alle forze dell’ordine, a volte con grande ritardo (per esempio dai collaboratori di giustizia, o la solita soffiata). Le migliaia di persone scomparse nel nulla, negli anni, come vengono classificate? Sono ancora vive per l’anagrafe? Quante sono le morti presunte? E gli omicidi?…” (ld - p.6). Non esistono meccanismi che, automaticamente, si mettono in moto per accertare se veramente un suicidio è tale e non un omicidio mascherato, se un incidente stradale è frutto di una fatalità e non di una volontà omicidiaria, se un salto nel vuoto da una finestra o da un ponte è stato determinato da qualcuno e non dalla volontà del presunto suicida. Tutto riposa sulla segnalazione di qualcuno che sa o sospetta, suscettibile di determinare un approfondimento di indagini frettolosamente chiuse. Se questa viene a mancare, il caso è archiviato per sempre complice un certifi
cato medico redatto da un sanitario che non ha la volontà e la competenza per porsi domande.
NELLE CARCERI - Vero, terribilmente vero quanto scrivono e denunciano Giancarlo Umani Ronchi e Antonella Stocco, tanto da farci porre una domanda, a nostra volta: quanti sono i detenuti morti in carcere nell’arco di un trentennio per infarto, “fibrillazione cardiaca”, impiccagione, ritenuti vittime di malori e del malessere derivato dallo stato di detenzione? Eppure, le “voci” del carcere, in numerosi casi, hanno detto il contrario: che si può morire a causa di veleni volatili che provocano l’infarto o la fibrillazione cardiaca o si può essere appesi ad una corda, rudimentale e lasciati morire. Nessuno ha mai fatto una perizia tossicologica o un esame necroscopico accurato perché mancava la “segnalazione”, il “fondato sospetto”, per cui magistrati e medici hanno scrollato le spalle e attribuito a fatalità e depressione quello che, a volte, era il frutto di un omicidio premeditato. E se tanto è possibile in un ambiente come quello carcerario dove il “sospetto” sarebbe doveroso, che cosa succede fuori dall’universo detentivo?

























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Un ex terrorista di Ordine Nuovo recensisce il libro di un medico legale e una giornalista che racconta la crisi dei sistemi investigativi e i buchi della burocrazia. Rendendo oggi di fatto quasi impossibile trovare i colpevoli dei delitti….
“non aver paura di uccidere”: la recensione di un ex terrorista…
Un ex terrorista di Ordine Nuovo recensisce il libro di un medico legale e una giornalista che racconta la crisi dei sistemi investigativi e i buchi della burocrazia. Rendendo oggi di fatto quasi impossibile trovare i colpevoli dei delitti….
“che serviva a Pirelli per mantenere il”
…controllo?
credo che tu abbia sbagliato pezzo… intendi quello di Luca?
una riforma della giustizia radicale? Nei suoi metodi investigativi e tutto il resto?
Se a cambiare non è la società italiana tutta, nei suoi modi opportunistici ed approssimativi, dubito sarà mai possibile.
Ma chi sono coloro che portano nel codice genetico l’ impronta di Caino? Studi scientifici credo che abbiano tentato di rintracciarli, cercando i geni dei buoni e dei cattivi, ma non so sicura, non ricordo, che siano giunti a dei risultati definitivi.Lei, se mi legge e se può rispondermi Vincenzo, può spiegarmi cosa intende?
Solitamente non sono avvezzo alle pregiudiziali sugli uomini, convinto che possano cambiare nel tempo (anche se ciò avviene di rado). Ma lasciare scrivere ad un terrorista che nasconde tante verità italiane la recensione di un libro, come se fosse critico di letteratura è l’esempio di come siamo caduti in basso. Cominciasse il Vinciguerra a dirci cosa sa di Gladio, della NATO, delle stragi neo-fasciste, chieda pubblicamente scusa per tutto questo, per i tre ragazzi che ha ucciso, ci aiuti a mandar via parlando su ciò che sa di chi ancora di tutto quel periodo è responsabile politico e si trova ancora nel nostro Parlamento da senatore a vita, altro che presentare libri!!! Poi forse potrà recensire…
Seguendo il link wikipedia che ti lascio http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Vinciguerra (e che è postato anche sul sito) potrai leggere come in realtà Vinciguerra abbia spiegato molte cose agli inquirenti. Cito ad esempio il ruolo dei servizi segreti nella sua fuga e di Gladio nella stessa, o le rivelazioni sulle infiltrazioni “statali” nelle linee terroristiche, fino al riconoscimento di un uomo coinvolto nell’assassinio del generale cileno Carlos Prats a Buenos Aires.
Trovo francamente incomprensibile come, suppongo in nome di giustizia e libertà, tu venga qui a chiedere la censura di un uomo che sta scontando il proprio debito con la giustizia quando in questo Paese, oggi, gente che ha le sue stesse colpe gira libera quando non è addirittura riverita. Noi non siamo soliti censurare chicchessia, se ci chiede di scrivere, ed è questa la nostra linea editoriale.
Pulcini, lei sarà mica quello che ha scritto il co-elogio funebre per Raul Reyès sul blog di Mantovano, vero?
http://ramonmantovani.wordpres.....n-lironia/
No, perchè, nel caso, la sua ramanzina fa un tantino ridere il pollame.
Qual è l’account di Vinciguerra su OKNOtizie?
Gloria, Vinciguerra non ti può rispondere perchè è in carcere. Sta in cella doppia e gli viene negato l’utilizzo del computer. Gli farò avere il tuo messaggio
A Dario Pulcini e a tutti quelli che leggendo la recensione che Vinciguerra mi ha spedito pensano quello che il Pulcini ha scritto, dico quantomeno di informarsi prima di non dico scrivere ma pensare. Scrive lo storico Aldo Giannuli nel suo ultimo libro “Bombe a Inchiostro” parlando di Vinciguerra: “(…) molte sue affermazioni risultano confermate dalle inchieste succedutesi in questi anni sulle stragi di Milano, Brescia, Bologna, Gioia Tauro. A valorizzare il suo apporto alla ricostruzione di quegli anni è stato per primo Guido Salvini, ma va detto che, dopo, tanto la Commissione stragi quanto altre autorità giudiziarie e la produzione specialistica in materia (da De Lutiis a Cipriani, da Cucchiarelli a Ferraresi, da Dianese a Tassinari, da Ganser a Ferrari) hanno abbondantemente attinto ai suoi scritti o verbali. Oggi si può dire che non è possibile fare uno storia della strategia della tensione in Italia prescindendo dal contributo di Vinciguerra, anche se diversi aspetti della sua interpretazione possono non essere condivisi”.
Aspettando che il Pulcini chieda pubblicamente scusa a tutti per la sua ignoranza in materia, porgo cordiali saluti.
Che bello, scrive Vinciguerra! Posso collaborare anch’io?
grazie Corrini, sei gentilissimo, al solito:) :*
Pacatissimo post garantista.
Una rispettabile, rispettabilissima, disamina, col piglio dell’osservatore liberale più compassato, sul delitto reso perfetto dalla balbettante prosopopea giudiziaria.
Minimo la Stocco, se non lo sa già (ndr ma lo sa già), va avvertita.
E’ la griffe moderata in stile dolentemente piano e senza piagnistei in pigiama a righe ad un j’accuse di comun sentire nei confronti dell’andazzo attuale, apportata da un uomo il cui tenebroso passato rende inevitabilmente affascinante l’attuale porsi in maniera critica nei confronti della devianza irrecuperabile all’ex odiato stato democratico.
Efficienza e rettitudine a chi s’avea da disarticolare e mandar dannato.
Devo dire che di primo acchitto un pò di prurito l’ho avuto, ma è vero: il Vinciguerra ha scoperchiato non dico il vaso di Pandora ma una serie di vasetti che hanno dato fastidio a molti (sulle stragi di Stato ne ha dette di cose).Fa i nomi e come se li fa! Chiedete ai suoi ex amici fascistissimi o andate in una sede di quelle nuove occupate tipo Casa Pound, nani medioevali, viva Tolkien ecc, e , signor Pulcini, vedrà che cosa le dicono dell’uomo di Peteano (e altro): come minimo che dovrebbe bruciare all’inferno a fuoco lento lento. Anche il caro sindaco Alemanno (marito della figlia di Pino Rauti)dovrebbe farsi una chiacchierata con Vinciguerra, per non parlare del caro estinto Almirante (pure la via gli vogliono fare!)…Vinciguerra racconta senza peli sulla lingua chi era veramente il buon Giorgio. Comunque c’è n’è di roba e trovo che invece di censurare uno come Vinciguerra bisognerebbe farlo chiacchierare molto di più…la conosce bene la nostra bella Italia.
[...] certezza i colpevoli. Innanzitutto, si dimentica quella di Peteano (31.5.1972), sulla quale, però, Vincenzo Vinciguerra, reo confesso, ebbe a dire: “E’ strage sul piano giuridico. Cioè sulla base degli articoli del [...]