Il ministro della Funzione Pubblica emana una circolare sulle assenze per malattia sicuramente positiva. Anche se desta ancora qualche perplessità. E in ogni caso, l’equiparazione pubblico-privato è ancora molto lontana.
Dovessimo guardare al passato politico di Renato Brunetta perderemmo ogni speranza di vedere una vera riforma della Pubblica amministrazione in grado di ridurne le inefficienze e incrementa
rne la produttività. Ma non è al passato che guarderemo, ma a quel che il ministro dice e fa adesso. Dopo tanti annunci arriva la data fatidica, il 25 Giugno, in cui vengono adottate misure normative finalizzate ad incrementare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni anche mediante interventi in materia di trattamento del personale, è il Decreto legge n. 112/2008 dal titolo “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria“. Di questo dl l’articolo che ha destato più dubbi, tanto da rendere necessaria una circolare chiarificatrice (la circolare n.7/2008) è l’articolo 71, in materia di “assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni“.
NESSUNA CAROTA – Nel 2006 i giorni di malattia medi per dipendente erano poco più di 4 nel settore privato contro i 10 del settore pubblico. Anche se in calo, visto che nel 2005 nel settore pubblico i giorni medi di assenza per malattia erano 18. La proposta di Pietro Ichino, che il Governo Berlusconi avrebbe voluto come collaboratore, era quello di iniziare una sperimentazione ripristinando almeno in parte la franchigia sui primi tre giorni di malattia, distribuendo i soldi risparmiati a tutti i lavoratori. Là dove questa ipotesi viene applicata, come in Inghilterra, l’assenteismo si è dimezzato. Con questa procedura a perderci sarebbero gli assenteisti (bastone), mentre ci guadagnerebbero tutti gli altri lavoratori pubblici (carota). Il dl 112/08 all’art. 71 esclude invece la possibilità di utilizzare le somme risparmiate per remunerare la produttività, l’incentivazione ed i risultati, il comma 1 dice infatti che “i risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma [...] non possono essere utilizzati per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa“. In un sistema del bastone e della carota è dunque assente la carota.
L’ART. 71 – L’articolo si compone di sei commi e stabilisce un diverso trattamento economico per il dipendente assente per malattia, con una diversa modalità per la presentazione della certificazione medica e per i controlli che deve effettuare la pubblica amministrazione per verificare il reale stato di malattia. Di queste tre novità non ve ne e’ una che non lasci qualche perplessità. Guardiamo il trattamento economico, il primo comma recita che “nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale c
on esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio“. Una decurtazione di circa il 25 per cento, che però subisce ampie variazioni a seconda del trattamento retributivo della parte variabile, colpendo maggiormente chi ha ampie parti variabili nello stipendio. Ci sono eccezioni dovute ai trattamenti più favorevoli verso chi è assente per un infortunio sul lavoro, o per causa di servizio, o per gravi motivi che ne richiedono il ricovero ospedaliero o in day ospital o terapie salvavita.
E POI… – Se per caso l’assenza dovesse protrarsi oltre i dieci giorni o comunque dopo il verificarsi di una seconda assenza per malattia nello stesso anno, il secondo comma dice che “l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica“. Quindi per richiedere più di dieci giorni di assenza, o alla terza richiesta dell’anno il certificato medico non può essere rilasciato da un medico non convenzionato con il SSN (servizio sanitario nazionale). Il comma tre infine impone alle amministrazioni pubbliche di richiedere la visita fiscale anche in caso di un solo giorno di assenza con inoltre una più ampia fascia oraria di reperibilità, che va “dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni” festivi e non lavorativi compresi.
LE CRITICHE – Qualcuno si lamenta soprattutto per il terzo comma, perché si tratterebbe di “arresti domiciliari”. Data comunque l’impossibilità di assolvere tutte le visite richieste, questa norma si tradurrà in un gioco delle probabilità, in cui chi è onesto e veramente malato si troverà a dover restare chiuso in casa per tutto il periodo della malattia, in attesa di una visita che probabilmente non arriverà mai, il deserto dei tartari. Chi invece è disonesto e non è veramente malato, probabilmente farà quel che gli pare, andandosene pure al mare, contando sul fatto che essendo aumentate le richieste per visite fiscali, la probabilità che vadano proprio da lui sono molto ridotte. Bisogna inoltre considerare che chi vuole gli venga rilasciato un certificato medico ha comunque vita facile, anche dovesse richiederlo ad un medico onesto, la complessità delle sintomatologie e la difficoltà di accertare se il paziente mente o dice la verità impediscono al medico di rifiutarsi di rilasciare il certificato medico, anche se dovesse avere qualche dubbio.
RESPONSABILITA’ DEI MEDICI – Cosa succederebbe infatti se chi andando dal medico per un mal di testa e vedendosi negare un certificato medico dovesse avere un incidente in auto a causa del mal di testa recandosi al lavoro? La responsabilità sarebbe del medico, per cui difficilmente si rifiuterà di assecondare il paziente. Sembrerebbe più opportuno concentrare le risorse verso quei settori della Pa che raggiungono alte percentuali ingiustificate di assenze per malattia, anziché disperdere le risorse in modo indiscriminato su tutta la Pa. Ad esempio alcuni settori non arrivano ai 4 giorni (medi per dipendente) di malattia in un anno, altri superano invece tranquillamente i 15 giorni. Magistrati, diplomatici e prefetti e aziende autonome presentano dati in linea con quelli del settore privato, non andando oltre i 5 giorni di assenza per malattia. I settori peggiori sono invece la Presidenza del Consiglio e i Ministeri, entrambi oltre i 15 giorni.




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Secondo me dopo il terzo certificato medico per emicrania a regolare scadenza mensile, il medico dovrebbe smettere di fare il tonto e chiedere il ricovero d’urgenza presso il sanmatteo o il mondino di pavia. NOn prendiamoci per i fondelli, insomma, i medici o solo leggeri o sono complici, e anche su loro ci devono essere “punizioni” feroci.
se uno è malato, se ne deve stare a casa. anche se venisse fatta una sola visita fiscale il mese per carenza di organico, basta venga beccato UNO dei furbi per far ingerare il dubbio che ci sia un vero rischio. Chiaramente le punizioni devono essere in tal caso feroci.
ce sto, ma deve valere pure per i bancari.
Non ho capito il commento finale, le ferie sono un male???
Leonardo> “Chiaramente le punizioni devono essere in tal caso feroci.”
Concordo, ma se le punizioni sono impraticabili o “impraticate”, i controlli non sono certo un deterrente. Per i medici, e’ vero che spesso chiudono gli occhi, pero’ non hanno neppure gli strumenti per opporsi, perche’ non mettere un collegamento tra medico e amministrazione, se mi arriva in studio uno che sospetto sia un finto malato gli do il certificato, ma lo segnalo a chi di dovere, e la visita fiscale arriva a lui di sicuro, e giu’ con le punizioni dure.
@Lorenzo: alcuni settori del pubblico impiego diciamo che hanno un numero di ferie a disposizione un po’ altino.
@Leonardo: su mi son scordato di scrivere la seconda parte del piano diabolico, se il medico sospetta ma non segnala, e la visita fiscale scopre il falso malato, ne risponde anche il medico, minimo per incompetenza, visto che se si vede l’imbroglio con la visita fiscale, poteva vederlo pure il medico che ha rilasciato il certificato, massimo per complicita’.
La ferocia delle punizioni deve essere tanto maggiore quanto radi saranno i controlli. Anche se non ne siamo consapevoli, i nostri cervelli fanno sempre dei calcoli di “valore atteso”, cioè scontano il pericolo per la probabilità dello stesso. E il pericolo è zero solo se impossibile, non se poco probabile. Quando è poco probabile bisogna alzare molto la posta in gioco perché “l’operatore” diventi sensibile alle conseguenze, ma è appunto un fatto di misura, non di impossibilità totale.
giusto giusto…..
ora, siccome è facilissimo scoprire chi ha ucciso il capufficio, prevediamo per questo l’ ammonizione verbale o nota scritta….
mentre per chi ruba la cancelleria della scrivania (cosa difficilissima da scoprire), decretiamo il licenziamento immediato con impiccaggione provvisoria ……
non male come idea…
Quando ho sentito delle visite mediche ho subito pensato \”ma quanti dipendenti pubblici toccherà assumere per farle?\”.
Dovrò cominciare a leggere \”Nullafacenti\”, prima o poi, ma devo dire che la proposta Ichino era già stata analizzata in \”A cosa serve il sindacato\”, ed è elementare buonsenso.
Purtroppo in politica le intenzioni contano più dei risultati, perchè le analisi richiedono di pensare, e l\’elettore si stressa, mentre gli slogan riempiono di chiacchiere i bar dello sport e non stressano nessuno.
Maledetta democrazia…
@ Leonardo: basta che le “punizioni” vengano applicate, poi la loro severita’ a mio avviso e’ relativamente importante, se io ho la certezza che in caso venissi “beccato” la punizione verrebbe applicata senza se e senza ma, ci penserei due volte. Sapere che gran parte dei giudici chiamati a decidere su un licenziamento decidono per il reintegro (oltre al rimborso per il dipendente) fa capire che qualcosa non funziona in tutto il sistema non solo nella pubblica amministrazione.
@ Libertyfirst: se puoi leggi anche “I nullafacenti”, anche se personalmente mi e’ piaciuto di piu’ “A che cosa serve il sindacato”.
Che poi, bisogna anche fare le giuste differenziazioni, alcuni settori sono punti di eccellenza, fanno tanto con poco e lo fanno bene. E’ anche questo che un po’ mi ha dato fastidio della scelta di Brunetta, l’assenza della carota. Non evidenziare e premiare i meritevoli va proprio contro quella sua ricerca della produttivita’ e dell’efficienza.
ma se il Medico fiscale accerta che trattasi di vera malattia perchè decurtare lo stipendio? sarebbe giusto farlo al “finto malato” altrimenti mi pare che questo Decreto sia contro quella norma della Costituzione che assicura “la tutela della salute dei cittadini” inoltre se i giorni di malattia vera o falsa vengono “pagati” daldipendente con riduzioni distipendio perchè pagare pure le Casse Mutue?
Qualcuno mi dice se l’ultimo calo rilevato sulle malattie degli statali è fisiologico (stagionale) o se sono in tanti ad avere l’anima sporca?
@ Leonardo: non ho visto i dati a cui si riferisce Brunetta, comunque il calo e’ iniziato da tempo (si e’ passati dai 18 giorni medi del 2005 ai 10 dell’anno dopo, i dati del 2007 non li ho, ne’ tanto meno quelli di questi mesi del 2008).
Stando a Brunetta a Maggio 2008 si e’ registrato (da chi?) un calo del 10 per cento rispetto a Maggio 2007. A Maggio non credo ci siano stati effetti psicologici, era troppo presto.
Invece io analizzerei l’effetto di situazioni di crisi economiche con la pratica di fare assenze di finta malattia. Sarebbe interessante ad esempio vedere se esiste una relazione tra uscite nel fine settimana e malattia chiesta per il lunedi’. In questo caso se non riesco a permettermi le uscite al fine settimana non ho bisogno di assentarmi il lunedi’. Ma sono mie folli congetture, senza analisi empirica.
mi pareva di aver sentito di cali a giugno del 15%, ecco perché mi sono un po’ scosso. poi i telegiornali parlano di “effetto brunetta”; forse c’è bisogno di chiarimenti, perché in caso contrario i dipendenti pubblici fanno veramente mediamente schifo.
per esperienza diretta, le malattie hanno una strana tendenza a venir fuori giovendì e venerdì, non necessariamente prima o dopo le ferie perché sarebbero troppo sospette.
io però difenderei un punto: quanto uno si ammala in modo abbastanza regolare o deve essere ricoverato perché qualcosa di grosso non va, o si certifica un cronicismo, o lui e il suo medico sono delle merde.
Per Giugno io avevo letto addirittura 20 per cento in meno. Comunque non mi fido molto di questi numeri buttati cosi’ al momento giusto. Anche perche’ le cause possono essere molteplici, indicare come unica causa “l’effetto Brunetta” mi sembra incauto. Approfondire e’ troppo dispendioso, per cui i telegiornali danno per certe le ipotesi di Brunetta.
Tra l’altro si tratta di “dati raccolti dai suoi uffici”…
Cercando un po’ ho scoperto che il tutto parte da un’indagine del ministero della Funzione Pubblica, da cui risulta che “nei mesi di maggio e giugno 2008, nel 74% delle 27 amministrazioni intervistate, il numero delle assenze per malattia e’ risultato in calo rispetto all’anno precedente”. Calo naturale in atto gia’ dal 2005. “In ben sette amministrazioni le assenze si riducono di oltre il 15%, con punte che vanno oltre il 50%”, in 7 su 27, pochino per gridare al successo.
Questa è informazione! Grazie!
Di nulla.
Sarebbe interessante leggere i criteri di selezione delle 27 fortunate, magari su qualche giornale l’hanno riportato.