di Luca Vinci
postato alle 14:32 del 21 Luglio 2008 in EconomiaTorna alla home

Il ministro della Funzione Pubblica emana una circolare sulle assenze per malattia sicuramente positiva. Anche se desta ancora qualche perplessità. E in ogni caso, l’equiparazione pubblico-privato è ancora molto lontana.

Dovessimo guardare al passato politico di Renato Brunetta perderemmo ogni speranza di vedere una vera riforma della Pubblica amministrazione in grado di ridurne le inefficienze e incrementaI 7 Brunettarne la produttività. Ma non è al passato che guarderemo, ma a quel che il ministro dice e fa adesso. Dopo tanti annunci arriva la data fatidica, il 25 Giugno, in cui vengono adottate misure normative finalizzate ad incrementare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni anche mediante interventi in materia di trattamento del personale, è il Decreto legge n. 112/2008 dal titolo “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria“. Di questo dl l’articolo che ha destato più dubbi, tanto da rendere necessaria una circolare chiarificatrice (la circolare n.7/2008) è l’articolo 71, in materia di “assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni“.

NESSUNA CAROTA - Nel 2006 i giorni di malattia medi per dipendente erano poco più di 4 nel settore privato contro i 10 del settore pubblico. Anche se in calo, visto che nel 2005 nel settore pubblico i giorni medi di assenza per malattia erano 18. La proposta di Pietro Ichino, che il Governo Berlusconi avrebbe voluto come collaboratore, era quello di iniziare una sperimentazione ripristinando almeno in parte la franchigia sui primi tre giorni di malattia, distribuendo i soldi risparmiati a tutti i lavoratori. Là dove questa ipotesi viene applicata, come in Inghilterra, l’assenteismo si è dimezzato. Con questa procedura a perderci sarebbero gli assenteisti (bastone), mentre ci guadagnerebbero tutti gli altri lavoratori pubblici (carota). Il dl 112/08 all’art. 71 esclude invece la possibilità di utilizzare le somme risparmiate per remunerare la produttività, l’incentivazione ed i risultati, il comma 1 dice infatti che “i risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma [...] non possono essere utilizzati per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa“. In un sistema del bastone e della carota è dunque assente la carota.

L’ART. 71 - L’articolo si compone di sei commi e stabilisce un diverso trattamento economico per il dipendente assente per malattia, con una diversa modalità per la presentazione della certificazione medica e per i controlli che deve effettuare la pubblica amministrazione per verificare il reale stato di malattia. Di queste tre novità non ve ne e’ una che non lasci qualche perplessità. Guardiamo il trattamento economico, il primo comma recita che “nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale cDati assenza malattiaon esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio“. Una decurtazione di circa il 25 per cento, che però subisce ampie variazioni a seconda del trattamento retributivo della parte variabile, colpendo maggiormente chi ha ampie parti variabili nello stipendio. Ci sono eccezioni dovute ai trattamenti più favorevoli verso chi è assente per un infortunio sul lavoro, o per causa di servizio, o per gravi motivi che ne richiedono il ricovero ospedaliero o in day ospital o terapie salvavita.

E POI… - Se per caso l’assenza dovesse protrarsi oltre i dieci giorni o comunque dopo il verificarsi di una seconda assenza per malattia nello stesso anno, il secondo comma dice che “l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica“. Quindi per richiedere più di dieci giorni di assenza, o alla terza richiesta dell’anno il certificato medico non può essere rilasciato da un medico non convenzionato con il SSN (servizio sanitario nazionale). Il comma tre infine impone alle amministrazioni pubbliche di richiedere la visita fiscale anche in caso di un solo giorno di assenza con inoltre una più ampia fascia oraria di reperibilità, che va “dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni” festivi e non lavorativi compresi.

LE CRITICHE - Qualcuno si lamenta soprattutto per il terzo comma, perché si tratterebbe di “arresti domiciliari”. Data comunque l’impossibilità di assolvere tutte le visite richieste, questa norma si tradurrà in un gioco delle probabilità, in cui chi è onesto e veramente malato si troverà a dover restare chiuso in casa per tutto il periodo della malattia, in attesa di una visita che probabilmente non arriverà mai, il deserto dei tartari. Chi invece è disonesto e non è veramente malato, probabilmente farà quel che gli pare, andandosene pure al mare, contando sul fatto che essendo aumentate le richieste per visite fiscali, la probabilità che vadano proprio da lui sono molto ridotte. Bisogna inoltre considerare che chi vuole gli venga rilasciato un certificato medico ha comunque vita facile, anche dovesse richiederlo ad un medico onesto, la complessità delle sintomatologie e la difficoltà di accertare se il paziente mente o dice la verità impediscono al medico di rifiutarsi di rilasciare il certificato medico, anche se dovesse avere qualche dubbio.Assenza Pubblici dipendenti

RESPONSABILITA’ DEI MEDICI - Cosa succederebbe infatti se chi andando dal medico per un mal di testa e vedendosi negare un certificato medico dovesse avere un incidente in auto a causa del mal di testa recandosi al lavoro? La responsabilità sarebbe del medico, per cui difficilmente si rifiuterà di assecondare il paziente. Sembrerebbe più opportuno concentrare le risorse verso quei settori della Pa che raggiungono alte percentuali ingiustificate di assenze per malattia, anziché disperdere le risorse in modo indiscriminato su tutta la Pa. Ad esempio alcuni settori non arrivano ai 4 giorni (medi per dipendente) di malattia in un anno, altri superano invece tranquillamente i 15 giorni. Magistrati, diplomatici e prefetti e aziende autonome presentano dati in linea con quelli del settore privato, non andando oltre i 5 giorni di assenza per malattia. I settori peggiori sono invece la Presidenza del Consiglio e i Ministeri, entrambi oltre i 15 giorni.

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