di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
postato alle 10:53 del 23 Luglio 2008 in EconomiaTorna alla home

Nella patria del liberismo, la FED e il Governo federale intervengono spesso. Il guaio è che a volte non risolvono i problemi. Li creano. Il quasi fallimento di dei due colossi,  che rappresentano quasi la metà del mercato dei mutui USA, lo dimostra. E la crisi non passerà tanto presto

Da liberista estremo qual sono, sono il primo ad affermare che i mercati finanziari, così come sono al giorno d’oggi, non rimarrebbero in piedi un attimo senza il continuo intervento statale. La crisi subprime l’ha dimostrato nell’Agosto 2007: senza le iniezioni di liquidità della Fed nel mercato monetario americano, e senza i crediti concessi dalla BCE al sistema bancario europeo, tutto sarebbe crollato in mille pezzi.

IL COLLASSO DI FRED E FANNIE - Il caso degli ultimi giorni, il quasi fallimento, seguito da tempestivo bailout pagato dal contribuente, di Freddie Mac e Fannie Mae è però diverso, anche se le cause della crisi sono simili: Freddie e Fannie sono due GSEs: Government Sponsored Enterprises, non due aziende private che hanno esagerato con le cartolarizzazioni. L’economist ha pubblicato una lunga analisi del problema. Fannie è una GSE risalente agli anni del New Deal, che fu trasformata in una sorta di SPV (Special Purpose Vehicle) fuori-bilancio del governo federale negli anni ’60. Fannie fa profitti accollandosi il rischio di credito degli operatori: emette obbligazioni, e le paga con gli introiti dei mutui; tali obbligazioni si chiamano MBS, cioè Mortgage Backed Securities . Problemi nel ricevere i pagamenti dei mutui hanno provocato il collasso della sua struttura finanziaria. Per via del suo particolare status giuridico, “para-statale”, Fannie può indebitarsi maggiormente e avere margini di sicurezza inferiori: i risultati si sono visti. Freddie nacque insieme alla SPV-izzazione di Fannie, nel 1968, per introdurre concorrenza nel mercato dei mutui (l’idea mi suona demenziale: due monopolisti pubblici che si fanno concorrenza, anche se il proprietario reale è lo stesso). Non ci sono differenze rilevanti tra i due.

L’INTERVENTISMO DELLA FED - Con 6,000 miliardi di dollari di quota di mercato, i due rappresentano il 50% del mercato dei mutui statunitense: non hanno ufficialmente il supporto del governo federale in caso di fallimento, ma gli eventi di questi ultimi giorni hanno dimostrato che a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre: il supporto ce l’avevano, eccome. Il loro collasso avrebbe provocato un enorme rischio per il sistema finanziario americano: il che genera automaticamente la ben nota sindrome del “too-big-to-fail”, accompagnata in genere dalla sindrome del “se-devi-fare-una-cazzata-falla-grossa”, perché, se non si è abbastanza pericolosi per la stabilità del sistema finanziario, c’è il rischio che la Fed non intervenga e non socializzi le perdite dell’istituzione in questione. L’idiozia è l’irresponsabilità sono comportamenti economicamente efficienti, per colpa della Fed. Tutto sommato, Freddie e Fannie non sono poi molto diverse dalle normali banche: devono la loro sopravvivenza all’implicita garanzia che qualcuno, la Federal Reserve o, direttamente, il governo federale, le salverà quando saranno nei guai. Il che significa che potranno combinare tutti i guai che vorranno (moral hazard): ciò che rende diverso questo caso è che l’implicito backing del Tesoro americano a queste due GSE ha probabilmente causato una concentrazione di mercato che forse non si sarebbe avuta su un mercato libero. Le due GSE hanno beneficiato di una garanzia implicita sul debito da parte del Tesoro, e di regolamentazioni finanziarie minori (si veda anche la testimonianza di Greenspan nel 2004): questo le ha rese più grandi, e quindi più pericolose per la stabilità finanziaria. E’ però un’interessante ipotesi il pensare che queste due istituzioni abbiano ingigantito la quantità di strumenti finanziari strutturati il cui collasso è stato uno degli ingredienti della crisi subprime dell’Estate scorsa. Chissà…l’Economist sposa questa tesi, affermando che Fannie e Freddie hanno monopolizzato il mercato immobiliare, costringendo i concorrenti, che non hanno privilegi legali, a invadere il mercato subprime. E la tesi è logica e condivisibile.

LA CRISI DURERA’ - Ma la vera notizia è che la crisi finanziaria non andrà via presto, e che dal ’29 abbiamo soltanto imparato a posticipare i problemi (evitare il panico), ma non a risolverli (eliminare gli squilibri del sistema economico). Anzi: gli squilibri sono enormemente amplificati dalle politiche monetarie, quando sono usate per tenere l’economia sempre in stato di sovra-eccitazione (cosa che negli USA accade da quasi trent’anni)… la Fed ha quindi creato una bella situazione: se agisce accresce i problemi, se non agisce crolla tutto. A furia di semi-nazionalizzare e di intervenire, si dimostrerà la veridicità dell’intuizione di Mises: “Le politiche di compromesso tra libero mercato e interventi d’autorità sui mercati portano dritte al socialismo”. Al solito, Tremonti non ha perso occasione per stare zitto: “Quello che è successo oggi in America, il fallimento e il salvataggio di un pezzo enorme del sistema finanziario e quindi economico degli Stati Uniti, è la prova che il mercato da solo tante volte non sa badare a se stesso. Il salvataggio fatto dal governo, la nazionalizzazione, è stata la cosa giusta. Da noi le cose sembrano messe meglio, in ogni caso potete essere sicuri che il governo farà quanto basta e quanto è giusto e che è in grado di farlo“, ha aggiunto.”Fino alla crisi subprime si poteva pure pensare che il problema fosse nel mercato, ma Fannie e Freddie non sono entità nate nel libero mercato.

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