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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 24 luglio 2008 alle 10:28 dallo stesso autore - torna alla home

La manovra di Tremonti prevede risparmi consistenti sulla sanità, 2 miliardi di euro nel 2010 e 3 miliardi nel 2011. E le regioni, Lombardia in testa, sono sul piede di guerra. Ma la spesa è davvero fuori controllo? E i provvedimenti del Governo aiuteranno a gestirla meglio?

Il Governo ha di fatto tagliato il finanziamento messo a disposizione delle regioni per il Servizio sanitario nazionale. Che, per inciso, è in gran parte alimentato da imposte regionali (Irap e Addizionale regionale Irpef, per esempio). Colpisce il rilievo quantitativo della manovra in campo sanitario, che segue peraltro una stagione di tagli.

TAGLI PESANTI ALLA SANITA’ – La manovra del Governo per il 2009 conferma il livello diTremonti Dracula finanziamento concordato con il Governo Prodi ma non riconosce il finanziamento aggiuntivo di 834 milioni corrispondente alla soppressione dei ticket sulle prestazioni di assistenza specialistica. Il Governo contribuirà, forse, solo per 400 milioni. Gli incrementi previsti dell’1,2% per il 2010 e del 2,2% per il 2011 sono i più bassi nella storia della Sanità, in un contesto che vede il costante aumento della popolazione (0,5 per cento all’anno) ed il trend inflattivo ormai prossimo al 4 per cento. Sono tagli che, secondo i Presidenti delle Regioni, Formigoni in testa, compromettono la sostenibilità del sistema sanitario anche per le Regioni che hanno dimostrato fino ad oggi una capacità di governo della spesa sanitaria. Figuriamoci per quelle alle prese con impegnative manovre di rientro e misure drastiche di taglio alla spesa e di compartecipazione dei cittadini attraverso l’introduzione di tasse e ticket. C’era proprio bisogno di questi tagli?

LA SPESA NON E’ FUORI CONTROLLO – Nel corso del 2008 la spesa sanitaria è aumentata di appena lo 0,9 per cento (2,4 per cento incorporando nel dato 2007 il costo dei rinnovi contrattuali del biennio 2006-2007, slittato al 2008) e il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil si è ridotto dal 6,85 per cento del 2006 al 6,66 per cento del 2007, (basta confrontare la Tabella 4.2 della Relazione unificata del marzo scorso e tabella III.1 del Dpef). Buoni risultati, se si pensa che nel periodo 2000-2006 l’incremento medio annuo era stato del 7 per cento, e la spesa era salita di oltre un punto percentuale in rapporto al Pil. E la spesa sanitaria in Italia si manterrà comunque sul 6,8 per cento del Pil nel triennio 2009-2011, un dato inferiore a quello dei nostri principali partner europei.

IL PATTO PER LA SALUTE – La spesa sanitaria non è quindi fuori controllo, a livello nazionale. Ci sono  problemi “specifici” in alcune regioni, Sanita bellama il “Patto per la salute”del settembre 2006 ha ottenuto dei risultati: si è ripianato il disavanzo sanitario del periodo 2000-2006, adeguando le risorse e stabilizzandole rispetto al Pil, si è varato un pacchetto di misure di riduzione delle spese e di rafforzamento dei vincoli di bilancio regionali riguardo la copertura di spese non programmate e automatismi fiscali a carico delle regioni. In questo modo si è separata la questione del finanziamento ordinario del sistema, ancorandola al Pil, da quella del ripiano dei disavanzi delle regioni in difficoltà, a cui è destinato un fondo transitorio triennale di sostegno condizionato all’adozione di piani di rientro cogenti. Con un “governo condiviso” Stato-Regioni del sistema sanitario, in un’ottica di responsabilizzazione e autonomia. Certo, non tutto era stato risolto, a partire dal nodo dell’assetto di governance del sistema, cioè il modello di gestione della sanità pubblica e il conseguente equilibrio dei rapporti tra gestione e politica: il tema, anche alla luce dei fatti recenti, non è di poco conto. Non si era neppure fatta chiarezza sul caldissimo fronte dei ticket (la compartecipazione alla spesa), prima reintrodotti da Prodi nel 2007, poi attenuati in corso d’anno, di nuovo eliminati con la finanziaria 2008. E oggi di nuovo in ballo con Tremonti. Ma il Patto, tutto sommato, ha funzionato.

UN PATTO DA NON DISTRUGGERE – Il Patto avrebbe dovuto quindi essere aggiornato nel corso del 2009, in vista di una nuova programmazione per il triennio 2010-2012. Era ad esempio già iniziato un lavoro importantissimo di elaborazione di indicatori di costo e di performance su cui costruire un governo delle risorse e della spesa più stringente, in un’ottica di maggiore omogeneizzazione di costi e prestazioni nelle diverse regioni. Che peraltro è in atto da 30 anni, periodo in cui i differenziali si sono ridotti. Per arrivare all’obiettivo di una spesa pro capite omogenea,Sacconi lupo mannaro tenuto conto dei diversi fattori demografici. La manovra invece – a meno di sorprese durante l’iter di approvazione del provvedimento – rimette tutto in discussione, e ha provocato la reazione furibonda delle Regioni. Soprattutto quelle con i conti in equilibrio, quelle che non hanno problemi di deficit, per ora. Perché il rischio è quello di varare provvedimenti rozzi, che penalizzerebbero la funzionalità del Sistema sanitario: la logica di tagli indiscriminati per far quadrare i conti non è una soluzione: è un’illusione che rischia di far tornare il sistema all’andazzo precedente, quello degli anni 2000-2006: tagli feroci sulla carta, sfondamento dei deficit sanitari in diverse regioni, lo Stato costretto, suo malgrado, a ripianare i deficit a posteriori. Anziché distruggere le possibilità di adeguare il Patto con provvedimenti affrettati, si potrebbe (poteva?) scegliere un’altra strada. Adesso i cocci sembrano rotti, e riprendere il cammino non sarà facile. Anche in vista del dibattito sul Federalismo fiscale, di cui la Sanità è parte fondamentale.

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