Sembra quasi di essere tornati ai “bei” tempi in cui l’Indipendente diretto dall’allora giustizialista Vittorio Feltri titolava: “Sgominata un’altra giunta“. E le ripercussioni nella politica nazionale si fanno sentire: per tutta la giornata di ieri si sono susseguite voci che parlavano di un coinvolgimento nell’inchiesta napoletana per due big del Partito Democratico, ovvero Francesco Rutelli e Marco Minniti, mentre la rete dell’imprenditore Alfredo Romeo puntava fino al Vaticano, dove si tentava di agganciare personalità vicine al cardinal Bertone. Dopo Renzo Lusetti e Italo Bocchino, a finire nelle peste quindi
sarebbe dovuto toccare ad altri due alti esponenti del partito maggiore dell’opposizione. Per quanto riguarda il primo, c’è un’intercettazione a tirarlo in ballo. ”Stamattina mi ha chiamato Renzo“, dice l’assessore comunale Giorgio Nugnes alludendo a Lusetti. E Romeo risponde: “Eh…adesso l’ho lasciato“. Nugnes: “Ah, mi ha detto che voleva fare una chiacchierata pure con te, prima io ho detto: ho parlato con Alfredo, insomma eventualmente per vederci con Rutelli“.
La telefonata è inquadrata dalla procura nell’ambito della richiesta avanzata dall’esponente politico locale a Romeo di una sponsorizazzione politica per incarichi di maggiore prestigio da ricevere verosimilmente dall’onorevole Rutelli. Nugnes riprende: “Lui si rende conto, dice: ‘sarebbe utile che tu ci venissi a dare una mano a Romà perchè giustamente l’ho fatto riflettere, con 4 ministri, vicepresidente del consiglio e il segretario del partito questi si sono fatti scippare il partito da sotto…‘ Romeo: “No no.Poi ci siamo fermati, ti ha fatto anche i complimenti, abbiamo confrontato questa cosa tua che stai facendo su Napoli, su altre cose che lui non è riuscito a portare a casa….E lui spesso mi ha detto: ‘Ma quello non è Giorgio? quell’altro non è Giorgio?’ No non mi ha detto questa cosa, mi ha detto dobbiamo parlare con Francesco“. Naturalmente, Rutelli smentisce tutto: “Non ho nulla, ripeto nulla, e ribadisco nulla a che vedere con le vicende di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Napoli e avrò modo di precisarlo inoppugnabilmente in ogni sede” dice all’Ansa, mentre persino la moglie Barbara Palombelli, della quale si era malignato un coinvolgimento, deve smentire: “Sono stata avvertita da alcuni colleghi che in alcune intercettazioni dell’inchiesta di Napoli viene fatto il suo nome come responsabile di un festival di teatro. Voglio precisare che non ho mai visto né conosciuto il signor Romeo. Non mi sono mai occupata di teatro in vita mia. Non ho mai lavorato nella città di Napoli“. E seguono le diffide di prammatica alla stampa.
E mentre perlomeno da parte di Lusetti e del Comune di Napoli arrivano dichiarazioni responsabili, l’altro big coinvolto nell’inchiesta, il parlamentare Italo Bocchino, dichiara di essere finito nell’inchiesta solo “per aver consigliato uno chef a un amico“. Sarà anche così, ma allora non si capisce se parlava di joint venture in cucina, il vicecapogruppo dei deputati del Popolo delle Libertà, quando diceva a Romeo al telefono “Quindi poi ormai…siamo una cosa…quindi…consolidata, un sodalizio, una cosa solida…una fusione di due gruppi“. Mentre è quantomeno illuminante dal punto di vista della pervasività di Romeo, secondo i magistrati, il tentativo di acquisire appalti Oltretevere con la mediazione del colonnello Mazzucco che – scrivono i pm “procaccia remunerativi affari con lo Stato Vaticano” che le imprese della Romeo possono in prospettiva acquisire “con i consueti metodi”. A rivelarlo, dice sempre l’Ansa, l’intercettazione tra Mazzucco e Romeo nella quale il primo traccia l’identikit del contatto: “Niente, lui fa parte del consiglio di amministrazione della Cei…è il nipote…anzi la moglie è la nipote diretta del segretario di Stato cardinale Bertone…lui fa parte anche del consiglio di amministrazione…si chiama la Fabbrica del Vaticano…poi ha un 150 condomini a Roma nei dintorni del Vaticano completi anche della gestione e nei piccoli interventi di manutenzione al rifacimento delle facciate poi sta in costruzione il più grosso policlinico al mondo a Trigoria lì sul terreno che ha lasciato Alberto Sordi“. In un altro brano, riferito da Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, Romeo chiede a Lusetti anche di “metter a posto” chi, nel partito, non guarda nella sua direzione con la necessaria attenzione. Antonio Polito (oggi direttore de il Riformista, nel marzo 2007 senatore della Margherita e segretario del partito a Napoli) lo ha tagliato fuori da un appalto cospicuo (“… mi hanno escluso perché c’era un suo amico… hanno fatto un po’ una pastetta“).
Dopodiché, bisogna andare nel merito delle accuse. Ricordando che, per quanto se ne sa oggi, nel fascicolo del pubblico ministero ci sono ottime carte che possono dimostrare tranquillamente che gli appalti sono pilotati e la volontà di “fare gruppo” tra politica e affari c’è, come c’è sempre stata. Ma le prove – quelle vere – contro i politici, ad una prima occhiata, sembrano scarseggiare. D’altro canto, quando il battage mediatico si fa così fitto, di solito è perché di ciccia non ce n’è poi così tanta. Ma non può, non deve finire così: anche se non ci sono pistole fumanti, l’olezzo di malaffare si sente lontano un miglio, ed è significativo che a emanarlo sia quel Partito Democratico che evidentemente quando è nato ha deciso scientemente di imbarcare. Che un imprenditore cerchi di crearsi un rapporto fidelizzato con la politica è nel gioco delle cose: lo fa per interesse, lo fa perché in qualche misura e maniera il fare lobbying fa parte del suo mestiere. Il gruppo di Romeo controlla un patrimonio di decine e decine miliardi di euro, gestisce immobili a Milano, a Venezia e a Roma, si occupava anche della manutenzione delle strade della Capitale finché il sindaco Gianni Alemanno non gli ha revocato l’appalto a novembre, appalto che gli aveva fruttato 45 milioni di euro. E nel suo portafoglio clienti ci sono anche la manutenzione del Quirinale, del Senato e del ministero dell’Economia. Ma la politica dovrebbe essere altro. E allora, o come forma di cortesia nei confronti dell’elettorato, si dichiara sul bando vinto la percentuale dovuta ai referenti politici, mettendo gli stessi questi ultimi a provvigione così sono contenti a non ci si scassa oltre la uàllera con le superiorità morali. Oppure si trova il modo per evitare figure penose come questa. La responsabilità politica c’è sempre. E, per il PD, nasconderla sempre sotto il tappeto dicendo che comunque Berlusconi è peggio, è impossibile.
(Vignetta di Artefatti per Fondazione Daje)








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della serie rubbbba tu che rubbbo anche io?
ed io pago……
pfff….demagoghi.
c’è del marcio in Danimarca…..
C’è del marcio nel PD
La cosiddetta questione morale, andava affrontata alla creazione del PD.
Veltroni ha avuto “paura” di mandare a casa gente di dubbia provenienza, per non perdere il pacchetto voti allegato!
Ancora continuano a parlare bene e razzolare male, poco fà ho letto che la Giunta per le autorizzazioni a procedere del parlamento ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Margiotta (PD), unico favorevole l’IDV (non vi erano dubbi).
Nelle varie interviste Lusetti si dice estraneo ai fatti ed autorizza i magistrati ad usare tutte le intercettazioni che lo riguardano… almeno il gesto è positivo.
Margiotta non aveva detto che voleva il sì? Mah…
“E’ una scena che capovolge tutte le convinzioni sul morbo italico della corruzione. Il tableau napoletano racconta che non è più la politica a imporre il prezzo della corruzione all’impresa. E’ l’impresa che ingaggia la politica, la crea dal niente, la coccola, la indirizza, ne fissa gli obiettivi e i programmi, la corrompe, se ne appropria come fosse una cosa sua”
inquietante novità “sistemica” sottolineata da D’Avanzo…
Si, proprio una “novità”.