La crisi ti fa felice

08/08/2011 - Perché ti costringe a rivedere i conti, e a scoprire che risparmio e sobrietà migliorano la qualità della vita Vi siete accorti che le città in Agosto non sono più così vuote? Che le piscine in periferia sono piene, mentre

     
 

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Perché ti costringe a rivedere i conti, e a scoprire che risparmio e sobrietà migliorano la qualità della vita

Vi siete accorti che le città in Agosto non sono più così vuote? Che le piscine in periferia sono piene, mentre prima si andava solo al mare? E poi quando ci si va si sta meno, quattro o cinque giorni, a volte un week end. Sono le ricadute estive della crisi, che in questi mesi colpisce soprattutto le vacanze, ma in autunno e inverno incide su cose molto più serie come i libri di scuola, la spesa, il guardaroba, le bollette. L’epoca dello spreco è tramontata, facciamocene una ragione. E pensiamo invece che per una porta che si chiude, si apre un portone.

LO STRESS TI FA SPRECARE DI PIU’ – Risparmiare soldi non vuol dire rinunciare, se si sa come farlo. Basta ridurre gli sprechi, per esempio. Oppure, mettere un po’ di attenzione a quello che si compra e a come si consuma. Spesso è solo un fatto di pigrizia, perché si lavora troppo e si hanno poco tempo ed energie per gestire la vita domestica. Ma sprecare fa spendere di più, e quindi una parte del nostro lavoro serve a ripagare le cattive abitudini. Se si lavorasse poco meno, i soldi mancanti verrebbero ampiamente compensati dal risparmio di una spesa più oculata, di un minore stress minori pratiche di compensazione (chi non ha mai fatto shopping compulsivo? O svuotato il frigo in un impeto di frustrazione?). Chiaramente non tutti possono permettersi di scegliere quante ore lavorare, ma il discorso fila: serve a capire che avere meno soldi non implica necessariamente una peggiore qualità della vita. Anzi.

LA SPESA - Innanzitutto, la spesa. Partiamo dal presupposto che dopo otto ore di lavoro non si ha voglia che di una tavola pronta e di potersi spalmare in poltrona. Ma dato che le casalinghe sono una specie in via d’estinzione e i casalinghi sono anche più rari, rassegnamoci. Si ordina la pizza o si va a prendere il pollo in rosticceria. Oppure, con sommo sforzo, si apre una minestra in busta e si mangia nella padella per non sporcare il piatto. Solo che così, per due persone, se ne vanno anche 800 euro al mese soltanto per mangiare: le buste costano, e più il cibo è lavorato più si paga la manodopera che c’è dietro. Lasciamo stare il discount, i prezzi sono bassi ma la filiera è lunga, e da qualche parte l’azienda dovrà aver risparmiato; o sulla qualità o sul cosiddetto “labour cost”. Preferiamo non comprare cibo di bassa qualità o che fa risparmiare sulle spalle d’altri. Non resta che ripiegare sugli ingredienti freschi. Invitate due amici e provate a prepararvela da soli, la cena. O anche il pranzo da portare in ufficio. All’inizio sarà noioso, ma fare qualcosa di pratico è rilassante per la mente e dà soddisfazione. Accantonate le preoccupazioni e sporcatevi un po’ le mani, sarà come tornare bambini per un paio d’ore: provare per credere. Altro aspetto importante per risparmiare sulla spesa sono le quantità. Da evitare la monoporzione, che in proporzione costa molto di più e ha un imballaggio maggiore, quindi è anche meno ecologica. Se c’è roba di troppo, si cucina e si surgela: così sarete pronti per quelle serate in cui proprio non avete voglia di mettervi ai fornelli.

IL TRUCCHETTO DEI SALDI – Una volta diventati professionisti della spesa, il passo successivo sarà aderire a un GAS, gruppo di acquisto solidale: le verdure e le uova vengono direttamente dal contadino, costano poco e sono a chilometro zero. In tante città esistono anche dei negozi che trattano solo il chilometro zero: in genere sono economici e più sani. Ricordate però che non sempre il prodotto che costa meno è il più vantaggioso, perché ci induce a comprare anche il superfluo, e in definitiva a spendere di più. E’ il trucchetto dei saldi, chi non ha mai comprato una borsa o un paio di scarpe mai usate perché “erano scontate”? Quando si parla di cibo, questa pratica diventa ancora più dannosa, perché poi il superfluo si butta. Meglio allora una carota biologica che costa qualcosa in più, il prezzo rende conto del reale valore del prodotto, e ci educa a comprare consapevolmente. Niente monoporzioni, ma nemmeno niente cassette da 10 chili (a meno che non si dividano con altri).

RISPARMIARE ENERGIA – Altro temuto salasso per il bilancio familiare sono le bollette. Se d’estate sono più leggere, perché si accendono meno luci e non si scalda la casa, d’inverno possono raggiungere cifre inusitate. La truffa dei consumi presunti, poi, permette ai fornitori del servizio di far pagare più di quanto si è effettivamente usato. Innanzitutto, passate al più presto all’autolettura del contatore: pagherete solo quello che avete consumato. Il resto è noto: spegnere le luci, abbassare il termosifone e mettere piuttosto un maglione in più. Il risparmio energetico è una questione di abitudine, tutti sanno cosa si dovrebbe fare ma nessuno lo fa. Cominciate pian piano da un piccolo dettaglio, come far bollire l’acqua per la pasta con il coperchio, per esempio. Purtroppo i consumi energetici domestici non stanno tutti nelle buone pratiche ma anche nello stato delle abitazioni. In Italia si costruisce molto ma si ristruttura poco; il nostro paese è fatto di case sprecone con infissi vecchi, pessima coibentazione, impianti dell’anteguerra. Installare un pannello solare sul proprio tetto sarebbe una buona idea, soprattutto se si parla di solare termico che, al contrario del fotovoltaico, è già una tecnologia piuttosto efficiente. Ma purtroppo una burocrazia spaventosa rende questa scelta un’impresa titanica, destinata solo ai veri fanatici delle rinnovabili. In altri paesi, ad esempio in Germania, dove la produzione energetica diffusa è maggiormente incentivata, esistono iniziative come lo “scambio dei tetti”: chi ha un tetto “libero” a disposizione, lo presta a chi voglia investire installando dei pannelli. Da noi qualcosa, seppur lentamente, si sta muovendo: nel nord esistono gruppi di acquisto solidale per il fotovoltaico pensati per intercettare gli incentivi statali del conto energia.

LA TECNOLOGIA – Usare bene la tecnologia è un altro metodo per tagliare i costi. Per esempio, molti di noi non sanno neppure quale sia il loro piano telefonico, né tanto meno se risponda alle proprie esigenze specifiche. Perdere un po’ di tempo a studiare i piani tariffari del proprio operatore è certamente un buon inizio, ma si può fare di più. Lo sapevate che si può telefonare anche con il computer? Il Voip (Voice Over Internet Protocol) è un servizio che ormai è messo a disposizione da molte grandi compagnie, compreso Google, che ha lanciato proprio in questi giorni il suo servizio di telefonia online. Usarlo è facile, basta creare un account di posta elettronica Google, e si possono chiamare gratis i propri contatti. Per gli altri telefoni, fissi o mobili, il prezzo è addirittura la metà di quello applicato da Skype. Oltre al telefono, una strategia furba è usare internet per servizi che altrimenti sarebbero cartacei. Scegliere l’home banking, ad esempio, fa risparmiare sui costi del conto corrente, oltre che sul tempo della coda allo sportello. Anche qui, ci vuole un po’ di dimestichezza con il computer, ma gli strumenti online oggi sono sempre più facili da usare.

I BUCHI NELLE TASCHE – Vi capita mai di aprire il portafoglio e trovarvi 50 euro in meno? Esiste la possibilità che un ladro ve li abbia sfilati di tasca, ma più probabilmente sono volati via in piccole spese che neppure vi ricordate. Giornale, caffè, sigarette. Pranzo al ristorante, la terza birra, biglietto dell’autobus, cinema. La maggioranza di queste spese sono piccolissime, eppure a fine mese alleggeriscono il portafoglio di qualche centinaio di euro. L’idea, come per una dieta ipocalorica, è tagliare quanto non è necessario senza affamarsi. Magari si va al cinema e si rinuncia ai popcorn. Una birra, non tre. Risparmiare sulle minime cose consente poi di spendere di più in quello che davvero ci piace e ci dà soddisfazione.

CONDIVIDERE E AUTOPRODURRE – Ci sono cose che compriamo ma potremmo benissimo farci da soli. Magari una torta per colazione, i biscotti. Magari una piccola riparazione alla bicicletta o alla macchina, un lavoretto di falegnameria, le conserve, aggiustare un computer. Molti sanno fare almeno una di queste cose, ma quasi nessuno sa farle tutte. Quindi, bisogna pagare qualcuno, a meno che non si chieda aiuto ad un amico capace, al quale restituire il favore a tempo debito. Detta così sembra una banalità, ma provate ad osservare con più attenzione il vostro tran tran quotidiano. Gli sprechi e le spese di gestione ordinaria sono accresciute dalla tendenza ad “isolarsi” rispetto agli altri, pagando per tutto quello che non possiamo fare da soli. Imparare l’autoproduzione è davvero un gioco e internet pullula di forum, blog e tutorial video per imparare a fare praticamente tutto, dal marzapane alla borsa di jeans riciclato alla casetta per uccelli da appendere in balcone. E ovviamente, al re delle autoproduzioni: l’orto domestico. Qui, l’ideale sarebbe avere un cortile, ma molti coltivano pomodori, insalata ed erbe aromatiche anche in balcone. Naturalmente, non si può autoprodurre ogni cosa, non ce n’è il tempo e nemmeno la voglia. Per questo, l’altra faccia della medaglia è la condivisione: gli amici, i vicini con cui scambiare informazioni, favori e oggetti. La riscoperta di una dimensione comunitaria basata sulla prossimità non è cosa nuova. I filosofi della decrescita, Latouche per primo, ne avevano parlato quasi un decennio fa. Ma oggi quelle che venivano viste come derive utopiche degli ambientalisti vengono ripensate nella loro funzione anti crisi.

PROVE TECNICHE DI SOBRIETA’ - Chiaramente, condivisione e autonomia alimentare sono obiettivi a cui tendere senza stravolgere la propria vita, che resta comunque basata su un’economia di tipo industriale. Ma pescare alcune di queste idee può essere una buona medicina anche nel quotidiano di un lavoratore stressato o di uno studente in crisi esistenziale. Autoprodurre ha una funzione psicologica positiva, perché fa recuperare le proprie abilità pratiche migliorando l’autostima e il contatto con la realtà. Condividere fa risparmiare soldi e rinforza la rete dei rapporti interpersonali basati sulla prossimità. In Italia, sono tanti i cittadini comuni (no, non gli hippies del 2000) che hanno fatto di questo concetto uno stile di vita, intraprendendo l’avventura del cohousing: all’interno di un solo complesso residenziale, si condividono alcuni spazi e servizi, così da potersi aiutare (per esempio nella cura dei bambini) e dividere le spese (per esempio l’acquisto di elettrodomestici, come già si fa abitualmente negli Stati Uniti, dove le lavatrici sono condominiali).

IL MINIMALISMO RENDE LIBERI – Vivere sobriamente, alla faccia della crisi, non è soltanto un modo per fare fronte ai prezzi che salgono. Serve a recuperare una libertà che il consumismo ci ha tolto. E l’idea di fondo funziona così bene da essere diventata una filosofia di vita, soprattutto per molti giovani. Tra loro, Jessica Dang, una studentessa inglese che descrive la sua scelta nel blog, diventato presto di culto, Minimal Students. Secondo Jessica, il “minimalismo porta la felicità”: “Quando stavo traslocando per andare all’Università, trovai difficilissimo sbarazzarmi di alcune delle mie cose. Sapevo che non avrei potuto portare tutto con me, ma continuavo a chiedermi ‘come posso buttare via le mie cose? E se un giorno dovessero servirmi? E tutti i miei ricordi?’. Ora che mi sono trasferita, non mi mancano affatto. […] Per molte persone, il minimalismo significa essere in grado di spostarsi. Significa essere in grado di andare ovunque e in ogni momento perché non si possiedono molti oggetti da portare con sé. […] E perché il minimalismo porta la felicità? In realtà, il mio è un modo indiretto per dire che ciò che mi fa davvero felice è la libertà. E la chiave per essere liberi è il minimalismo, che riduce il proprio attaccamento alle cose”.

     
 

10 Commenti

  1. Raffaele scrive:

    Pienamente d’accordo con l’articolo. La crisi deve essere il punto di partenza di noi giovani (o presunti tali) per vivere la vita al meglio e ottimizzare quello che abbiamo. Date una occhiata al sito http://www.vivalowcost.com conta ormai migliaia di visite uniche al giorno…

  2. Sono pienamente d’accordo: tra le cose positive che le crisi economiche portano e’ il riscoprire valori che il consumismo, che porta all’individualismo, all’egoismo etc etc, e alla solitudine con gli sprechi che tutti sappiamo, ci fanno dimenticare. Come mai questa studentessa scopre che liberandosi di tanti ( non tutti, ovviamente, per la nostra cultura occidentale un oggetto porta tanti ricordi) oggetti apparentemente indispensabili, si ritrova “libera” da tanti legami, libera di partire, tornare, creare nuovi ambienti, nuova vita? Non e’ una scoperta recente: i Buddhisti, specialmente i Lama Tibetani l’hanno scoperto migliaia di anni fa: Rileggetevi “Kim” di Kipling….

  3. Antonio Isabella scrive:

    articolo molto utile e più che mai attuale…

  4. gianluca scrive:

    Questo articolo va bene per chi ha avuto una pessima educazione alimentare o vive da sempre in città avulse dalla vita tradizionale.

    Il vero problema sono la quantità di tasse che ci infilano dappertutto e dalle quali non si può scappare. Nelle bollette, col controllo annuale della caldaia, col controllo biennale dell’auto, con l’assicurazione, con la televisione e migliaia di altre! E’ un elenco infinito. Se devo smettere di mangiare per pagare il canone rai allora sapete che faccio? NON PAGO il canone! Smetto di pagare le bollette e se migliaia di migliaia di persone smettono di pagare come fanno a recuperare il credito?

  5. Pippo Baudo scrive:

    Io preferivo una vita dissoluta…

  6. Das scrive:

    Articolo simpatico ma semplicistico. Sembra che chi scrive non si sia mai trovato a dover andare a lavorare in luoghi non contemplati dai mezzi pubblici (comunque estremamente cari), così da dover sempre usare la macchina con conseguenti spese per il carburante e la manutenzione. Perché a meno di non avere le spalle coperte in caso di errate riparazioni, ovvero a meno di non avere già i soldi per prendersi un’altra macchina, non si può correre il rischio del fai da te o di affidarsi ad un non professionista.
    Né si é trovato, evidentemente, ad affrontare tutte le spese decise dallo Stato – anche solo, come puntualizzava giustamente Gianluca, la revisione obbligatoria della caldaia. O le spese condominiali alle quali non ci si può opporre. O lavori dagli orari rigidi, che ti distruggono le gambe al punto da non riuscire a stare in piedi per “tornare bambini” e preparare da mangiare, la sera – al punto da non riuscire neanche a pensare.
    Inoltre non sono stati calcolati i costi delle materie prime del fai-da-te, che portano a spendere, nella maggior parte dei casi, MOLTO di più rispetto all’acquisto di un prodotto economico già pronto: il gas e l’elettricità del forno per cucinare, il legno per costruire mobili e “casette per uccelli” (?) etc… hanno costi molto alti e spesso difficili da calcolare (parlo per esperienza).
    Articolo simpatico, ribadisco, ma probabilmente gli unici a trovarlo utile potranno essere yuppie che si ritrovano lo stipendio ridimensionato da 1800 a “soli” 1200 euro al mese, e non sanno come affrontare la cosa.

  7. p scrive:

    “Perché ti costringe a rivedere i conti, e a scoprire che risparmio e sobrietà migliorano la qualità della vita”

    Uff…quante baggianate… e chi stava già risparmiando da un pezzo ora cosa dovrebbe fare INIZIARE A SALTARE I PASTI PER RISPARMIARE ULTERIORMENTE ??

    • Fabio scrive:

      OOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!! Qualcun’altro che ha pensato la mia stessa cosa!!!!! “Si ordina la pizza o si va a prendere il pollo in rosticceria. Oppure, con sommo sforzo, si apre una minestra in busta e si mangia nella padella per non sporcare il piatto.” Ma in che mondo? Maddaiiii….

  8. elisa3792 scrive:

    Concordo con Gianluca, il problema non è la spesa per l’alimentare…Io ho l’orto,mi coltivo tutto quello che mi serve per tutto l’anno, riesco a mettere via d’estate per l’inverno, la casa è mia ed è indipendente, l’auto a gas…ma non si scappa dalle bollette, dalle spese del mutuo, dal controllo caldaia, dalla tassa sui rifiuti anche se ho la compostiera domestica e il comune non mi fa nessuna riduzione anche se non usufuruisco del ritiro dell’umido.
    Il problema è che siamo in questo paese…
    Ma sono convinta che la crisi presa con un po’ di ottimismo potrà solo far riacquistare il giusto peso a tutto quello che è superfluo.
    Dopotutto ci hanno abituati solo a comperare, spesso non sappiamo fare altro che questo…anche quando non si può!

  9. l'Urlatore scrive:

    Che articolo qualunquista! Io sono sposato e lavoro solo io (prendo in media 800 euro al mese), se non fosse per i miei che ci ospitano (e comunque neanche loro navigano nell’oro) saremmo in mezzo ad una strada.
    Perfavore guardiamoci negli occhi (o nei caratteri del monitor) e facciamo i seri…

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