Il treno della vanità
18/12/2008 - L’alta velocità nel nostro Paese è finalmente partita, andando forse meglio del previsto. Anche se qualcuno già pronostica un ennesimo fallimento made in Italy. Bisogna che la verità sia detta fino in fondo: il fine settimana scorso è fallito il
L’alta velocità nel nostro Paese è finalmente partita, andando forse meglio del previsto. Anche se qualcuno già pronostica un ennesimo fallimento made in Italy.
Bisogna che la verità sia detta fino in fondo: il fine settimana scorso è fallito il lancio dell’alta velocità sulla Milano-Bologna. Non perché i lavori sono durati più del previsto (alle stazioni di Milano e Bologna campeggiavano da un anno i totem del conteggio della rovescia e, senza imbrogli, il viaggio è
partito quando questi sono arrivati a zero, roba mai vista in Italia), non perché il servizio non funzioni (il primo viaggio del treno inaugurale ha fatto un minuto di ritardo nonostante una fermata imprevista, il ritorno ha fatto sette minuti di anticipo) o sia solo di facciata o insufficiente come tutte le inaugurazioni in Italia (qui invece i treni tra Roma e Milano ci sono ogni quarto d’ora negli orari di punta!). Non si tratta nemmeno dell’ennesima cattedrale nel deserto (in tempi di crisi Alitalia il treno eguaglia quasi l’aereo in termini di tempo sulla Roma-Milano a un prezzo decisamente inferiore). No, il lancio è fallito perché tutti questi aspetti positivi si sono scontrati con la grande fiera della vanità che si è scatenata intorno all’evento.
I PENDOLARI E LA CONCORRENZA – Il primo esempio è dettato dai pendolari che hanno manifestato contro l’attivazione del treno dei pochi privilegiati che andrà velocissimo a discapito di quelli più popolari. Ora, se è vero che in stazione i treni superveloci avranno la priorità sui locali dei pendolari bisogna considerare che prima dell’attivazione di questa linea essi viaggiavano insieme ai più veloci eurostar lungo tutta la tratta e quindi subivano l’altezzosità dei primi in ogni momento e non solo in stazione. A dar voce alla concorrenza invece ci pensa La Stampa che in questo articolo si lamenta che il giorno dopo l’inaugurazione c’è un treno che non è rosso (per cui molta gente che ha preso il biglietto solo perché voleva vedere il treno rosso ci rinuncia!), che le carrozze sono vuote, che non funzionano gli annunci e che, si, arriva con tre minuti di anticipo ma nel tragitto parecchie volte ha rallentato tra rumorini e scossoni. Sicuramente quando il
padrone Montezemolo metterà in campo il suo treno questi problemi non ci saranno più.
ITALIA VS FRANCIA – Sul treno della vanità però deve ancora sancire il fallimento il dossier più tecnico, più informato, talmente bene informato che si direbbe dettato da qualcuno ben informato. Lo pubblica La Voce, che titola “il treno va veloce quando non rallenta“. Qui si va innanzitutto a confrontare i costi di realizzazione, nota dolente in Italia, di questa opera. Il confronto però con la Francia è davvero fuorviante: costruire con ponti e gallerie è ben diverso di costruire sul piano in una area molto meno densamente abitata. Nei commenti qualcuno riporta poi anche una delle giustificazioni fornite da Moretti e cioè che i costi di compensazione ai vari comuni attraversati e quindi danneggiati, sono stati enormi. Si va poi ad affermare che i costi dei biglietti sono più elevati di quelli in Francia attraverso una tabella comparativa che però vede le linee AV italiane in mezzo a quelle francesi (non le più care, non le meno care). Il pezzo di battaglia però è il concetto di lentezza: si afferma che, a causa di norme antiquate, i treni vanno più lenti del dovuto. Questa situazione sarebbe causata da norme, inserite dopo l’incidente di Piacenza del 1997, confermate con l’introduzione del sistema automatico SCMT. A detta dell’autore senza queste regole i treni, ad alta o bassa velocità, potrebbero metterci molto meno senza pregiudicare la sicurezza (addirittura raddoppiare o triplicare la velocità di esercizio!!!). Qui l’analisi si fa più blanda e non fornisce alcuna prova a supporto. Chi potrebbe infatti citare una norma che non è stata mai modificata? Chi potrebbe dire che se i treni andassero più veloci della norma in uso da vari decenni non ci sarebbero incidenti? Non per niente nel 1997 i dirigenti FS furono processati proprio perché tolsero una delle limitazioni di velocità (prima del ponte di Piacenza) per velocizzare la linea. In quel caso la limitazione fu eliminata in accordo alle normative e i dirigenti furono giustamente assolti ma chi si prenderebbe ora la responsabilità di eliminarne di altre contro le normative vigenti? Quello che è vero è che con SCMT sono i macchinisti (possibili ispiratori dell’articolo) che non possono andare veloci come una volta perché controllati da macchine automatiche che non consentono di superare i limiti. Quelle macchine che, nell’intento del cattivissimo AD Moretti, prima o poi sostituiranno uno dei due macchinisti a bordo (come nel resto di Europa).
PRO E CONTRO –
Simpatico poi è il conteggio di come, nonostante tutto, la promessa di un’ora tra Milano e Bologna si potrebbe rispettare (invece della “vergogna” di un’ora e cinque minuti). Si riporta il conteggio chilometro per chilometro delle velocità massime permesse (informazioni disponibili solo ad esperti) arrivando a dire che sarebbero sufficienti 57 minuti. Ma questo tempo (esattamente quanto impiegato dal viaggio inaugurale di ritorno) è quello massimo senza alcun inghippo. E’ evidente che un orario si deve fare su quello medio migliore e che otto minuti di margine, quando si devono raggiungere i 300 km/h per tanto tempo sono davvero un margine esiguo. In definitiva tra i reportage entusiastici “per il primo treno a 300 km/h” (dimenticando che sulla Roma-Napoli si va a questa velocità da tre anni) e quelli delle proteste più disparate, l’alta velocità è partita. Non risolve i problemi dei pendolari, non è costata poco ma, una volta tanto, è arrivata in tempo, così in tempo che tanta gente scottata dal pessimo servizio dell’Alitalia, da oggi fa più di un pensierino al treno tra le due città più grandi di Italia. E dimostra ancora una volta che anche se si mette in campo correttamente la tecnologia (tutta italiana) più avanzata al mondo, nei tempi previsti, non si diventa immuni dall’ennesimo fallimento.












@cris
A differenza dei sistemi precedenti SCMT lascia il controllo al macchinista (che fa sotto sua responsabilità l’approccio finale) a velocità molto più basse di prima. Come diceva l’articolo de “La voce” in stazione si entra a 30 km/h o addirittura a 5 km/h mentre prima il macchinista aveva il controllo al di sotto di 60 km/h . Quindi i macchinisti hanno meno possibilità di “dosare” la velocità di “approccio” pur rispettando le velocità della normativa. D’altra parte l’articolo de “la voce” si riferiva a queste velocità e non a quelle massime. Ora è evidente che se un macchinista si addormenta o ha un malore una cosa è se supera un segnale rosso o arriva sulla banchina a 5 e un altro a 60.
Sul fatto che i macchinisti “amino” l’SCMT non ci sono dubbi: hanno osteggiato da sempre la loro introduzione sostenendo che due macchinisti sono migliori di uno + scmt. E’ la gista difesa del posto di lavoro ma in nome di questa causa ogni ritardo è costato vite umane. Gli impedimenti che tu citi rappresentano dei casi particolari (non ci sono forse anche negli altri paese europei che hanno singolo macchinista?) e sono la materia di scontro tra macchinisti e Moretti. L’articolo de “laVoce” invece la fa facile mostrando grande (volontaria o meno) superficialità
@tutti
L’attivazione AV è un grandissimo evento come dice l’articolo, volutamente ironico, che riporta come questo grande evento sia stato trattato una vera schifezza dalla stampa per i vari interessi di bottega
fortuna che non ne sapeva nulla, il nostro amico darione onnisciente
buon giorno , per l Alta velocità in Italia , siamo lontanissimi , dalla Francia , Spagna , Germania , ecc. ecc. , il nuovo supertreno Milano Bologna , e sicuramente modernissimo , ma quello che e vecchissimo sono le rotaie , come sempre in Italia , funziona cosi , da poco , trovandomi in Svizzera , e usando le ferrovie svizzere , ho potuto costatare , che le sudette ferrovie , sono molto puntuali , silenziose , efficienti , ben riscaldate , cioè , il contrario delle ferrovie Italiane .
@rosario
Sarebbe interessante sapere a quando risalgono le rotaie svizzere che hai visto. Quelle della Milano Bologna sono targate 2008 e conformi agli regolamenti internazionali. Come si fa a dire che sono vecchie?
Il problema vero è quello dei treni (immagino che quando parli di ferrovie riscaldati ti riferisci ai treni e non ai binari, giusto?). Il servizio ne richiede molti ed effettivamente non tutti sono nuovissimi. E quindi hanno gli interni macchiati, i bagni sporchi, i riscaldamenti che non funzionano, ecc. ecc. Ma questo non significa che sono rumorosi e traballano come pure qualcuno ha detto. Quelle sono caratteristiche meccaniche che non peggiorano da un anno all’altro
Evviva l’Alta velocità, un bel risultato, ma i pendolari hanno ragione.
E’ stata Trenitalia stessa a firmare gli accordi quadro con le Regioni stesse, indicandole sovvenzioni necessarie, gli standard di puntualità e qualità del servizio e stabilendo le modalità per i rimborsi in caso di inadempienza. in Lombardia, ha fallito tanto spesso da dover rimborsare un trimestre di abbonamenti su alcune delle tratte principali.
l’AD di Trenitalia può rinfacciare quanto vuole alle Regioni di non pagare abbastanza e sostenere di essere puntuale quanto le ferrovie francesi e tedesche, ma ricordiamoci che Trenitalia è riuscita a non rispettare neppure i propri standard minimi. Difficile chiedere altri soldi, in queste condizioni.