Renatì, ma che davéro davéro…? Mica m’avrai combinato pure questa, eh? Co’ quella bambola, poi? No, perché allora dillo che la Banda della Magliana è come il nero: sta popo bene su tutto
N.B.: se questo articolo vi parrà costruito con una struttura simile a quella de “Le Mille e una notte”, sappiate che non è colpa nostra: l’unica vera responsabile di tutto ciò è la realtà. Prendetevela con issa.
“Tu mi fai girar
Tu mi fai girar
Come fossi una bambola
Poi mi butti giù
Poi mi butti giù
Come fossi una bambola”
Le parole della canzone di Patty Pravo si adattano perfettamente ad Emanuela Orlandi. Non solo quelle citate all’inizio, ma anche altre: “No ragazzo no / Tu non mi metterai / Tra le dieci bambole / Che non ti piacciono più / Oh no, oh no”. Perché in realtà è andata così: il suo caso è stato proprio come una bambola. Preso per giocarci un po’, poi buttato giù, poi di nuovo ripreso. Da magistrati alla caccia di “un bel filmone
da fare” (cit.), da giornalisti in cerca di notorietà effimera e magari un’assunzione ex art. 1, da spie e controspie, poliziotti ai limiti della legge, gente che passava lì per caso. E ha colto la palla al balzo. Perché, vedete, l’Italia è questa qua. Essendoci un sacco di misteri irrisolti, e con dei punti in comune (se non altro, il luogo geografico), uno può benissimo divertirsi a collegare tutto nella maniera che ritiene più coinvolgente per chi lo sta ascoltando. E può dire, ad esempio, che “Emanuela Orlandi è stata rapita dalla P2” , che con il rapimento c’entra Marcinkus e che Renatino De Pedis stava nella Loggia massonica che tremare il mondo faceva (l’ha detto sempre la Minardi).
CE L’HA UNA CALCOLATRICE? - Da qui, fare le somme: la banda della Magliana ha rapito la Orlandi per (prima ipotesi) fare un favore a Marcinkus, che intendeva ricattare qualcuno più in alto di lui a causa di qualche oscuro scopo collegato allo Ior e all’Ambrosiano, o (seconda ipotesi) per fargli un dispetto: “Be’, credo si sia trattato di un ricatto. C’era un sottobosco di persone collegato con la malavita, c’erano giri di riciclaggio di denaro sporco, c’era la banda della Magliana, c’erano i finanziamenti del Banco Ambrosiano, c’erano ambienti internazionali interessati a sostenere il dissenso nei Paesi comunisti. La leggerezza di Marcinkus fece risultare lo Ior coinvolto”. (Notate la finezza. Lo Ior magari non era nemmeno coinvolto, ci fa pensare il nostro interlocutore, ma siccome Paul Casimir era un fesso alla fine così è sembrato; come se in Italia chi ha i soldi fosse per forza un cretino che li ha ereditati, e non uno che se li è – anche con gli impicci – guadagnati; è proprio vero che Weber e Smith, nella nostra cultura, non riescono ad attecchire). Quindi, Marcinkus - Banco Ambrosiano - Banda della Magliana. Certo, collegando così le cose, però, potremmo andare avanti. De’ Pedis era massone. I massoni però erano templari. Ergo, Emanuela è nascosta a Rennes Le Chateau. Sapete qua
nto possiamo continuare, per associazione di idee, o barlumi di fatti? Praticamente fino alla fine del mondo. Ma qui non siamo in un libro di Tremonti, per fortuna.
NUN TE PERDE IN CHIACCHIERE - E quindi, promettiamo di non divagare. Innanzitutto, rendiamo il vero merito a chi ce l’ha. Non è vero che è stata Sabrina Minardi a chiamare in causa per la prima volta la Banda della Magliana nel rapimento di Emanuela Orlandi. La primogenitura di questo sgùb è di Max Parisi e Otello Lupacchini, che nel libro “Dodici donne e un solo assassino” citano espressamente Enrico “Renatino” De’ Pedis. La fonte? Giulio Gangi, l’agente del Sisde che già abbiamo incontrato nel primo pezzo. E che dice di preciso? Un sacco di cose, qui riassunte: “Lupacchini e Parisi partono dal caso di Emanuela Orlandi, giovanissima cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983, per approdare al crac del Banco Ambrosiano e agli intrighi in Vaticano attraverso «un finanziatore privato romano, in rapporti con personaggi legati a Pippo Calò (cassiere della mafia) e alla banda della Magliana, che possedeva un negozio in corso Rinascimento», dirimpetto al Senato. Proprio dove Emanuela venne adescata e vista per l’ultima volta mentre parlava con un uomo. L’incontro avvenne di fronte alle vetrine del locale di un «noto usuraio condannato a una pesante pena detentiva per concorso nella bancarotta del Banco Ambrosiano». Il nome che sciorinano gli autori è quello di Fausto Annibaldi che insieme a Ernesto Diotallevi (vecchia conoscenza del giudice Lupacchini ai tempi dell’inchiesta sulla Banda della Magliana) avrebbe prestato prestato 24 miliardi di dollari a Calvi. Annibaldi - ricordano gli autori – possedeva un’officina all’interno della quale venne ritrovata la macchina presumibilmente usata per trasportare la Orlandi. E la ragazza bionda che parcheggiò l’auto aveva una relazione con Enrico De Pedis, capo della «Bandaccia», unico boss ad essere sepolto in una chiesa del Vaticano. Alla vettura ci arrivò per primo il Sisde, con l’agente Giulio Gangi, che per strane vicissitudini fu presto bloccato nelle indagini. Il
punto, secondo gli autori, è che con l’impiccaggione di Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, la Mala romana rischiava di non rivedere più una lira.”
T’HO DETTO NUN TE PERDE IN CHIACCHIERE - Brevemente, secondo Parisi e Lupacchini l’omicidio della Orlandi sarebbe stato commesso da un personaggio noto agli autori del libro, la cui prima ed ultima lettera del nome sarebbero C ed E, che ha ucciso insieme a Emanuela altre dodici donne (l’ultima è Simonetta Cesaroni), fa l’imprenditore, ha una società di capitali oggi ancora operante ed è tuttora a piede libero, anche se è stato fermato all’epoca perché beccato ad adescare una ragazza con una borsetta della Avon a bordo di una Ferrari. In più, fisicamente somiglierebbe a quel Raoul Bonarelli che venne riconosciuto come frequentatore del bar di Mirella Gregori, l’altra giovane scomparsa che poi è stata accostata alla Orlandi, per i motivi raccontati lunedì scorso.























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Renatì, ma che davéro davéro…? Mica m’avrai combinato pure questa, eh? Co’ quella bambola, poi? No, perché allora dillo che la Banda della Magliana è come il nero: sta popo bene su tutto…
[...] poi? No, perch??? allora dillo che la Banda della Magliana ??? come il nero: sta popo bene su tuttohttp://www.giornalettismo.com/archives/1366/debunking-emanuela-orlandi-2/Bene Office Furniture Great BritainBene Office Furniture. Contract Furniture. Compact Office. Let [...]
Ho letto con interesse. Tuttavia sono necessarie alcune precisazioni. Emanuala Orlandi è stata vista e riconosciuta da un testimone che ho incontrato, quando andava al Ciak (il pomeriggio del sabato e non la sera). E il Ciak a quelle ore era uan sala da ballo per ragazzi. Il Dj era un minorenne e metteva la musica solo in quelle occasioni pomeridiane. Mario Ilario Ponzi l’ho contattato anch’io e sono tante le cose che sarebbe necessario chiarisse una volta per tutte. A iniziare dalla lettera che inviò all’Ansa di Milano firmandosi Turkesh e coinvolgendo Spinozzi e la Lazio, così pure la prima che spedì, nei primi d’agosto del 1983, nella quale venne citata Mirella Gregori, fino ad allora un caso di scomparsa rimasto del tutto estraneo alla vicenda Orlandi. Mi auguro che Mario Ilario Ponzi torni in Italia da Londra, dove si trova, e finalmente dica la verità.
Cordialmente.
Max Parisi
@ max parisi: infatti nel testo c’è scritto: “Le discoteche di pomeriggio all’epoca si facevano”.
Secondariamente, sarebbe interessante sapere se – come sembra dal libro – il ragazzo abbia “riconosciuto” la Orlandi vedendola sui manifesti, oppure se la ragazza si fosse proprio presentata come Emanuela Orlandi a lui. Propendo per la prima ipotesi.
In terzo luogo, sarebbe anche interessante verificare se gli inquirenti hanno seguito o meno questa pista, e se l’hanno scartata con motivazioni valide, o meno. Anche qui, io propendo per la prima ipotesi.
In ultimo, sarebbe interessante sapere se a Giulio Gangi la donna della Bmw incontrata all’hotel Mallia può ricordare o meno la Minardi. Per quanto ne so io, non gliela ricorda per nulla…
Altrettanto cordialmente
Dario Ferri
Caro Ferri,
il ragazzo – oggi uomo – la riconobbe di persona, anzi, di più: la conosceva di persona perchè conosceva bene quel ragazzetto che faceva il Dj.
Gli inquirenti non seguirono assolutamente questa pista, cioè la pista che poneva Emanuela Orlandi oggettivamente in rapporto con gli Abbatino (almeno con il fratello minore) perchè il ragazzo d’allora che sapeva queste cose non le disse a nessuno per paura e gli Abbatino, figurarsi. So che la polizia individuò il Dj e lo interrogò. Il Dj era amico del testimone che ho incontrato e che mi ha riferito, testualmente: “Parisi, passò li guai sua… e io poi me ne rimasi zitto per questo”.
Mostrai a Giulio Gangi nel 1997 – quando erano passati solo… 13 anni – una foto della Minardi e lui mi disse: “Se non è lei, è una che le somiglia molto”. C’è da spiegare che la foto che gli mostrai era del 1995, quando era stata arrestata per prostituzione minorile ed altro.
Buon lavoro.
max parisi
@ max parisi
punto uno: perfetto, se la riconobbe di persona siamo a posto. Purtroppo, Roberto Abbatino per i motivi che lei sa non è in grado di confermare alcunché. Però una domanda bisogna porsela: se questa pista non venne seguita dagli inquirenti, perché quando Maurizio, il fratello maggiore di Roberto, “riconobbe” in tv la voce di un componente della Banda, nessuno ebbe la fantasia, già che c’era, di chiedergli anche del fratello minore. Tra parentesi, c’è da dire che Roberto Abbatino non fu mai coinvolto, se non latamente e a causa del fratello, nei processi che riguardavano la Banda della Magliana. Quindi, sull’”oggettivamente” ci andrei cauto. Tra parentesi, se disse che “passò li guai”, probabilmente questo vuol dire che fu sentito all’epoca dei fatti, o no?
Punto due: ho chiesto di persona a Giulio Gangi se la Minardi era secondo lui la tizia della foto. Lui ha smentito di aver mai detto “se non è lei, è una che le somiglia”, e ha dichiarato di aver detto solo che le somigliava. E, sentendo la voce della Minardi a Chi l’ha visto, ha detto di sentirsi di escludere che fossero la stessa persona. Il numero credo che tu l’abbia: fagli una telefonata, così vi chiarite.
Buon lavoro anche a te
La telefonata l’ho fatta, per scrupolo. E Giulio mi ha ridetto le stesse cose, ovvero quello che raccontò al sotoscritto nell’intervista pubblicata in Dodici donne un solo assassino. Il tono della voce, tra l’altro, non è questione influente, per lui. E oltre tutto, l’incontro con la donna della Bmw avvenne 25 anni fa, sta a dire che la voce di Sabrina Minardi era comunque differente da quella di oggi, devastata da alcol, sigarette e droga.
Ma non è questo il punto. Personalmente, non ho tesi precostituite da fidendere. Trovo corretto e condivido lo sforzo di chi – come te – pone al vaglio critico il mio lavoro. Ben venga, perchè la somma di analisi e critica dell’analisi produce sempre un avvicinamento alla verità.
Quanto al fratello di “Crispino”, sbagli se credi che fosse estraneo alle attività criminali del germano. Non era organico alla banda, ma gravitava sulla medesima e specialmente per ciò che riguardava i rapporti fra i testaccini e il Vaticano. Non è un caso, infatti, se lui svolgeva l’attività di commerciante in articoli religiosi, i cui unici clienti appartenevano alla curia romana.
Ad ogni moco, questo e altro lo troverai pubblicato nel nuovo libro inchiesta che uscirà tra ottobre e novembre. “Assassini in libertà”.
Alla prossima.
max parisi
Si vede che “Giulio” a me ha voluto dire altro, pazienza. E non ha detto che era “ininfluente”, la questione della voce. Pazienza, in ogni caso: come dici correttamente anche tu, non ho tesi precostituite da difendere. Continuo a coltivare i miei dubbi, sia in base a quanto dettomi da Gangi, sia in base alla ricostruzione stessa.
Sulla questione di Abbatino, quello che tu dici non fa altro che rendere ancora più rumorosa la domanda che ci si poneva qualche commento più su: perché, dopo tutte queste evidenze che collegano Abbatino alla Orlandi, Crispino quando ha parlato in pubblico della questione si è limitato ad accusare Rufetto di essere la “voce” di Mario invece di ricordare anche tutte queste circostanze (se sono vere)? E’ una domanda brutta, davvero brutta.
ciao
Maurizio Abbatino è ammalato gravemente e in pericolo di vita. Ma soprattutto mi risulta che abbia parlato eccome. Quanto al contenuto, top secret.
Bene. Rispetto il segreto istruttorio. E attendo anche i (necessari) riscontri oggettivi. Costituiranno loro le fonti di prova, per fortuna.
son passati quasi due mesi, ma penso che valga la pena mettere un altro commento qui, dove Max Parisi diceva che Abbatino “stava parlando”: ecco il link: http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/10_ottobre/14/e_orlandi_abbatino_banda_magliana_non_c_entra_con_questa_vicenda,16440609.html
ed ecco il testo: “La banda della magliana “non c’entra niente” con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Lo afferma Maurizio Abbatino, uno dei capi storici del sodalizio criminale, a ‘La Storia Siamo Noi’, programma di Rai Educational (in onda mercoledì 15 ottobre alle 23:30 su RAi 2). “Si parla molto della Banda della Magliana ancora oggi, quando all’epoca c’erano organizzazioni come Ordine Nuovo o la P2 che stanno nel dimenticatoio. Sembra che la Magliana – afferma Abbatino – sia diventata una discarica: tutto quello che non si riesce o non si vuole venirne a capo, si incolpa la Banda della Magliana”. Abbatino poi aggiunge: “sono sicuro che la Banda della Magliana non c’entra niente con il caso Orlandi. Abbiamo fatto un sacco di cose orrende e gravi, non credo che mai nessuno sia arrivato a sequestrare una ragazzina”.
In realtà la vicenda Orlandi è molto più complessa e gli inquirenti sono ancora al lavoro per cercare delle risposte ai molti interrogativi che fanno di questo caso uno dei misteri più complicati della recente storia italiana.”
Il giornalista’ sig Max Parisi nel libro ”Assassini in Liberta”, scrive cose piene dipura ”fantasia”, in una sua ricerca via internet,vana ”infruttuosa” sbaglia persona e, scambia un certo signore inglese J.Dolan con il frate JJ.Dolan e’ un grave errore da parte di un giornalista di inchieste R.A.I., attribuire a qualcuno la colpa di qualcosa che non e venuto? come la storia del povero frate JJ.Dolan, spero bene ..forse che verra’? da aspettarla la querela per diffamazione, quando il frate , viene a conoscenza del contenuto del libro a pag 30 fino a pag 36,il sig giornalista di inchieste giornalistiche dovra’ dare delle spiegazioni dell’errore fatto, al frate J.Dolan scambiato per un altro .
[...] non ci fosse qualche piccolo problemino che andrebbe risolto. Il primo: come si è fatto notare qui per la prima volta (anche se qualche copycat via libro cerca di attribuirsene il merito) la Minardi disse che la [...]
Se nel libro ”Assassini in Liberta”’ del Giornalista Max P., ci sono notizie non ”vere”, e sono da ritenersi non conformi al pricipio di ((verita’)) e, pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi della diffamazione(Art.595 c.p.) chi commette il reato in assenza della persona e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a (516.46 Euro).Il frate ”John Joseph Dolan” dei frati capuccini di Roma ,perche’ non ha querelato il giornalista Max ?? se non e’ vero’? speriamo che lo faccia subito….in modo che tanti giornalisti ,di ”giornali di famiglia” e, gironalisti privati prima di scrivere libri, e articoli devono prima bene informarsi.
John Joseph Dolan