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pubblicato il 17 dicembre 2008 alle 12:39 dallo stesso autore - torna alla home

COME SE NON BASTASSE… - Ma andiamo anche oltre. La Convenzione, all’articolo 25, stabilisce che: “States Parties shall […] prevent discriminatory denial of health care or health services or food and fluids on the basis of disability”. Come giustamente sottolineava ieri Giuseppe Regalzi a proposito di «discriminatory denia “si ha discriminazione quando qualcuno è trattato ingiustamente in modo diverso dagli altri. Ma la Costituzione della Repubblica Italiana vieta l’imposizione di trattamenti sanitari senza il consenso del paziente (art. 32), e più in generale ogni restrizione della libertà personale (art. 13); il Codice di deontologia medica proibisce espressamente all’art. 53 di procedere o collaborare «a manovre coattive di nutrizione artificiale». Perché queste norme non si dovrebbero applicare anche ad Eluana Englaro, visto che la donna aveva manifestato a suo tempo la volontà di non essere sottoposta a trattamenti che ne prolungassero artificialmente l’esistenza? Sospendere l’alimentazione artificiale ad Eluana Englaro non è dunque discriminazione, perché questo è un diritto riconosciuto a tutti i cittadini italiani non disabili”.

PER NON DIRE CHE - Ma la lettura delle Convenzioni e della Costituzione è compiuta da Sacconi e dai solerti sottosegretari con paraocchi spessi come sanpietrini. E poco importa il richiamo al buon senso e ad un briciolo di onestà. Che poi la Convenzione, sempre quella citata da Sacconi, specifica: “[States Parties shall] require health professionals to provide care of the same quality to persons with disabilities as to others, including on the basis of free and informed consent”. Rimane in piedi come unica possibile obiezione quella che riguarda la volontà di Eluana Englaro. Volontà che la ragazza non può più esprimere, perché non ce l’ha più, ma che è stata meticolosamente ricostruita. Eluana non avrebbe voluto essere mantenuta in vita in queste condizioni; Eluana non avrebbe voluto questa straziante caricatura di una esistenza. Questa è la mostruosità che viene imposta ad Eluana in nome dei diritti e della “vita”. Ancora una volta si consuma l’assurda commedia degli equivoci voluti, degli errori commessi intenzionalmente. Ovviamente le gesta di Sacconi & Co. non sono prive di conseguenze, seppure prive di fondamento. Claudio Riccobon, amministratore delegato della Casa di cura “Città di Udine”, temporeggia. Ed è 1377600 Caso Englaro: Sacconi... di materiale non identificatoverosimile pensare, in questo Paese di cuor di leoni, che nessuno si offrirà di accogliere Eluana Englaro.

PREPOTENZA, INUMANITA’ - Nonostante la sproporzione di forza tra una sentenza della Corte ed una alzata di testa ministeriale. Per fortuna Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, ha dichiaratocce “l’atto d’indirizzo del ministro è scorretto. Spetta al Parlamento fare le leggi e ai giudici applicarle […] Non entro nella polemica sul diritto a una scelta di vita o di morte da parte di una persona o del suo tutore […] ma una cosa è certa: in linea di principio è scorretto l’intervento di un ministro che dà un’interpretazione vincolante per tutti i consociati, incidendo sulla libertà di coscienza di chi la pensa diversamente”. Ma nessuna dichiarazione o nessuna dimostrazione di ingiustizia sembra essere efficace contro la prepotenza e l’assurdità di questo ennesimo gesto contro il rispetto della volontà personale.

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