Il prezzo del cereale è salito alle stelle e i molini italiani accussano gli agricoltori di non volerlo vendere. La Coldiretti lo ammette ma scarica gli aumenti sulla speculazione finanziaria.
Il grano è davvero diventato il cereale d’oro. In meno di un anno prezzo del frumento tenero è schizzato alle stelle, registrando aumenti del 130 percento. Il principale colpevole, per tutti, ha nome e cognome: si chiama speculazione finanziaria. Con il prezzo del petrolio alle stelle e la crisi dei mutui subprime, gli investitori internazionali han
no pensato bene di gettarsi sul mercato delle commodities (cereali, mais e riso). La domanda globale, infatti, aumenta a dismisura trainata dalle richieste di Cina e India. L’offerta è stata scarsa nel 2007, dato che i raccolti non sono andati benissimo. Questo anche perché molti agricoltori hanno pensato bene di coltivare mais, invece di grano, per destinarlo alla produzione dei biocarburanti. Quest’ultimo fattore è tutt’altro che secondario nello scenario attuale. Europa e Usa continuano a ribadire che i biocombustibili derivati dai prodotti cerealicoli non sono responsabili degli aumenti dei prodotti alimentari. Evidentemente non tutti la pensano allo stesso modo: in un rapporto riservato, di cui il Guardian è entrato in possesso, la Banca mondiale li mette sotto accusa: sono loro che, direttamente, hanno causato la distorsione del mercato.
LA SITUAZIONE ITALIANA - Il Belpaese non è stato immune dalle dinamiche internazionali. Secondo l’indagine che il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, ha presentato la scorsa settimana alla Camera dei deputati anche sul mercato italiano si sono registrati aumenti significativi. A giugno 2008, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, gli incrementi registrati sono stati dell’89,9 percento per il grano duro e del 32,5 per quello tenero. Aumenti che si sono scaricati nella filiera: le farine di semola di grano duro nei primi mesi dell’anno sono balzate a + 150 percento. In questo scenario, un ruolo non secondario è stato svolto dalla Coldiretti. L’associazione che riunisce gli agricoltori italiani da quando a settembre 2007 sono iniziati gli aumenti ha ribadito la sua estraneità ai fatti. In tutti i comunicati stampa rilasciati ha dichiarato che il prezzo del grano dal 1985 a oggi è rimasto pressoché invariato. Discorso totalmente diverso per il pane che invece è schizzato alle stelle registrando un più 419 percento rispetto all’anno in questione. Tasto, questo, su cui la Coldiretti ha continuato a martellare incessantemente, denunciando tra l’altro che le scorte dello stesso e di pasta non basteranno per più di sette mesi.



Ma che l’Europa ha fatto saltare l’accordo per la riduzione dei dazi europei sui prodotti agricoli?