La fusione fredda: realtà o ‘scienza patologica’?

27/07/2011 - L’Energy Catalyzer ha fatto sognare una rivoluzione energetica. Ma oggi ci sono forti dubbi: Ugo Bardi, presidente dell’Aspo, spiega perché Creare il sole in un bicchiere. Da quando, nel marzo del 1989, i due chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons,

     
 

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L’Energy Catalyzer ha fatto sognare una rivoluzione energetica. Ma oggi ci sono forti dubbi: Ugo Bardi, presidente dell’Aspo, spiega perché

Creare il sole in un bicchiere. Da quando, nel marzo del 1989, i due chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons, dell’Università di Salt Lake City nello Utah, annunciarono di aver sviluppato un sistema per produrre energia nucleare a basse temperature, la fusione fredda divenne una mania per il grande pubblico e il sogno nel cassetto dei chimici di tutto il mondo.

IL SOGNO DELLA FUSIONE FREDDA – Chi ne aveva la possibilità – racconta Ugo Bardi, professore di Chimica all’Università di Firenze e presidente di Aspo Italia – al chiuso del proprio laboratorio, cercò di replicare il fenomeno utilizzando il deuterio e il palladio come catalizzatore, senza riuscirci. Così dopo qualche tempo, la speranza di ottenere facilmente una fonte di energia pulita e abbondante, risolvendo per sempre i problemi dell’umanità, lentamente si spense. Almeno per la maggioranza degli scienziati e del grande pubblico, perché alcuni continuarono a lavorare sulla fusione fredda. Oggi il settore di ricerca è il medesimo, ma ha un nuovo nome: LENR (low energy nuclear reactions). In Italia, i due scienziati Francesco Piantelli (Università di Siena) Sergio Focardi (professore emerito dell’Università di Bologna) lavorano dal 1995 ad un progetto che impiega nickel e idrogeno al posto di deuterio e palladio, ma che finora non aveva dato i risultati sperati: l’aumento di energia prodotta era troppo basso.

IL MISTERIOSO SIGNOR ROSSI – Così Piantelli e Focardi di nuovo abbandonarono i loro studi, e la questione sembrò ormai amaramente archiviata. Finché in una storia segnata solo da fallimenti ha fatto il suo ingresso un personaggio controverso, il filosofo (con la passione dell’ingegneria e della fisica) Andrea Rossi, che ha sostenuto di essere in possesso di un nuovo catalizzatore segreto in grado di potenziare la reazione di nickel e idrogeno, producendo fino a 30 volte l’energia di partenza. Come racconta in un’intervista, Rossi ha contattato Focardi e il suo staff proponendogli la sua teoria, che sembrava incredibile eppure efficace. E’ iniziata così la partnership tra i due, culminata lo scorso 14 gennaio con un esperimento preliminare in cui Rossi e Focardi hanno mostrato a un ristretto gruppo di colleghi dell’Istituto Nazionale di Fisica e giornalisti il loro prototipo, il modulo E-Cat (Energy Catalyzer).

LA SCATOLA MAGICA – Durante la prima prova pubblica, il dispositivo è stato caricato con un grammo di polvere di nickel e con idrogeno ad alta pressione. La macchina, attivata tramite energia elettrica che passa in una serpentina, produce calore e vaporizza l’acqua che circonda il sistema. In un’ora di funzionamento, l’Energy Catalyzer, secondo quanto dichiarato da Rossi, ha prodotto 10 kW di potenza, cioè trenta volte di più dell’energia immessa. Che cosa accada di preciso all’interno della scatola misteriosa non è chiaro neppure ai suoi stessi inventori, ma l’ipotesi più accreditata è che il processo scatenato al suo interno sia di tipo nucleare: nickel e idrogeno si fondono. Il nucleo dell’idrogeno, cioè il protone, penetra nel nucleo del nickel, e durante questo passaggio il nickel diventa rame, e libera energia. Infatti, le polveri che restano alla fine della reazione contengono circa il 10% di rame. Secondo Focardi, il processo funziona perché al sistema nickel idrogeno viene aggiunto un additivo segreto la cui formula è nota soltanto a Rossi. Questa formula potrebbe essere resa pubblica soltanto qualora il sistema ottenesse il brevetto, cosa niente affatto certa: il progetto, secondo l’ufficio brevetti, somiglia troppo a quello di Piantelli.

UN AFFARE (POTENZIALMENTE) COLOSSALE - In caso di mancata concessione della proprietà intellettuale, Rossi non intende comunque rinunciare alla sua scoperta, potenzialmente rivoluzionaria, e al colossale ricavo economico che questa potrebbe fruttargli. E-Cat, infatti, è pensato come un modulo di dimensioni ridotte che può essere assemblato e formare un super modulo da un MW di potenza. Il costo delle macchine sarà di circa 1300 euro per kW installato, mentre il costo dell’energia sarà meno di un centesimo per kWh. Insomma, un dispositivo ideale per essere venduto su larga scala. Infatti c’è già chi è pronto a investire cifre considerevoli: l’azienda greca Defkalion Green Technologies, da ottobre, fornirà i moduli E-Cat impegnando, solo per la Grecia, circa 200 milioni di euro. Gli imprenditori si dicono certissimi del successo dell’impresa, eppure su questo giro d’affari restano molti interrogativi. Per esempio, la tempistica: in un’intervista del 23 giugno Giuseppe Levi, il ricercatore che si è occupato del controllo e delle misurazioni durante l’esperimento, dichiara che: “Quello che produrrà i report completi sarà tutta l’attività sperimentale che da questo momento si farà. Ci vorrà parecchio tempo e sarà una cosa estremamente seria”. Il che fa pensare che il prodotto verrà distribuito, stando alle dichiarazioni dei vertici di Defkalion, senza le necessarie prove sperimentali.

TRA FIDUCIA E SCETTICISMO - Tuttavia la comunità scientifica è ancora molto scettica. Dal primo esperimento pubblico, che rappresentava solo una prova preliminare, sono seguiti molti altri test, alcuni dei quali pubblici, e numerosi studiosi di tutto il mondo si sono interessati all’ipotesi E-Cat. Le valutazioni sono state contrastanti. Per esempio i due studiosi svedesi Sven Kullander, presidente del comitato Energia Accademia di Svezia, e Hanno Essen, professore associato di fisica teorica a Stoccolma, che hanno assistito a una prova lo scorso 29 marzo, hanno accolto con entusiasmo la macchina di Rossi e Focardi. Se non che, alla notizia di un futuro accordo tra i due fisici e l’Accademia di Svezia, alcuni scienziati scettici (o comunque dubbiosi) hanno voluto vederci più chiaro. Tra questi, il professor Bardi, che ha scritto ai colleghi di Uppsala, e riferendo a Eco Blog che “In realtà, sembra che a Uppsala ci stiano nettamente ripensando. Io stesso avevo scritto la settimana scorsa ai miei colleghi di Uppsala per sentire come andavano le cose. Avevo sentito parlare di un accordo con Rossi per fare un test di uno degli E-Cat, ma i colleghi mi hanno risposto che non c’era nessun accordo, nessun E-Cat era sottoposto a dei test a Uppsala e che il prof. Kullander era stato fortemente criticato per la leggerezza con la quale aveva approvato il lavoro di Rossi e Focardi senza dati sufficienti in proposito”.

IL PASSATO OSCURO DI ROSSI - Il problema della credibilità di E-Cat come progetto sembra legato anche alla reputazione del suo inventore, Andrea Rossi. Negli anni Settanta, Rossi lanciò quella che apparve come una tecnologia rivoluzionaria: la trasformazione di rifiuti, specie di quelli liquidi, in petrolio. Fondò un’azienda, la Petroldragon, con sede a Caponago, che si dice aver avuto un notevole successo. Almeno, prima di essere oggetto di un’indagine che portò alla luce una brutta realtà: i rifiuti non erano affatto trattati, ma venivano semplicemente stoccati in vecchie raffinerie dismesse in giro per l’Italia, mentre ai clienti venivano venduti, al posto del petrolio, oli esausti che contenevano tra l’altro un’elevata percentuale di acqua, il che li rendeva inutilizzabili come carburante. La più grande di queste discariche abusive era la raffineria Omar, nel comune di Lacchiarella, nella quale furono ritrovate 57mila tonnellate di rifiuti tossici. La bonifica della zona costò l’equivalente di 22 milioni di euro.

LA DIFESA DEL PADRE DI E-CAT – In una scheda del suo blog intitolata “La persecuzione”, Rossi si difende così: “Le materie usate da Petroldragon per la produzione di olio combustibile, per la Legge Italiana passano improvvisamente dall’essere considerate materie seconde ad essere considerate rifiuti, come conseguenza l’azienda Petroldragon è improvvisamente deficitaria delle autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti e pertanto fuorilegge; stessa cosa capita ai prodotti in uscita dal processo di lavorazione della Petroldragon, prima considerati olio combustibile, ora rifiuti, che sono la fonte di approvvigionamento di materia prima della raffineria Omar, pertanto anche quest’ultima è, dall’oggi al domani, mancante delle autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti, quindi anch’essa fuorilegge. […] Impossibile per l’Ing Andrea Rossi (finito in carcere, ndr) gridare al mondo che sì, i rifiuti ci sono e sono tanti, ma che non sono lì come il frutto di una truffa ai danni dell’ambiente e della comunità, come se fosse il risultato di uno stoccaggio selvaggio atto a speculare sul loro smaltimento simulato, ma sono lì in attesa di essere lavorati e trasformati, e sono tanti proprio perché tanta era la previsione produttiva per adeguarsi alla richiesta di prodotto da parte dei clienti, a conferma che lo stesso mercato aveva dato nel tempo un parere favorevole sulla qualità del lavoro svolto dagli stabilimenti”.

LA RINASCITA – Dopo la bancarotta, Rossi emigrerà, nel dicembre 1996, negli Stati Uniti, dove sarà assunto dalla Bio Development Corporation, un’azienda che si occupa di energia proveniente da biomasse, e una volta diventato Chief Scientist avrà rapporti con il DOE (Department of Energy). In uno dei suoi viaggi d’affari in Italia, però, viene arrestato e dovrà affrontare in patria il processo sul caso Petroldragon. Continuerà in questo periodo ad avere rapporti con grandi aziende statunitensi, e tramite esse con il DOE e il DOD (Department of Defence). E’ innegabile che questo passato problematico getti una luce fosca su Rossi e, almeno presso un pubblico di non addetti ai lavori, sulla sua nuova invenzione. Ma è anche vero che, come scrive Bardi in un contributo sull’argomento che apparirà nei prossimi giorni sulla rivista online specializzata The Oil Drum, “In science, there is a shared belief that when a colleague tells you of something he/she has done, you don’t assume right away that the measurement is wrong, a hoax, or a scam designed to make money”.

L’ATTEGGIAMENTO AMBIGUO DI ROSSI - Dunque, la comunità scientifica dà spazio solo ai dati. Eppure, anche qui i dubbi e le polemiche non mancano: all’indomani della prima prova pubblica, Query online commenta che “l’articolo che descrive la scoperta di Rossi e Focardi, evidentemente rifiutato dalle riviste scientifiche, è stato pubblicato su un sito web gestito dagli stessi autori, furbescamente chiamato Journal of Nuclear Physics (il titolo di una rivista accademica russa, che non esiste più da tempo); come sottolinea PhysOrg.com, questo ha generato non poco scetticismo tra gli addetti ai lavori”. Inoltre, ha destato sospetto anche l’atteggiamento aggressivo degli inventori e dei sostenitori dell’E-Cat rispetto alle critiche dei colleghi in disaccordo con loro. Ecco ad esempio cosa dice, sempre su Query online, Giuseppe Levi riguardo alle obiezioni mosse da Steven Krivit, direttore del New Energy Times, che il 16 di giugno ha assistito a una delle dimostrazioni di E-Cat: “è una persona totalmente incompetente e non ha capito nulla di cosa abbiamo fatto. Gli è stato spiegato più volte, le abbiamo provate tutte: da questo momento proporrei di ignorarlo. Il peggiore dei miei studenti capisce di più di quel signore. Tutta la critica era su questa storia della misura del vapore; su questo mi arriverà un documento ufficiale di Galantini [il chimico che ha effettuato le misure]”. (Da notare che nessun documento di Galantini è apparso finora sul web) Qualcosa del genere ha detto anche Rossi: “Mr Krivit has understood nothing of what he saw, from what I have read in his ridiculous report…”. In più, Rossi si è riferito più volte a Krivit con il termine di “serpente”.

MANCANO LE PROVE - Come ha detto Levi, le critiche di Krivit vertevano principalmente sul problema del vapore interno alla macchina. Secondo il direttore di NET, il metodo con cui è stato misurato fornisce dei dati potenzialmente inesatti riguardo alla capacità di potenza dell’E-Cat. Nel suo blog, Krivit mette in discussione la misura del vapore, che porterebbe a differenti conclusioni se effettuata in base alla massa oppure al volume. L’articolo che uscirà nei prossimi giorni su The Oil Drum a firma di Ugo Bardi cerca di mettere un punto all’intera questione, concludendo che il rischio di trovarsi di fronte a una bufala, alla luce degli ultimi dati, si fa concreto:

SCIENZA PATOLOGICA? - “Il test definitivo sarebbe una prova ‘in bianco’, in cui si dovrebbe dimostrare la presenza di una differenza significativa tra il calore generato da un E-Cat in funzione e un dispositivo in cui il ‘catalizzatore’ è assente. E’ chiaro, comunque, che gli inventori dell’E-Cat non hanno fatto nulla del genere. Non hanno chiuso il ciclo di raffreddamento, hanno lasciato sfiatare il vapore e misurato la quantità di calore creato presumendo che tutta l’acqua che passava attraverso l’E-Cat fosse vaporizzata. Questo ovviamente è un set-up molto mal congegnato, che genera gravi errori, semplicemente perché non c’è modo di essere sicuri che tutta l’acqua sia vaporizzata. […] Anche un set-up sperimentale basilare può ancora dire qualcosa, ammesso di dotarsi di alcune precauzioni elementari. Semplicemente usando due E-Cats, uno “attivo” e l’altro senza il catalizzatore, sarebbe possibile notare una differenza, se esistesse un surplus di calore. Ma Rossi ha decisamente rifiutato di affrontare la questione di un “blank test”, dichiarando di essere troppo impegnato e comunque di sapere ciò che fa. […] Ci sarebbe molto altro da dire, ma penso che siamo in possesso di dati sufficienti per sospettare che E-Cat sia una bufala. Magari non possiamo ancora dirlo con assoluta certezza, ma sicuramente pare che la storia dell’E-Cat si stia rapidamente dirigendo verso il regno della ‘scienza patologica’”(cioè un’idea di cui “non ci si riesce a liberare” anche molto tempo dopo che sia stata dichiarata erronea dalla maggior parte degli scienziati del settore).

     
 

31 Commenti

  1. pietro scrive:

    Oltre al fatto che l’onere della prova è SEMPRE di chi sositene un ipotesi, e quindi la mancanza di informazioni serie consiglierebbe prudenza i precedenti del sig Anfrea Rosi ne consigliano MOLTA di più.
    Un tale che prometteva di trasformare i rifiuti tossici in petrolio e poi li scaricava in aperta campagna……
    “Andrea Rossi, lo “sceicco della Brianza”, come veniva chiamato prima del fallimento delle sue attività:”La Omar srl e i materiali stoccati nei suoi depositi sono sotto sequestro gia’ da due anni. Per questi fatti – scrive Rossi – Sono gia’ stato rinviato a giudizio. Da quel momento ogni attivita’ e’ stata bloccata ed e’ stato presentato alla Regione Lombardia un piano di bonifica che, oltre a smaltire tutto il materiale, si fa carico di tutti i costi necessari”. Il Corriere dell’8 luglio 1995 (pag. 39) scrive: “Andrea Rossi l’acquista nell’ 89, quando la Petrol Dragon di Caponago naviga in pessime acque: il pubblico ministero monzese Ambrogio Moccia non e’ affatto convinto della bonta’ del “brevetto Rossi” e sospetta che la vera attivita’ dell’azienda sia il lucroso “business” dei rifiuti industriali. La Petrol Dragon non ha bisogno delle autorizzazioni regionali allo smaltimento perchè, in base a una leggina confezionata nell’82 dal sottosegretario socialista Francesco Colucci, non tratta ufficialmente rifiuti, ma produce “materiale fiscalmente assimilabile a olio greggio”. Andrea Rossi aveva “inventato” un modo “sicuro” per trarre petrolio dai rifiuti e proponeva il suo prodotto, fortunatamente qualcuno ha voluto vederci chiaro, ma danni erano già stati fatti. Il Corriere del 13 settembre 1996, un anno dopo, ritorna sull’argomento ampliando l’orizzonte: “Lo pseudogreggio spedito in Ciociaria finiva sepolto nella ex cartiera Sigicar. Le autocisterne cariche di veleni industriali contrabbandati per “materie prime secondarie” o “flussante per olio combustibile denso”, partite dai depositi del Pavese, arrivavano puntuali alle 4 del mattino alla “pattumiera chimica” della Ciociaria: la minuscola frazione agricola di Isoletta d’Arce. Subito dopo, nella cartiera “Sigicar”, chiusa fin dal dicembre ‘90 e senza energia elettrica dal gennaio ‘91, l’attivita’ diventava frenetica: le autobotti entravano in un enorme capannone e, dopo un gran baccano di ruspe, riprendevano la via del Nord. Vuote. In questo modo, pur senza produrre un solo foglio di cartone, fino al marzo ‘94 la Sigicar ha consumato ben 1.500 tonnellate di “greggio Petrol Dragon”, il fantomatico combustibile ricavato dai rifiuti tossico nocivi. […] Durante i controlli sul sottosuolo, i monitor dei georadar erano impazziti: il terreno era letteralmente inzuppato di liquami. Altre 5 mila tonnellate di veleni erano stoccate nei serbatoi dell’ ex cartiera. Nel fascicolo aperto dai pm Ersilia Spena e Assunta Cocomello compaiono i nomi di Augusto Carugati, titolare della Sigicar, di Marino Ruzza, ex titolare dell’ “Ambrosiana Italfert” e della “Autoservizi industriali” di Girolamo Scalesse (“il professore” di Latina arrestato dalla magistratura di Aosta nell’ ambito dell’inchiesta “Phoney Money”) e di alcuni autotrasportatori. Carugati era stato inquisito nel luglio ‘95 dalla Procura di Vigevano dopo il sequestro dei depositi alla “Omar” di Lacchiarella, alla Sigicar, della “Oil Termica” e della “Zeta Gestione” di Albaredo Arnaboldi e della “San Martino Snc” di Tromello””

  2. gino scrive:

    Beh, tanto vale aspettare la famosa inaugurazione della centrale da 1MW, a quel punto capiremo se è vero o no.
    Io aspetto a trarre conclusioni, per ora la bilancia pende più sul si che sul no, però il rischio della bufala c’è sempre.
    ancora qualche mese dai…
    ciao

  3. Vittorio Coccoletti scrive:

    Secondo me è proprio perchè funziona che sta partendo la macchina della disinformazione per scoraggiare eventuali investitori . L’industria( o meglio la cricca commerciale) delle fonti energetiche ( Petrolio Uranio Carbone) faranno di tutto per screditare questa invenzione. seguo da qualche mese questa cosa e secondo me se non funzionava nessuno si prendeva la briga di dimostrare il contrario!!

  4. Un altro interessante articolo sulla fusione nucleare fredda, con video e dichiarazioni degli scienziati: http://wp.me/p19KhY-bo

  5. Bruno Stucchi scrive:

    Rossi? Quello della “Petroldragon” ?
    Se è così, è detto tutto.

  6. ciccio scrive:

    Articolo dei soliti giornalisti asserviti al potere e quindi all’industria del petrolio.
    Il dispositivo funziona e sarà a breve in commercio che vi piaccia o no.

    • Forse non hai capito bene il punto.
      A tutti qui, in testa al prof. Bardi, piacerebbe ENORMEMENTE che l’E-cat funzionasse.
      Ma il mondo non funziona secondo quel che ci piacerebbe. Quell’apparecchio sarebbe molto strano che funzionasse, per una serie di ragioni legate alla fisica. Quindi un fisico parte un po’ prevenuto, ritiene MOLTO IMPROBABILE che funzioni. Se però funzionasse, sarebbe pure molto interessante, si aprirebbero infinite possibilità di far carriera mostrando COME funzioni.
      Quindi il fisico medio di cui sopra comincia a pensare “mah, mi sembra più probabile ci sia un errore di misura, un trucco, un conto sbagliato”. Posi si va a guardare la documentazione per bene e trova un sacco di spazi in cui si può nascondere un trucco, un sacco di misure approssimative, un sacco di conti che non tornano per bene. Questo non dimostra che la cosa non funziona, ma la bilancia a questo punto pende MOLTO FORTEMENTE per il “no”.
      Diciamo che io sul funzionamento di quell’affare non ci scommetterei due euro. Tu si? Facciamo così, se funziona in modo riconosciuto (si vendono apparecchi E-cat commerciali di cui tutti sono contenti) io, oltre ad acquistarne uno ti pago 10 euro. Se tra un anno siamo ancora a questo punto tu me ne paghi 50 (se sei convinto che la bilancia pende più di 5 ad 1 dovresti accettare).

    • susan scrive:

      Caro Ciccio

      Giornalisti asserviti al potere ?
      Dov’è il dispositivoin commercio?
      Sono passati 8 mesi dalla tua profetica predizione.
      Dai facciamoci una risata e ammettilo che ti sei fatto illudere per la 100-sima volta ….

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