LA SPESA PUBBLICA AL NORD E’ PIU’ ALTA CHE AL SUD! – Anche perché, guardando i dati, vengono fuori verità non sempre conosciute e si sfatano luoghi comuni: secondo molte fonti dati del governo, ad esempio, i Conti pubblici territoriali, la spesa pubblica totale in Italia è più alta al nord che al sud: nel periodo 2000-2006 è stata in media di 12.930 euro all’anno per abitante. Le regioni dove si è speso di più sono quelle a statuto speciale del nord, Lazio (che risente di Roma capitale), Liguria e Lombardia. E le regioni del nord hanno tutte una spesa pro capite più alta della media, a parte il Veneto (11.206 euro), mentre quelle del sud sono tutte al di sotto del dato medio nazionale. Le differenze regionali sono quindi prodotte dalla capacità fiscale, che al nord è molto più alta. Ma le entrate alte del nord che vanno al sud non sono elemosina: sono redistribuzione
del reddito secondo il principio costituzionale della capacità contributiva. Una simulazione a suo tempo condotta dal Cifrel di Massimo Bordignon assieme alla Regione Umbria mostra che in un’ipotesi di federalismo spinto (tipo la vecchia proposta di legge della Lombardia, che comunque prevedeva una forma di perequazione) le regioni del Sud non sarebbero semplicemente in grado di finanziare le funzioni devolute solo con le loro entrate fiscali. E’ un dato di cui non si può non tenere conto. Come ha difatti fatto il ddl Calderoli.
IL DDL CALDEROLI – Il ddl Calderoli, che pure ha diversi problemi applicativi, da questo punto di vista infatti è molto equilibrato, come si è già detto più volte. Infatti distingue correttamente il finanziamento di alcune funzioni (sanità, istruzione, assistenza) che investono diritti fondamentali di cittadinanza dalle altre. Solo per le prime viene garantito il finanziamento integrale per tutte le regioni dei fabbisogni per i livelli essenziali, calcolato in base ai costi standard, tenendo anche conto delle diverse capacità fiscali, attraverso l’intervento di un fondo di perequazione. La perequazione limitata al solo costo standard serve proprio a non perequare le inefficienze provocate da classi politiche locali non all’altezza. Senza dimenticare comunque che l’equazione che chi spende meno è più efficiente è semplicistica. Se fosse davvero così, le regioni del sud con la loro spesa pro capite più bassa, sarebbero l’esempio da imitare: va quindi considerato anche il livello di servizio offerto. Per questo si parla di costi standard per livelli di prestazione. E va anche ricordato che le modalità tecniche per calcolare i costi standard saranno complesse. Invece per le altre spese, di minore significato equitativo (comunque importanti: formazione professionale, sostegno delle economie locali, turismo, ecc…), la perequazione coprirà solo le diverse capacità fiscali, provocando differenze anche sensibili tra le diverse regioni, come mostra una stima di Arachi e Zanardi, ma rispettando comunque il principio di capacità contributiva.
LA CONCORRENZA FISCALE – La proposta poi di introdurre forme di fiscalità di vantaggio a favore delle regioni del Sud, che abbassino le aliquote dei tributi loro assegnati con l’obiettivo di attrarre investimenti dall’esterno è possibile, ma
ricordando che si tratterebbe di concorrenza fiscale, quindi sottoposta al vaglio della Corte di giustizia europea. E la Corte, come dimostra una recente sentenza sui Paesi Baschi, ha sottolineato che l’autonomia fiscale degli enti territoriali sub-statuali non deve avere carattere “selettivo” e che l’eventuale importo dei trasferimenti finanziari tra i vari livelli di Amministrazioni non deve produrre delle compensazioni occulte. Insomma, come insegna l’esperienza relativa all’armonizzazione fiscale in ambito Ue, la desiderabilità della concorrenza fiscale è molto controversa ed è un punto da esplorare ma che va approfondito. Ricordandosi che la Pubblica amministrazione deve comunque fornire beni pubblici fondamentali, là dove il mercato “fallisce”, anche per i teorici più “liberisti”.
MA QUALCOSA SI PUO’ FARE – Attenzione però: il fatto di non condividere alcune delle tesi più “estreme” di Falasca e Lottieri non significa non condividere invece il loro sogno: quello di veder sorgere nel sud una nuova Irlanda, calda e multicolore, tra Pompei e la Valle dei Templi, superando decenni di politiche fallimentari di incentivazione. E’ giusto ad esempio puntare ad una standardizzazione della spesa: una funzione nazionale come l’istruzione non può costare in Calabria il doppio che in Lombardia. E si possono anche riavvicinare nel medio periodo i livelli di spesa regionale ai rispettivi livelli di entrate regionali, tenendo presenti e quindi governando gli inevitabili problemi equitativi che si porrebbero. Ma, guardando ad altri paesi come la Spagna che hanno ridotto nel tempo le forti differenze regionali, ci sono molti fattori di convergenza su cui intraprendere coraggiose politiche pubbliche per ridurre i divari nord-sud e accompagnare un federalismo utile per tutti, trovando il giusto equilibrio tra modello cooperativo e modello competitivo. A partire dal capitale sociale, inteso come il livello di fiducia, impegno civile e di valori condivisi all’interno di un tessuto sociale (si vedano inchieste internazionali, come il World Values Survey). E poi, l’istruzione, gli investimenti infrastrutturali, la criminalità ed anche altro. Ma ci torneremo.




Il meccanismo di voto coi piedi in effetti non funziona. Pero’ si puo’ interpretare l’exit option come l’uscita non dei principali, ma degli agenti. In questo caso servono strumenti di controllo, misurazione, ecc.
Che sono abbastanza complessi da mettere in campo….
Un sorriso semplice e un po’ in ritardo..
^_^
Potevi pensare che, anche se in ritardo, ti facevo mancare il mio contributo su un tema “caro” come il federalismo?
Analisi molto valida di quanto è in ballo, come sempre. Anche la proposta di “gabbie fiscali” ben temperate, di Irlanda del Sud, mi pare assolutamente condivisibile.
Solo, andrebbe chiarito qualche aspetto di contorno: ad esempio, in generale il Nord è terra estremamente votata alla solidarietà, basti considerare i numeri assoluti da primato a livelo mondiale di realtà non profit e attive nel sociale.
Se ne deduce che il problema dei trasferimenti al Sud non è egoistico o micragnoso (anche se,in tempi di magra si tende giustamente per prima cosa a limitare le “liberalità”): RIGUARDA PIUTTOSTO L’EFFICIENZA NELL’IMPIEGO DI TALI CONTRIBUTI.
Se all’efficienza vergognosa dimostrata delle varie Casse del Mezzoziorno nel tempo, accompagnamo poiil tema devastante dell’evasione fiscale, che i dati dimostrano essere a livelli subsahariani al sud, ma continua ad essere perseguita con accanimento degno di miglior causa in un Nord oramai da anni nelle medie europee dell’evasione (oltre al danno la beffa), si ottiene l’equazione che porta le frange più popolaresche e becere del Nord a reclamare il “loss von Rom”.
In definitiva si raccoglie cio’ che si semina: nessuno in Veneto si lagna dei contributi a Rovigo o alla Bassa Paodvana, perchè sanno che là si spenderanno in modo mediamente efficiente.
In tal senso il tema dell’ “accountability” è quello assolutamente centrale nel federalismo all’italiana: lo sappiamo bene che non esiste “il sistema perfetto” a prescindere, ci può essere un centralismo iper efficiente (Francia) e federalismi farlocchi (Russia), ma anche i fatti recenti dimostrano che oramai il tema l’accountability degli amministratori locali è divenuto prioritario.
ciao, Abr
@ABR
)))) (scherzo, eh…)
Grazie. In effetti ti confesso che mi spiaceva molto non aver letto il tuo commento, che m’interessa sempre, anche se a volte mi fai un po’… arrabbiare
Il tema dell’accountability degli amministratori locali è FONDAMENTALE. E, come sai bene, su questo punto la pensiamo esattamente allo stesso modo (esattamente come sul tema Cassa del mezzogiorno).
Sono molto d’accordo anche che quest’accountability non necessariamente dipende da un sistema federale “spinto”. Per questo, molto modestamente (ma in eccellente compagnia..) penso a forme tipo quello alla “catalana” per alcune regioni più “pronte” e un sistema nazionale che attui forme di federalismo cooperativo (quindi, con perequazione, purchè limitata al fabbisogno standard, cosa sulla quale – piccola confessione – si stanno facendo degli studi e delle elaborazioni interessanti, ma ne parleremo tra non molto) che tenga conto dell’efficenza ma anche dell’equità.
Io credo che un federalismo ben fatto sia una buona risposta a qualche problema che ha l’Italia. E che la Lega abbia il merito, forse un po’ rozzamente, di averlo messo sul piatto.
Temo anche che in molti (in modo assolutamente bipartisan) faranno tutto il possibile per mantenere lo status quo. E che idee eccessivamente provocatorie finiscano per portare, ovviamente non volendo, fieno in cascina proprio a questi “molti”.
Ovviamente, sono sempre pronto a confrontarmi con chi, civilmente e ragionando, prova a farmi cambiare idea. Mi succede.
Ciao e auguri
C.