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pubblicato il 16 dicembre 2008 alle 14:37 dallo stesso autore - torna alla home

Nonostante la crisi, gli Stati continuano a destinare una fetta importante del loro budget agli armamenti, che vanno mantenuti e hanno costi “collaterali” occulti. Giovanni Vacca fa il punto della situazione in un articolo che è una mosca bianca nel panorama informativo.

Su Giornalettismo abbiamo parlato di bombe atomiche in due recenti occasioni, una per smontare le affermazioni di un programma televisivo e una per smontare le affermazioni di un collega della carta stampata. E abbiamo anche noi fatto rilevare in più occasioni come per evitare che la 3111745338 f1092a5908 Il disarmo nucleare sta per fermarsi. E linformazione tacecrisi economica diventi mortale si debba iniettare nelle aziende private – a partire dagli USA – quantità gigantesche di danaro pubblico. Cioè di danaro nostro, perché viene infatti dalle nostre tasche, prelevato dal fisco tramite le tasse. In particolare, abbiamo fatto notare come all’improvviso pare abbiano scoperto il socialismo per i ricchi: assegnare – e spesso di fatto regalare – soldi statali alle grandi aziende, banche, finanziarie varie e annessi manager incapaci e spesso ladroni, per evitare il fallimento di quelle e la galera per questi. Alla faccia del tanto decantato liberalismo più o meno selvaggio e dell’altrettanto decantato “spirito animale del mercato”. Che questo “spirito animale” pascoli soprattutto nella mangiatoia statale non lo si ricava solo da fatto che per esempio in Italia la Fiat dal dopoguerra al secondo governo Berlusconi avesse avuto in regalo dallo Stato la gigantesca cifra di un milione di miliardi di lire, pari a 500 miliardi di euro. Ma la si ricava soprattutto dal fatto che negli Usa si stima che almeno un quarto dell’apparato industriale e delle ricerca scientifica ruota attorno all’industria militare e alle sue continue ricerche per nuove armi e sistemi di armi. Insomma, la benzina del motore produttivo USA è rappresentata dal complesso industriale militare. È proprio il caso di dire “Metti un tigre nel motore!”. Tigre che come sappiamo spesso sbrana.

GUNS OR BUTTER? – Dopo avere sperimentato e usato sulla popolazione civile le bombe atomiche, gli USA hanno impostato, varato e accelerato un piano di armamenti nucleare assolutamente pazzesco, che è arrivato ad 3111745348 107c183748 Il disarmo nucleare sta per fermarsi. E linformazione taceaccumulare negli arsenali dello zio Sam varie decine di migliaia di bombe, atomiche, all’idrogeno e infine anche a neutroni. Quelle che si indicano in breve come bombe A, H ed N. La produzione di ogni singola bomba ha costi enormi, e non solo finanziari visto che ci sono da aggiungere i danni da inquinamento e devastazione ambientale nei siti delle miniere (Africa soprattutto). A conti fatti, si tratta di cifre semplicemente demenziali. Che, cosa ancor più demenziale, traina un complesso industriale che divora altre cifre demenziali per tutto ciò che gli va appresso per tenere questi ordigni pronti all’uso: missili, bombardieri, sommergibili nucleari e quant’altro. Le spese per questi giocattoli per generali e imbecilli vari sono talmente stratosferiche da avere schiantato l’Unione sovietica, fino a decretarne la morte, costringendola – per stare al passo con l’Occidente che aveva invaso la Russia già due volte (con Napoleone e Hitler) – a una corsa agli armamenti che ha strozzato qualunque possibilità di investire più sul burro che sui cannoni, per usare parole care alla buonanima di Nikita Krushev. E magari si fosse trattato solo di cannoni…

SOLDI BUTTATI – Ovviamente gli armamenti chimici e batteriologici, altre armi di distruzione di massa, non vengono prodotti gratis, hanno altri costi enormi. Ma quello che è ancor più drammatico, nel filone dei soldi pubblici buttati via per alimentare e trainare un apparato industriale privato ma con le stellette che a sua volta fa da benzina per il motore dell’intera macchina produttiva, è che le armi atomiche hanno costi proibitivi anche per la manutenzione, visto che per fortuna almeno fino ad ora non sono state usate e arrugginiscono nei magazzini. E costi notevoli perfino per il loro smantellamento, sancito dai vari accordi per il disarmo. E a proposito di disarmo nucleare, va troppo a rilento. Lo dimostra con dovizia di particolari il mio amico Roberto Vacca, che mi ha spedito l’articolo seguente, da lui pubblicato per IlSole24ore. Ma per tornare al discorso del soldo  pubblico come motore del “liberalismo” privato a stelle e a strisce dobbiamo notare anche che il programma di armamenti da fantascienza noto come Guerre stellari, così come la strategia della 3111745358 546a048e7c Il disarmo nucleare sta per fermarsi. E linformazione taceGuerra asimmetrica basata sull’invenzione dell’Asse del Male e della esagerata esagerazione del “terrorismo internazionale” – da parte di una potenza come gli USA che ha più meno 150 basi militari sparse nel mondo! – non sono altro che l’ammodernamento futurista di quel 25 per cento di industria e ricerca scientifica militare che fa da traino al resto della produzione e ammodernamento tecnologico industriale americano.

IL PUNTO SUL DISARMO - Nel 1980 gli USA avevano 9.200 testate nucleari e l’URSS 7.600. Oggi, pur tralasciando le atomiche dell’India, del Pakistan e le oltre 200 bombe atomiche israeliane, queste costruite con l’aiuto della Francia e usando le miniere di uranio trovato in casa, nel deserto Negev, la situazione attuale (31/10/2008) è la seguente:

3111745326 4dc00af9d0 Il disarmo nucleare sta per fermarsi. E linformazione tace

Come si vede, il potenziale distruttivo totale equivalente è pari a  4.976 miliardi di chili di alto esplosivo. La popolazione mondiale a fine 2008 è di 6,75 miliardi di persone: ergo, il potenziale distruttivo equivale a 737 chili di alto esplosivo per ogni essere umano. Più imbecilli di così si muore, ed è proprio il caso di dirlo… Da notare che tutto ciò NON ha nessun senso neppure dal semplice punto di vista militare: infatti da che mondo e mondo i militari servono per conquistare territori altrui per sfruttarne le ricchezze e la popolazione vinta. 

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