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La nuova tassa “della Siae” su smartphone e tablet

Chi sta meditando l’acquisto di un nuovo smartphone, di un tablet, di un computer o anche solo di un hard disk esterno per organizzare meglio le proprie vite digitali, potrebbe essere costretto a scucire un bel po’ di quattrini in più rispetto a oggi. Non a causa di un aumento dei prezzi dei device tecnologici ma, piuttosto, per colpa di una «super-tassa» imposta dalla Siae su tutti quei prodotti hi-tech che funzionano da archivio dati. Una tassa che in realtà esiste già, ma che fino a oggi è stata tanto contenuta da passare quasi inosservata. Ma, ora che la Società Italiana degli Autori ed Editori ha corretto le tariffe, questa cifra potrebbe addirittura quintuplicare.

tassa smartphone siae (4)

COMPRO UN NUOVO SMARTPHONE: PERCHÉ C’È UNA TASSA SIAE? – Ma, in definitiva, cosa tassa la Siae quando si compra un tablet, un computer, o anche solo una pennina USB? Tecnicamente, spiega Umberto Torelli sul Corriere della Sera, si paga per poter effettuare una copia dei nostri dati, andando quindi a pareggiare il «danno economico» subito da eventuali autori terzi:

In cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore». Dunque per fare una copia di contenuti audio-video di cui siamo già legittimi proprietari. Per esempio per portare la compilation di Cd e Dvd su un secondo dispositivo personale come un lettore Mp3, smartphone o tablet. Ma anche un programma Tv, un cartone animato e un filmato (anche di YouTube) che riversiamo su un hard disk esterno. Gli incassi Siae servono dunque per compensare i mancati introiti degli autori.

Fino ad oggi, tuttavia, si trattava di una tassa piuttosto ridotta, pochi centesimi di euro che influivano poco o nulla sul prezzo finale del nostro nuovo gioiello tecnologico. Ma Siae, che recentemente aggiornato le tabelle e i relativi importi, ha proposto quello che, a conti fatti, è un aumento del 500% del balzello corrisposto fino ad oggi.

Guarda le foto:

DI QUANTO AUMENTEREBBE IL COSTO FINALE? – Aumento che si tradurrebbe in un’imposta da poco più di cinque euro per i nuovi modelli di smartphone e tablet fino a 40 euro in più per i decoder dotati di una memoria interna di 4 gigabyte e che, in tutto, arriverebbe a portare nelle casse di Siae una cifra che va dai 130 ai 200 milioni di euro.

(fonte: Comitato consuntivo permanente per il diritto d’autore)
(fonte: Comitato consuntivo permanente per il diritto d’autore)

Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo: perché la proposta di aggiornamento tariffario di Siae è arrivata sulla scrivania del ministro Bray, titolare del dicastero dei Beni, Attività culturali e Turismo, che per il momento ha sospeso ogni cosa per poter approfondire meglio la questione.

IL WEB S’INDIGNA – Nel frattempo però, esperti di tecnologia e semplici utenti sono già sul piede di guerra, e sul web si infiamma il dibattito. Più che sul balzello, si discute sulla sua ragione di esistere, anche in relazione all’evolversi delle tecnologie e ai modi di fruire i contenuti anche grazie i nuovi servizi di film e musica «on demand» che, generalmente, si possono vedere ma non copiare. Scrive ad esempio Luca Viscardi su Mister Gadget:

Ma torniamo alla tassa Siae: questa nuova tassa imposta per compensare la copia privata dei materiali che noi acquistiamo on-line. C’è solo un piccolo problema: nella stragrande maggioranza dei casi noi non copiamo più niente, dato che usufruiamo di servizi che sono erogati in streaming, quindi senza una copia fisica dei files. In pratica, paghiamo una tassa per qualche cosa che in realtà non facciamo. Bisogna sottolineare che in decine di paesi del mondo questa tassa non esiste. Ma in Italia siamo bravissimi ad erogare servizi orrendi e a tassare anche l’aria che respiriamo.

E passare a parlare della Siae – uno degli enti pubblici meno amati dagli italiani – il passo è breve:

 

 

Mentre qualcuno fa notare come andranno a finire realmente i soldi della tassa, sopratutto in quei casi dove non c’è nessun «autore» a cui dover pagare i diritti:

 

 

(Photocredit: Getty Images e LaPresse)

Update, l’allarme rientra:
“Come sottolineato anche dal ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo e’ priva di fondamento l’ipotesi secondo la quale l’industria culturale, gli editori e gli autori di questo Paese hanno chiesto al governo una nuova tassa sui dispositivi di nuova generazione (smartphone, tablet, ecc). Le cifre che circolano sui mezzi di informazione non corrispondono al vero e servono soltanto a creare disinformazione e inutili polemiche tra gli operatori”. E’ quanto si legge in una nota di Confindustria Cultura Italia, la federazione dell’industria culturale che aderisce a Confindustria e che rappresenta le imprese editoriali, discografiche, cinematografiche, televisive e dei videogiochi. Lo riporta l’Agi.