La rivolta dei “compagni” contro Vendola

14/07/2011 - Il leader di Sel critica la parola e le dice addio. E arriva qualche critica sul web. Ma non è una rivolta ‘Addio compagni’. Nichi Vendola sdogana la parola ‘amico’. Partecipando alla presentazione del nuovo libro di Goffredo Bettini ‘Oltre

     
 

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Il leader di Sel critica la parola e le dice addio. E arriva qualche critica sul web. Ma non è una rivolta

‘Addio compagni’. Nichi Vendola sdogana la parola ‘amico’. Partecipando alla presentazione del nuovo libro di Goffredo Bettini ‘Oltre i partiti’, il leader di Sel rivela: “Nel Pci mi dicevano che non si doveva dire ‘amico’, che bisognava dire ‘compagno’. Ho passato tutta la vita a ripetermi questa frase. Ma ora ho capito che era una stronzata, perche’ e’ stato un alibi per molti crimini. Io preferisco stare con molti amici, che mi aiutano a crescere”.

Questa agenzia di stampa pubblicata l’8 luglio sul sito di Nichi Vendola sta, secondo Repubblica, scatenando una rivolta sul web. In realtà, il post ha appena una trentina di commenti, anche se tutti, o quasi, sono molto critici:

Marcello 14 luglio 2011 – 09:55

Io sono stato iscritto per molti anni al PCI, dai 14 fino a che non cambiò di nome. E’ ho sempre ritenuto un onore riferirmi col termine compagni o compagne ai militanti del partito. E i miei compagni non erano Stalin o Pol Pot, ma Peppino, Gianni, Luigi. E ricodo ancora l’emozione di quanto, appena maggiorenne, salutai Pietro Ingrao dandogli de tu e chiamandolo compagno. Questo fa parte della mia storia.

Io sono un sostenitore di Nichi Vendola, ritengo che sia lui oggi il miglior politico italiano, quello con maggiore visione del futuro.

Ma proprio per la sensibilità che lo contraddistingue, avrebbe dovuto evitare di definire “stronzata” un termine che ancora ha un valore per molti di noi.

Io sono convinto che SEL abbia bisogno quasi di un ripudio delle vecchie appartenenze per costruire qualcosa di nuovo, ma se si reputa il termine compagni superato non è Vendola che deve deciderlo, ma chi milita in questo partito.

Io ho la fortuna di fare politica con molte ragazze e ragazzi, con buoni risultati, visto che qui a Cagliari siamo riusciti a eleggere un sindaco iscritto a SEL di 35anni. A nessuno di loro dà fastidio essere definito compagno. Il tema è assolutamente marginale e in questo caso il “benaltrismo” è più che giustificato. Ma se si vuole discutere della questione se ne discuta in modo serio e la ragione non può essere che Vendola giudica il termine una stronzata. Mi pare che anche lui, a volte, perda il senso del limite.

Antonello 14 luglio 2011 – 00:11

nei giorni della odiosa speculazione finanziaria alla quale tutti i partiti rispomdono con ricette alla “lacrime e sangue sempre per i soliti noti” non mi sembra che scegliere tra Compagno o Amico sia al centro dei pensieri popolari. Per favore caro Vendola ci vuole il sogno e la concretezza. Concretezza significa dire quali sono le nostre soluzioni alla situazione politico/economico/finanziaria dell’Italia e dell’Europa. Sogno e Concretezza per favore.

Maurizio 13 luglio 2011 – 12:41

Ah, tanto per non essere tacciato di nostalgia del vecchio PCI… per questioni anagrafiche non sono mai stato iscritto a quel partito, nè l’ho mai vissuto, non provenendo da una famiglia di iscritti al PCI. Ma ho sempre fatto parte di partiti (prima che si sciogliessero) e associazioni in cui dire “compagno/a” era una cosa naturale, così come erano naturali le riunioni di circolo, i congressi, le federazioni e così via. Qua si vuole smontare la “struttura” per avere un popolo adorante e un capo che decide per tutti. E se mi permettete, non è questa l’idea di Sinistra e di Partecipazione che ho io. Per quanto possibile combatterò affinché SEL non diventi il PDL della sinistra. Ultima cosa, anche questa di forma, ma che racconta anche bene la sostanza del partito verso cui stiamo scivolando. Questa nostra ansia di chiamare il presidente del Partito “Nichi”, come se fosse un mio parente, un mio vicino di casa, è la stessa dei berluscones che chiamano B. “Silvio”. Cioè il leader diventa parte integrante della mia vita, un mio parente, vicino, amico, quindi sostanzialmente inattaccabile. In fin dei conti c’è anche “Fidel”, “Saddam”, “Mao” e così via. Lungi da me paragonare Vendola a questi tizi qua, ma il meccanismo è lo stesso. E anche questo a me non piace troppo.

Maurizio 13 luglio 2011 – 12:22

Mi sembra una discussione senza senso, tuttavia dà un po’ l’idea dell’evoluzione del pensiero vendoliano degli ultimi mesi. Evoluzione tutta legata alla candidatura alla primarie, per cui se ti definisci “compagno” sei un cattivone e potresti non prendere i voti del PD. Bah! Comunque, per quanto mi riguarda, “amico” investe la sfera privata della vita, “compagno” investe quella pubblica, politica. Quindi, caro Nichi, con tutto il rispetto, sono un tuo compagno, non un tuo amico.

P.S.: un’altra sparata e mi sa che riconsegno la tessera.

Loretta Scannavini 13 luglio 2011 – 12:08

Sono “compagna” dal ’68 e non rinnego la mia storia, ma allora mi sono trovata a dover stare insieme al compagno Stalin, al compagno Mao, al compagno Fidel e poi sono arrivati i compagni Brezenev, Krusciov, forse perfino Gheddafi, anche Bettino Craxi era un compagno (per non nominare tanti altri che oggi gridano a favore del PDL), la BR erano compagni (allora si diceva che sbagliavano) e poi ci sono i compagni di scuola, di banco, di merende, di ballo e non ultimi quelli di cella (che nessuno sceglie per un percorso comune). Compagno/a è una parola con molte sfaccettature, ma non per questo irrinunciabile, oggi mi trovo a combattere insieme a molti che per storia o semplicemente per età non usano questa definizione, in un mondo in cui sono saltati quasi tutti gli schemi di un modello sociale ormai al tramonto usare vecchi simboli può diventare tragicamente esclusivo oltre che perdente, ma non perché la parola disturbi il potere semplicemente perché rischia di non includere tanta gente che crede in un mondo diverso.

Il concetto di sinistra è, oggi, una teoria tutta da riscrivere senza dimenticare la storia, ma che storia è e cioè memoria da conservare per eliminare errori già percorsi e ricordarci ciò che siamo e ciò che dovremo essere e non bisogna dimenticare che in quella storia ci sono pure Martin Luther King, Nelson Mandela, Gandhi (le Black Panther, quelle col pugno alzato sul podio delle olimpiadi del ’68 si definivano Soledad Brothers!) che compagni non si sono mai detti, come nel presente ci sono gli indignatos, i giovani arabi, i cittadini aquilani, la gente scesa dai tetti nelle strade, vogliamo farli fuori per un termine?

Certo per me voi resterete i miei amati compagni di lotta, ma loro sono la mia forza per andare avanti: i miei fratelli e i miei amici.

Peppe Ancona 13 luglio 2011 – 10:41

Dal 1975, nel PCI, ne ho conosciuti di “compagni” (rifiutavamo per noi la definizione “amici”, perché era da democristiani e ‘puzzava’ di chiesa). Ho capito, da tempo, che era una presa in giro: l’uso di tale aggettivo (?) ci serviva per identificarci in un gruppo, ma quasi mai corrispondeva al proprio vissuto. Tant’è che, quanto più ‘maturava’ il capitalismo italiano, tanto più le scelte concrete di vita dei “compagni” si adeguavano alla ‘modernità’, al consumismo, all’indifferenza verso la natura e verso le sorti della gente oppressa nel mondo. Non dimentichiamo che il partito più grande della ‘Sinistra’ è questo PD che ci ritroviamo. Fa bene Vendola a mettere in chiaro questa ipocrisia. Ed è chiaro che, quando smobiliti delle certezze ed il guscio in cui ci si è cullati per non dare conto alla propria coscienza, le reazioni sono di isteria. Ognuno/a pensi per sé, e si chiami o chiami l’altro/a come meglio crede. Con onestà e senza ideologismi autoreverenziali.

Gianni 13 luglio 2011 – 00:32

certo che fino a che noi comunisti,e gente che comunque si riconosce nei valori della sinistra troviamo il modo di dividerci su tutto, io sono più comunista di te, io mi chiamo compagno, tu amico, e tutte le seghe mentali che ci facciamo, ci terremo e Berlusconi Bossi per altri 20 anni.

Alberto Marinucci 12 luglio 2011 – 23:41

Eh, presidente, ma cosa vai dicendo! Compagno ha un significato molto più profondo ed importante sia dal punto di vista storico che culturale ed evito di ripetere ciò che hanno scritto molti compagni ai commenti precedenti. Spero sinceramente in un dietro front da parte tua!

Luca 12 luglio 2011 – 23:38

Bisogna leggere e interpretare bene le parole. certo che se sotto il termine compagni bisogna mettere ceausescu, stalin e compagnia….. meglio gli amici

a mio parere non sta rinnegando nessuna storia. sta dicendo che si cercava di far chiudere gli occhi su delle atrocità (Stalin Ceausescu …) solo perchè anche quelli erano compagni. la parola amico non la usa nel senso politico del termi…ne ma nel senso più stretto, di chi condivide con noi emozioni passioni valori e che può essere anche cosa diversa da noi. quei compagni di cui parla Luciano in cui indica le persone come Gramsci, o altri che sono stati uccisi (Pio la Torre ad esempio)o sono stati in galera . Berlinguer oltre che compagno era amico , Stalin era compagno ma certamente non era amico

se non si comprende ancora che SEL non è un altro aprtito comunista, che SEL è un partito di sinistra che ha nella difesa delle libertà un valore fondante e che bisogna smetterla di pensare a SEL come la somma di ex rc ex sd ex verdi . siamo SEL . essere di sinistra non significa essere comunisti e chi lo dice è un ignorante politico di prima categoria visto che la sinistra si declina in diversi filoni: socialismo , socialismo libertario, ecologia, comunismo etc… SEL sta cercando di creare una nuova sinistra ed è per questo che ogni giorno, sempre di più, aumentiamo simpatizzanti, iscritti etc… Bisogna costruire un nuovo modello di società che coinvolga tutte le categorie sociali ed economiche senza per questo rinnegare la difesa dei diritti dei lavoratori (ricordo che SEL e Federazione della sinistra sono stati gli unici a volantinare a favore dei lavoratori a Pomigliano) ma non per questo non bisogna trovare un progetto di società e quindi un programma che parli a imprese, commercianti, artigiani etc….

per noi è una bella parola ma non può essere giustificativa di delitti orrendi . non è che se Stalin era compagno faceva bene a mettere in carcere gli oppositori e se lo faceva Mussolini invece era cattivo.

Rosanna Crocini 12 luglio 2011 – 21:22

Ritengo che la parola compagno racchiuda un significato che per molti anni ho ritenuto importante per la mia vita l’ho usata raramente e quando è successe mi sono sempre soffermata nel pronunciarla e ho sempre guardato in faccia le persone che la pronunciavano abitualmente e tantissime volte mi sono detta questi non sono compagni a me .

Il tempo mi ha dato ragione , la parola compagno racchiude in se qualcosa che è più di un amico, indica coesione fra le persone , indica uno stile di vita etico, indica chi lotta insieme a te, per il posto di lavoro, per un salario più equo , per un’ambiente e un mondo più vivibile, per la difesa dei più deboli.

Cosa che oggi per una seggiola la parola COMPAGNO l’hanno venduta dandogli tutt’altro significato.

Bravo Niki amici è più adatto!!!! La parola Compagno bisogna meritarla prima di pronunciarla

Rino1956 12 luglio 2011 – 19:55

La parola compagno deriva dal latino CUN PANEM cioè colui/lei con il quale si divide lo stesso pane. Quindi non solo amici, ma molto di più. Quando si vogliono cancellare oltre i simboli della storia del ’900 anche i termini è solo perchè la forma si deve adeguare alla sostanza e spesso la deve anticipare. Cioè recidere completamente i legami con quella storia, non per presunti “torcicollo”, ma solo per piegarsi alla logica della “compatibilità” e avendo invece il collo ben proteso al “personalismo”. Per far cià bisogna smussare man mano tutti gli spigoli e essere accettato a quella parte della borghesia ” illuminata ” che stanca del “populismo” berlusconiano volge altrove il proprio sguardo. Un appunto per quei compagni e amici di SEL che parlano di una veste originale del proprio partito .Ma avete capito che non siete un partito bensi’ una “partita” ?

Angelo De Carolis 12 luglio 2011 – 19:45

Non è un problema lessicale ma etimologico e semantico il termine compagno/a non si applica unicamente al lessico politico ma nel linguaggio comune anche a altre categorie di figure, si dice compagno/a per riferirsi alla persona amata, ci si appella allo stesso modo per indicare il rapporto fra studenti, ci si appella con questo tetmine per indicare chi condivide con noi un viaggio ecc. L’ appellativo compagno/a indica una persona o un gruppo di persone con il quale o con le quali si condivide un percorso, una speranza, un progetto una idea.

Una persona può avere un amico/a che non sarà mai un compagno/a e un compagno/a che non sarà mai un amico/a.

Mi stupisce che Vendola sempre così attento all’ uso delle parole dica quelle cose.

Parafrasando Moretti vorrei ricordare ” che le parole sono importanti”

David Valderrama 12 luglio 2011 – 18:11

Bravo Nichi!!! Sempre più spesso mi accorgo come la sinistra degli iscritti e militanti sia in ritardo rispetto alla società che vorrebbe rappresentare.. Non credo che Nichi abbia voluto cancellare la parola compagno ma, al contrario, ha voluto aggiungere un’altra al rigido lessico della sinistra dei partiti.. Forse a qualcuno sfugge che all’elettorato non frega niente ne delle bandiere rosse ne tanto meno dei protocolli linguistici.. altrimenti non si spiegherebbe il tracollo della sinistra arcobaleno.

Damiano 12 luglio 2011 – 17:39

Il termine compagno racchiude in sé una storia lunga, fatta di battaglie sociali e di grandi ideali. Racconta la sete di giustizia, uguaglianza e fratellanza tra uomini disposti a dividersi anche il pane.

Racconta il freddo implacabile, la carenza di cibo, racconta il sangue degli operai, e la loro energia.

Racconta l’esigenza della lotta, racconta il classismo, l’abulia delle masse, il compromesso borghese, lo sfruttamento, le violazioni dei diritti, il destino degli emarginati.

Racconta la povertà e la bellezza del condividere il proprio cammino con gli altri.

Il termine compagno ci racconta tutto ciò per cui noi spendiamo il nostro tempo a far politica.

Ma è una parola e come tale può essere usata da tutti. Per i motivi più disparati.

Dal convincersi di essere qualcosa al fingere qualcosa che non si è.

I compagni veri hanno imparato che prima di una parola ci sono l’impegno, la correttezza, l’onore, la dedizione, la forza, l’azione. Le chiacchiere e le promesse vengono per ultime. Sono una decorazione. Un imbellettamento del nulla se a sorreggerle non c’è nessun ponteggio fatto di tubi di concretezza e giunture d’utopia.E’ per questo che la parola compagno non mi interessa.

Io voglio guardare alla storia passata con analisi scientifica e da essa imparare, e poi voglio vivere il presente fatto di milioni di persone meravigliose, di chi sacrifica la propria vita per quella di qualcun altro, di instancabili volontari, di sensibilità nuove e diverse e di menti che viaggiano lontane, che del termine compagno non sanno nulla e mai sapranno.

E sono loro le persone con cui voglio anche progettare il futuro di questo mondo e non mi serve la parola compagno, ma soltanto l’abbraccio di tante splendide e fragili sensibilità che non hanno bisogno della storiografia per essere considerate i veri agenti politici del nostro Paese.

Gianluca 12 luglio 2011 – 16:49

Nichi,

nel tentativo di piacere un po’ a tutti ti stai vendendo pure la pelle.. che schifo..

Angelica 12 luglio 2011 – 16:02

Dai su, un po’ di coraggio: superiamo la retorica e andiamo alla sostanza. Il linguaggio è importante, è vero. Bisogna anche essere in grado di usarlo auto-criticamente, il linguaggio. E questo è uno degli obiettivi della nuova politica di SEL. Questo non significa, a mio parere, che se Nichi vuole interrompere una tradizione lessicale (in linea con il proprio percorso) vuole dire che TUTTI dobbiamo appiattirci sulla stessa scelta! Cercate un dittatore comunista, compagni?

Germano 12 luglio 2011 – 15:40

Si ma in questo partito c’è ancora gente che parla di “borghesi” e “proletariato” ed è inquindi pateticamente ed ottusamente incagliata a 50-60 anni fa. Questa affermazione di Nichi scuoterà le insicure ed ipocrite coscienze dei veterocomunisti integralisti ma è SACROSANTA. Certo se poi lor signori preferiscono restare al 2% per sempre allora hanno ragione: usare termini come “compagno”, “borghesia” e “proletariato” è d’obbligo. Ma un pelino patetici e fuori tempo storico sul serio non riuscite a sentrivi? Mah

Giuseppe Cerreto 12 luglio 2011 – 15:36

‎”Secondo qualcuno il nostro partito dovrebbe finire di essere diverso, dovrebbe cioè omologarsi agli altri partiti. Veti e sospetti cadrebbero, riceveremo consensi strepitosi, recidendo le nostre radici, pensando di rifiorire meglio. Ma ciò sarebbe il gesto suicida di un idiota.”

Enrico Berlinguer

Lorenzo Tarantino 12 luglio 2011 – 15:33

Caro Nichi, la parola “compagno” significa che si è un po’ più che “amici” e solo un po’ meno che “fratelli”…se sto in SEL è anche perchè cercavo qualcuno per cui avesse ancora senso la parola COMPAGNO!

Giuseppe Cerreto 12 luglio 2011 – 15:30

”Secondo qualcuno il nostro partito dovrebbe finire di essere diverso, dovrebbe cioè omologarsi agli altri partiti. Veti e sospetti cadrebbero, riceveremo consensi strepitosi, recidendo le nostre radici, pensando di rifiorire meglio. Ma ciò sarebbe il gesto suicida di un idiota.”

Enrico Berlinguer

Andrea 12 luglio 2011 – 15:28

. . .ti voterò di sicuro Nichi . . . so ch sei il “meglio” che c’è in piazza . . .ma non rinnegare mai la nostra storia!

Stefano Biagetti 12 luglio 2011 – 15:27

Per conoscenza diretta di Vendola, che stimo ma che non condivido spesso, come in questo caso specie sul fatto che il PCI ¨obbligasse¨ a chiamarci compagni/e. Sono comunista dal 68 al 91 nel PCI, da Longo, Berlinguer e Natta.

Il termine Compagno/a presuppone la condivisione di una politica, di un programma e di una visione ideale, di valori comuni e di una etica personale e COMune, che non necessariamente suppone amicizia, ma che non la esclude, anzi spesso rimaneva anche di fronte a diversitá politiche interne ed esterne, in molti casi ci sono stati anche fidanzamenti e matrimoni. Invece nella DC erano tutti amici e amiche, preferisco tenermi stretti i miei Compagni/e del PRC ed i miei amici ed amiche anche se non comunisti/e, ma di cui ho comunque percorsi ed affetti COMuni e di COMunitá.

Tonino Cafeo 12 luglio 2011 – 15:18

caro Nichi , lo so da parecchio che vuoi fare il presidente del consiglio e -poiché so anche che saresti senz’altro il migliore capo del governo della storia repubblicana- mi sta anche bene. Ma c’è proprio bisogno di sacrificare ogni elemento della nostra cultura alla rispettabilità borghese? Facciamo così: la parola “compagno” dev’essere come il tuo amatissimo orecchino. La testimonianza concreta che, malgrado sia necessario fare dei buoni compromessi per governare, i “signori della borghesia” la nostra anima non n’avranno mai. Ci stai?

Lorenzo 12 luglio 2011 – 13:43

che meraviglia, decine e decine di commenti tutti tesi a criticare Vendola da sinistra. certe volte penso che certi “compagni” si meriterebbero solo la Sinistra Arcobaleno

Principe 12 luglio 2011 – 13:07

.. sempre compagni!

Davide De Alexandris 12 luglio 2011 – 10:11

La mia storia politica è diversa rispetto a chi è stato comunista ed ora è un ex comunista, o post comunista, o ancora comunista.

Ho il massimo rispetto per chi si chiama compagno, dando a questa parola alti e nobili significati, ma personalmente non l’ho mai usata ne sono interessato alla diatriba “compagno si\ compagno no”.

C’è una sinistra italiana che non è ex o post comunista ed io faccio riferimento a quella sinistra italiana.

Che si sente rappresentata da SEL.

Poi dovranno essere gli ex o post comuisti a decidere cosa voler fare della loro storia e dei loro “riti”

Peppe 12 luglio 2011 – 02:31

Nichi ti ricordi chi disse questa frase? “Compagno è una parola bellissima. Significa spezzare il pane insieme. E’ un’immagine bellissima”. Fosti tu.

Pasquale Videtta 12 luglio 2011 – 01:10

Ultimamente ne stai sparando troppe, Nichi.

Mattia 8 luglio 2011 – 21:12

io ho 25 anni e la parola compagno non l’ho mai usata, mi sa un po’ troppo di vecchio. massimo rispetto per chi la usa, ma non voglio essere obbligato ad usarla

Mimmo 8 luglio 2011 – 20:50

Direi che conta la sostanza,io per me continuo a chiamare “compagmi” gli iscritti alla mia sezione.

Amici?In Italiano ha un significato diverso:ho degli amici carissimi che non sono afffatto compagni,nel senso etimologico del termine.

Compagno è chi divide con me un percorso,sia di strada,sia di politica.Certo,molti “compagni” sono anche amici miei.

Non son tanto d’accordo con Niki nel sovrapporre i due piani,ma ha il mio permesso di chiamarmi amico,se crede.

Insomma, per definirla rivolta ce ne vuole di fantasia. Ma si sa, è cominciata l’estate.

     
 

13 Commenti

  1. anita scrive:

    il ” berlusconi pensiero ” dilaga peggio dell’aviaria…… cosa non si farebbe x aquisire consensi trai moderati , in previsione delle primarie, vero niki ??? “compagni” è un modo di riconoscerci, è qualcosa ke ci inorgoglisce delle nostre radici ,è qualcosa ke mantiene vivo nei nostri cuori il ricordo di uomini di grande livello ( ingrao ne è solo un esempio x tutti ).
    è qualcosa ke nulla a ke vedere con la parola ” amico “, ke attiene alla sfera privata. Non son mai stata tua amica (detto x inciso, non ti ho mai perdonato la scissione da rifondazione ) , ma ti reputavo cmq un mio compagno….forse ti sei montato un pò la testa….

  2. Gigi scrive:

    Solo a Vendola poteva venire questa idea, non piú compagni ma amici, visto che spesso sono gli amici che te lo mettono in c..o.

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