“Vogliono chiudere il museo del sesso”
12/07/2011 - Aperto in una delle più popolari strade del turismo di Mosca, ma la chiesa e il governo non ci stanno Il pezzo forte del museo del sesso di Mosca, varrà la pena dirlo, è un quadro, chiamato Wrestling, dipinto da
Aperto in una delle più popolari strade del turismo di Mosca, ma la chiesa e il governo non ci stanno
Il pezzo forte del museo del sesso di Mosca, varrà la pena dirlo, è un quadro, chiamato Wrestling, dipinto da una artista di San Pietroburgo: in sostanza, ad essere raffigurati, sono Barack Obama e Vladimir Putin, presidenti russo e americano, con altrettanti peni enormi pronti ad affrontarsi in un incontro fatto di sberle tutte particolari.
IL MUSEO DEL SESSO – Anzi, i peni sono più dei concorrenti, perché Putin ne ha due, a simboleggiare supremazia: benvenuti nel Punto G, nuova attrazione dell’Arbat, una delle più rilevanti arterie di comunicazione turistica della città. Ce ne parla il Guardian.
Il museo Punto G, opportunamente nominato dunque, ha aperto il mese scorso sull’Arbat, la principale strada turistica di Mosca, e sta già facendo scoppiare qualche controversia. La capitale russa abbonda di sesso, molta della sua vita notturna si svolge intorno a bordelli e strip club. Ma nel dibattito pubblico, il sesso non esiste.
L’offerta del museo non potrebbe essere più varia.
Dipinti di orge, sirene con due set di seni, uomini che servono cocktails in piena erezione competono per l’attenzione dei visitatori con sculture di differenti animali che fanno sesso. Scatole di vetro contengono condom sovietici (“Fattoria Bakovsky, taglia 2, 2 rubli”), scatole di vasellina e vecchi saggi russi sulle “malattie delle donne”.
NUOVE IDEOLOGIE - Ma qualcuno non gradisce la novità sulla strada del turismo di mosca. E la riflessione trascende il semplice museo, arrivando a lambire quella sulla società russa post-sovietica. Che succede nel gigante asiatico? Secondo Alexander Donskoi, curatore e fondatore, sarebbero dei veri e propri “poteri forti” quelli all’opera in Russia e contro il suo museo.
“Credo che la stretta sulla libertà in Russia sia anche il risultato del fatto che la Russa si sta lentamente muovendo, diventando da paese laico a stato controllato dalla chiesa Ortodossa, che sta lentamente prendendo il posto lasciato dall’ideologia comunista”. La scorsa settimana Donskoi ha incontrato un rappresentante dell’ufficio del sindaco di Mosca che gli ha rappresentato perplessità sul museo. Pensa che sarà chiuso? “Possono fare ciò che vogliono”.
Così, fra ipocrisia di stato e lente trasformazioni sociali, Mosca pensa di privarsi dell’originale innovazione turistica – nonostante la popolarità, dice il Guardian, che il punto G sta lentamente raggiungendo a Mosca, per abitanti e turisti.












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