|

Maltempo: l’Italia tre metri sotto l’acqua (e l’incuria)

Lacrime e promesse non possono più bastare. Tra frane, allagamenti e alluvioni, l’Italia resta un Paese devastato dal dissesto idrogeologico, ma continua a fare poco o nulla per quanto riguarda la prevenzione e gli interventi necessari per rimettere in sicurezza il territorio. Come spiega La Stampa, se la prima «la prima legge del 1989 era la più avanzata d’Europa», subito dopo la difesa del suolo è stata dimenticata. Così «a vincere sono stati cemento, burocrazia, business dell’emergenza».

dissesto idrogeologico 2

L’ITALIA DEVASTATA DAL DISSESTO IDROGEOLOGICO – Dopo il dramma in Sardegna, anche il maltempo degli ultimi giorni ha avuto effetti devastanti: ieri un violento nubifragio si è scagliato su Roma, paralizzando la Capitale e allagando interi quartieri. Mentre il sindaco Ignazio Marino ha scaricato le responsabilità sulle costruzioni abusive – seguendo il metodo dello «scaricabarile» già usato dal predecessore Gianni Alemanno, Roma andava completamente in tilt, con metro interrotte, traffico sul Gra fermato dalle colate di fango, intere zone sommerse dall’acqua.

Ma in tutta Italia si registravano crolli e disagi per il maltempo. Come a Volterra, dove sono franati trenta metri di mura medievali in pieno centro storico. Come denuncia il quotidiano piemontese, di fronte alle immagini delle alluvioni e dei paesi allagati la politica continua a rispondere soltanto con parole e promesse. Fondi e risorse? Nemmeno a parlarne. Anche ieri il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando è tornato a ripetere il solito mantra: «Il dissesto idrogeologico è un’emergenza nazionale». Lo aveva già fatto altre volte, come quando spiegò come rappresentasse «il più grande investimento infrastrutturale che il nostro Paese aveva in questo momento il dovere di compiere». Peccato che per la difesa del territorio alla fine sono stati previsti nella legge di stabilità soltanto pochi spiccioli. Lo avevano già denunciato diverse associazioni per la tutela dell’ambiente, così come i Geologi: se – in base alle stime dello stesso Orlando – «solo per mettere in sicurezza le aree a più elevato rischio servirebbero circa 11 miliardi» (40 per un piano straordinario, spalmati in 15 anni, quindi circa 3 miliardi di euro all’anno, ndr), alla fine erano stati sbloccati soltanto 1,3 miliardi per interventi immediatamente cantierabili (in base agli accordi di programma fatti con le Regioni per far fronte all’urgenza). Per quanto riguarda i nuovi fondi, invece, erano stati stanziati solo 180 milioni in tre anni: 30 milioni per il 2014, 50 per il 2015 e 100 per il 2016. Anche se Orlando aveva chiesto un aumento dei fondi fino a 500 milioni di euro, oltre alla rimodulazione del Patto di stabilità per gli enti locali protagonisti di interventi contro il dissesto idrogeologico. Risorse comunque giudicate insufficienti per far fronte al problema. E le polemiche erano subito ripartite di fronte alle immagini della devastazione in Sardegna.

Maltempo Italia dissesto idrogeologico Difesa suolo 2
Photocredit: La Stampa

Eppure basta analizzare qualche statistica per capire come quello del dissesto idrogeologico è un problema che l’Italia non può più rinviare di affrontare. Servono soluzioni urgenti: ome ha spiegato il Consiglio nazionale dei Geologi, in Italia sono ben 6.153.860 gli abitanti esposti alle alluvioni. «Il probabile aumento delle temperature potrebbe portare in Europa inondazioni più frequenti ed intense, secondo l’Agenzia europea. Ma quello che sta accadendo non è soltanto colpa dei cambiamenti climatici. A fine agosto noi geologi avevamo già detto dei rischi e della fragilità del territorio», aveva denunciato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. Le cifre mostrano come l’urbanizzazione sfrenata abbia eroso dal 1985 fino ad oggi ben 160 km di litorale. Ma non solo: c’è anche la questione degli incendi. «Il 72% risulta essere di natura dolosa, il 14% di natura colposa e il restante 14% di natura dubbia», ha spiegato Graziano. La soluzione? Il presidente dei Geologi ha ricordato come da tempo si richieda l’istituzione di una commissione che possa affrontare problematiche di natura ambientale, proprio come fece la Commissione De Marchi, istituita a seguito dell’alluvione di Firenze del 1966. Da allora poco è stato fatto: le stesse cifre (i 40 miliardi per un piano di 15 anni, necessarie per affrontare il problema) oggi citate, rappresentano conclusioni simili a quelle proposte dalla stessa Commissione De Marchi. In pratica – denunciavano i geologi – un piano c’è già da 43 anni, ma nessun governo ha pensato di trovare i fondi per finanziarlo in maniera adeguata.

LEGGI ANCHE: Quanto durerà il grande freddo artico

I NUMERI DEL DISSESTO – L’emergenza del territorio italiano però mostra numeri eclatanti: «Le regioni e i cittadini coinvolti da questi eventi sono destinati ad aumentare. Sono infatti più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni (82% del totale) che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione», denunciavano poco tempo fa.

Maltempo Italia dissesto idrogeologico Difesa suolo 5

 

Sulla Stampa lo stesso Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, ha spiegato di essere «stufo di predicare nel vuoto».Sul quotidiano piemontese si spiega come non molto tempo fa il nostro Paese fosse all’avanguardia in Europa, in tema di prevenzione contro il dissesto idrogeologico: «Grazie alla legge sulla difesa del suolo approvata nel 1989 e frutto di una lunga elaborazione dei migliori studiosi seguita alle alluvioni del Polesine (1951) e di Firenze (1966). Il concetto di base era: se riduco artificialmente gli argini di un fiume alla sorgente, i danni si ripercuotono fino alla foce. Dunque non ha senso che ogni Comune agisca da solo». Da allora erano così nate le Autorità di bacino, con la possibilità di affidare funzioni così importanti a organi con confini non amministrativi, ma ambientali. Cambiò in quegli anni l’interesse sull’impatto ambientale delle opere che venivano realizzate. Tanto che divenne necessario valutare prima le conseguenze a monte e a valle. Dopo, poco o nulla è stato più fatto. Tutto bloccato, tra clientelismo e burocrazia:

«Le Autorità di bacino sono diventate centri di potere dove collocare amici degli amici». Per varare i piani, dovevano ottenere quindici pareri di altre istituzioni, poi ridotti a dodici dalla legge Bassanini. Il bilancio l’ha tracciato qualche anno fa ilConsiglio nazionale degli ingegneri: «grande frammentazione istituzionale e decisionale… criticità e distorsioni… cronica e drammatica assenza di risorse», si legge sulla Stampa.

LO STATO DEL TERRITORIO ITALIANO – A trionfare è stato poi anche il business dell’emergenza. Eppure, come si ricorda sul quotidiano piemontese, è stato più volte spiegato dai geologi come un euro speso in prevenzione ne faccia risparmiare almeno 4 per riparare i danni. Se il ministero dell’Ambiente è stato più volte oggetto dei tagli e della scure delle diverse leggi di stabilità, da Tremonti a Monti, anche quando i soldi sono stati racimolati per le alluvioni e per rispondere all’emergenza poco è stato speso: «Dei primi soldi stanziati dopo la frana di Sarno, a quindici anni di distanza risulta completata meno della metà dei progetti. Nel 2009, dopo il disastro nelMessinese, Stefania Prestigiacomo aveva racimolato 2 miliardi: in quattro anni solo l’8% è stato speso per avviare il 3% dei progetti, come documentato da Legambiente», ha denunciato La Stampa. Nel frattempo sono anche state abolite le Autorità di bacino, sostituite dai Distretti, «dai confini molto più ampi ed eterogenei». Ma spesso sono poco operativi e sopravvivono diversi centri di potere, senza che vengano bene definite ruoli e funzioni. Senza contare come gli stessi Geologi siano poco considerati nelle pubbliche amministrazioni:

«L’altra novità della legge dell’89, la relazione geologica sulle opere, non ha avuto miglior sorte. L’ultima dimostrazione è arrivata dalla Sardegna, dove due mesi fa è crollata una strada che aveva creato un effetto diga su un fiume: sbarrando le acque che arrivano damonte, l’allagamento è assicurato. «Nove volte su dieci – dice amaro Graziano – ci interpellano a decisione presa: non per dire se l’opera si può fare, come vuole la legge,ma permettere chi ha deciso nelle condizioni di farla senza intoppi.Nel 10%dei casi, il geologo se ne lava lemani perché non ha la schiena dritta e sa che se simette di traverso non riceverà più incarichi», si conclude sulla Stampa.

Va ricordato poi come il territorio italiano presenti già criticità evidenti, anche perché predisposto per sua natura – essendo costituito per l’80% da colline e montagne di recente formazione e costituite da rocce argillose poco compatte – a fenomeni di dissesto idrogeologico. Così sotto l’azione di piogge violente le rocce rischiano di crollare, i suoli argillosi non sono più in grado di assorbire altra acqua, mentre le acque piovane scendono a valle ingrossando fiumi e torrenti, fino a farli straripare. Due comuni su tre (circa il 66%), secondo l’Istituto Italiano Edizioni Atlas, sono considerati a rischio idrogeologico. Tragiche fatalità? Non per il Fai, che ha più volte criticato la gestione scorretta del nostro territorio: dal consumo di suolo, agli abusivismi edilizi, passando per la diminuzione dei terreni agricoli. Anche nel report  ”Terra Rubata” lo stesso Fai ha infine denunciato lo stato precario dei nostri suoli: se ogni giorno vengono consumati 75 ettari, nel corso degli anni 5 milioni di abusi edilizi dal 1948 a oggi (207 al giorno) hanno deturpato il nostro territorio. Tra il 1950 e il 2009 le frane hanno già provocato 6.439 vittime, tra morti, feriti e dispersi. Senza considerare come il dissesto comporti gravi conseguenze anche per le casse dello Stato, costando ogni anno circa 3,5 miliardi di Euro. Numeri che mostrano, spiegano associazioni e movimenti, come non bastino pochi spiccioli per prevenire episodi come quelli accaduti in Sardegna. Di certo, eccezionali dal punto di vista climatico, ma rispetto alle quali l’Italia continua ad essere impreparata.