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Esteridi talentosprecato
pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 15:52 dallo stesso autore - torna alla home

Il caso di due giovani infermiere del Minnesota che abusavano dei loro pazienti mostra che spesso anche le persone più “normali” si abbandonano a comportamenti inaccettabili.

Hanno ricevuto delle attenzioni molto singolari  dalle proprie “infermiere”. Almeno 15 tra i pazienti, affetti da Alzheimer ed altri disturbi mentali, ospitati presso la Società del Buon Samaritano, una casa di cura ad Albert Lea, nel Minnesota,  tra il primo gennaio ed il primo maggio 2008,  sono stati protagonisti involontari di una vicenda dai tratti agghiaccianti (thriller-horror-porno, oserei dire). Approfittando della difficoltà a ribellarsi ed a esterne291359462911140418 big Il diavolo è in ciascuno di noireagire delle vittime,  un gruppo di  almeno sei ragazze giovanissime  che lavoravano come assistenti part-time nell’ospizio, si sono dilettate in un gioco che hanno creduto per mesi piuttosto divertente. Per  mesi si sono trastullate ad  umiliare e a maltrattare le vittime, uomini e donne anziani,  abusando di loro emotivamente, verbalmente, sessualmente.

LE DUE PORNO INFERMIERE - Due ragazze in particolare sono finite nel mirino dell’indagine, le più grandi di età nel gruppetto, quelle su cui gravano per ora le peggiori accuse e che nel corso del processo non subiranno sconti legati all’età. Saranno trattate da adulte.  Si chiamano Brianna Broizman e Ashton Larson ed hanno 19 e 18 anni rispettivamente.  Entrambe hanno ammesso qualcosa, Ashton in particolare. Il resto viene raccontato da qualche testimone o montato dalla stampa. Li hanno spintonati, sculacciati, hanno  strofinato il  sederino candido sulle loro facce, si sono distese al loro fianco, li hanno masturbati nell’area genitale fino a provocare l’erezione – si dice – e non scendo in ulteriori dettagli. Infine li hanno soprattutto derisi, umiliati, sputandogli addosso, tenendogli una mano sulla bocca per impedire loro di urlare, nell’omertoso silenzio di chi assisteva allo spettacolo, magari divertendosi. Non sappiamo ancora se questi ed altri dettagli più crudi, comprese le stesse presunte confessioni  delle ragazze, si siano effettivamente verificati. Certo è che a fine agosto il Ministero della Sanità ha pubblicato un rapporto in cui si denunciava il maltrattamento di 15 degenti  della Società del Buon Samaritano, che lunedì primo dicembre un’accusa è stata depositata in tribunale contro il gruppetto di adolescenti coinvolto, che ora i familiari degli ospiti della casa di cura stanno prendendo provvedimenti.

FATTI, MISFATTI, MONTATURE - “Le accuse non sono quelle che vengono raccontate. E’ tutto una montatura dei mass media. Mia figlia non ha fatto nulla in più rispetto a quello che richiedeva il suo lavoro”. Così Michel Larson, nel corso di un programma televisivo lo scorso 4 dicembre  in uno show della NBC, ha difeso Ashton. La ragazza avrebbe invece confessato qualcosa che non sembra propriamente rientrare nei compiti di una badante, come quello di infilare un dito nel retto di un paziente. Avrebbe ammesso inoltre di aver spinto i degenti, ma anche, di averci fatto un po’ di sesso… -  di averli trattati male, il tutto per umiliarli, emotivamente, psicologicamente, fisicamente. Sarebbero state scattate diverse foto e girati anche alcuni video nel corso di quei mesi.

UN GIOCO DI GRUPPO - E le altre? Le altre  ex allieve della scuola superiore di Albert Lea che, come le due ragazze incriminate, svolgevano servizio part-time nella struttura? Pare abbiano assistito divertendosi e che, a loro volta, se la siano presa con qualcuno tra i pazienti in particolare… L’accusa nei confronti di Brianna ed Ashton è grave ma, dice il procuratore Craig Nelson di Minneapolis, se dovessero alla fine del processo essere giudicate colpevoli, saranno probabilmente sottoposte ad una libertà vigilata, con assenza di pena carceraria, così che potranno sperimentare la condizione di chi vive con la paura addosso, quella di finire in prigione. Molti dei parenti delle vittime non sono d’accordo, come è facile immaginare.

MALATE ANCHE LORO? - E’ anche probabile che siano sottoposte a controlli psichiatrici. Ci viene difficile immaginarle affette da una qualche compulsione sessuale, una qualche parafilia, una perversione che deve durare per almeno sei mesi e presentare fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente che comportino determinare azioni… Ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha necessità di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento. Sarebbe  più semplice pensare ai ragazzi coinvolti nella vicenda come a povere vittime delle proprie ossessioni. Forse non è così però. Sarebbe più facile pensare al tutto come ad un giogo diabolico intriso di malata compulsione sessuale ma questa vicenda ha sì i contorni cupi , ma non sono certo quelli delle storie raccontate, ad esempio, nell’ultimo film di Andrew Lew, Identikit di un delitto, nel quale un inquieto Richard Gere controlla e monitora gli schedati per crimini sessuali della sua zona, tutti terribilmente ammalati della propria perversione.

BRIANNA - Lo space di Brianna, che non viene comunque aggiornato dal 2007, da prima, cioè, che la ragazza entrasse all’interno della struttura a prestare il suo servizio, ce la descrive  come una ragazza americana “normale”, un modello che ben conosciamo poiché ricorrente in film e telefilm. Basta curiosare nelle foto o leggere qui e lì… Scopriamo che ai tempi aveva un ragazzo di nome Matt – forse ci sta ancora insieme – che ha studiato per anni danza – la sua grande passione – che ama calcare il palcoscenico, che crede in Dio ma che dubita dell’esistenza di Satana, che non ha mai rubato, spacciato, che preferisce il cappuccino al caffè, i sandali alle scarpe da tennis etc etc, che le piace andare sui rollerblade, a fare shopping ma, soprattutto a divertirsi in giro con gli amici.  Farebbe qualunque cosa per divertirsi, scrive, perché odia le storie tristi. Magari anche  stupida… come questa.

IL PARERE DELLA PSICHIATRA - Per avere una visione più approfondita della vicenda abbiamo sentito il parere di un’esperta, la dottoressa Donatella Lai, psichiatra cagliaritana e collaboratrice di Giornalettismo. Le abbiamo chiesto in particolare se il comportamento delle due ragazze, letto attraverso i  dati di cui disponiamo, possa considerarsi indice di  una qualche parafilia. «Io non credo affatto che si tratti di perversioni sessuali, anche se ciò che le due ragazze avrebbero fatto (il condizionale mi pare indispensabile) ha comunque degli aspetti sessuali. Non credo affatto che lo scopo ultimo fosse quello di soddisfare una forma “deviata” di appetito sessuale ma di esercitare in modo grossolano e brutale il bisogno di dominare. Ti spiego: molto spesso si attribuisce alla sessualità un’importanza che di fatto non ha (non sono seguace di Freud, da questo punto di vista), mentre ciò che trovo maggiormente pericoloso, soprattutto nel mondo attuale, è il bisogno di dominanza. Questo bisogno viene facilmente esercitato attraverso la sessualità perché negli aspetti legati ad essa l’essere umano è molto più vulnerabile. Pensa: si tratta di donne molto giovani, belle, che hanno a che fare con persone vecchie, deboli e con una malattia a causa della quale difficilmente sarebbero creduti nel momento in cui dovessero raccontare ciò che subiscono. Casi simili sono molto frequenti, ricordo che verso la fine degli anni 60 (o forse in pieni anni 70) ci fu un esperimento abbastanza noto in cui un docente universitario divise i suoi studenti in due gruppi ad attribuzione casuale. Uno di questi era destinato a fare da carceriere e l’altro da carcerato e simularono le condizioni di vita in un carcere americano.
Si tratta dello “Stanford Prison Experiment”, avvenuto nel 1971»
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L’ESPERIMENTO DI STANFORD - “L’esperimento della prigione di Stanford è un esperimento psicologico volto ad indagare il comportamento umano in una società in cui gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza. L’esperimento prevedeva l’assegnazione ai volontari che accettarono di parteciparvi i ruoli di guardie e prigionieri all’interno di un carcere simulato. Fu condotto nel 1971 da un team di ricercatori diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford University. Zimbardo riprese alcune idee dello studioso francese del comportamento sociale Gustave Le Bon; in particolare la teoria della deindividuazione, la quale sostiene che gli individui di un gruppo coeso costituente una folla, tendono a perdere l’identità personale, la consapevolezza, il senso di responsabilità, alimentando la comparsa di impulsi antisociali. Tale processo fu analizzato da Zimbardo nel celebre esperimento, realizzato nell’estate del 1971 nel seminterrato dell’Istituto di psicologia dell’Università di Stanford, a Palo Alto, dove fu riprodotto in modo fedele l’ambiente di un carcere. Fra i 75 studenti universitari che risposero a un annuncio apparso su un quotidiano che chiedeva volontari per una ricerca, gli sperimentatori ne scelsero 24, maschi, di ceto medio, fra i più equilibrati, maturi, e meno attratti da comportamenti devianti; furono poi assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o a quello delle guardie e vestiti in modo tale che il loro abbigliamento li  ponesse entrambi i gruppi in una condizione di deindividuazione. Dopo solo due giorni si verificarono i primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all’interno delle celle inveendo contro le guardie; queste iniziarono a intimidirli e umiliarli cercando in tutte le maniere di spezzare il legame di solidarietà che si era sviluppato fra essi”.

IL DIAVOLO E’ DENTRO CIASCUNO DI NOI - Continua la dottoressa Lai: «Ecco, a mio parere quello che è successo è da ricondurre a quel genere di fatti, non a devianze sessuali. Gli esperimenti del tipo “Stanford Prison Experiment” sono stati successivamente proibiti un po’ dappertutto, ma di fatto ciò che capita quando si creano situazioni comunitarie in cui esistono elementi deboli controllati (o anche accuditi) da elementi forti rientra in quel modello di comportamento umano. Sono convinta che la maggior parte degli individui, messi di fronte a situazioni estreme, in cui avessero elevate probabilità di farla franca, avrebbero lo stesso comportamento persecutorio e vessatorio». Come dire: il diavolo è dentro di ciascuno di noi, e certe condizioni lo fanno uscire allo scoperto… E ad avanzare questa ipotesi non c’è solo l’esperimento di Zimbardo. «Il sesso in questi casi è secondario ed è strumentale a rendere ancora più profondi gli atti di esercizio di potere. Penso che le ragazze abbiano probabilmente delle caratteristiche tali per cui il livello soglia per tali comportamenti fosse più basso del normale, è probabile che abbiano un elevato grado di immaturità emotiva e affettiva, ma non penso che siano “malate”», spiega ancora la nostra psichiatra. Le chiediamo perché gli ammalati di Alzheimer non abbiano reagito prima: «A volte vanno in totale confusione, non ricordano. Semplicemente però, non è facile reagire quando si viene pesantemente umiliati».

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