|

La mamma di Federico Aldrovandi a Le Iene contro i poliziotti tornati in servizio

«Io non voglio che questi assassini restino in circolazione. Io non voglio pagare lo stipendio a quelli che hanno ammazzato mio figlio. Non voglio pagarlo io. Non voglio che lo paghi nessuno». È l’appello rivolto davanti alle telecamere de Le Iene della signora Patrizia, mamma di Federico Aldrovandi, lo studente ferrarese morto nel settembre 2005 in seguito ad uno scontro con quattro poliziotti, poi condannati in Cassazione a 3 anni e mezzo per omicidio colposo.

 

federico aldrovandi 4

 

IL RITORNO IN SERVIZIO – Oggi, spiega il servizio di Italiauno che ricostruisce l’intera vicenda, dopo aver trascorso 6 mesi in carcere e 6 di sospensione dal servizio, tre dei quattro agenti condannati sono tornati ad indossare la divisa. Una situazione inaccetabile per la mamma di Federico, protagonista anche di una campagna via web (con tanto di pubblicazione della foto scattata in obitorio del volto massacrato di Federico) per accertare la verità e che si sente offesa dai sindacati di polizia che hanno difeso o difendono le posizioni degli agenti.

 

federico aldrovandi 3 mamma

 

LA TESTIMONIANZA – La svolta arriva con le dichiarazioni di una donna camerunense residente a pochi metri dal luogo dell’omicidio di Federico e testimone oculare dell’aggressione dei poliziotti. La sua testimonianza dà avvio al processo vero e proprio. «Ero nella mia camera da letto – dice oggi a Le Iene -, vedevo le luci blu della polizia. Vado fuori, vedo che ci sono due macchine della polizia. Vedo questo ragazzo verso la polizia come per arrendersi. Inizano a colpirlo. Subito lo vedo sdraiato. Lo mantenevano. Lui si dibatteva. Un poliziotto gli dava calci in testa».

 

federico aldrovandi 5 intercettazioni

 

LE INTERCETTAZIONI – Parole che peseranno come macigni nella ricostruzione dei fatti, esattamente come le registrazioni delle conversazioni tra agenti e centrale che dimostrerebbero i tentativi di depistaggio delle indagini. «Abbiamo avuto una lotta di mezz’ora con questo. Cioè l’abbiamo bastonato di brutto. Solo che adesso è svenuto, mezzo morto, non so, svenuto…», diceva uno dei poliziotti poco dopo l’aggressione a Federico. «Sto tirando un po’ il fiato, perché, sai, dopo mezz’ora così… Niente… il fatto è questo, adesso arriva l’ambulanza, vediamo un po’…». Dopo poco arriva alla centrale un’altra telefonata. Un poliziotto dice: «Carlo, questo è morto… chiama un funzionario e chiedigli se può venire». Le perizie mediche e gli esami tossicologici, che smentiranno la versione della polizia, completeranno poi il quadro probatorio che ha condotto all’accertamento della responsabilità dei quattro agenti condannati. «La condotta posta in essere dagli agenti fu sproporzionatamente violenta e repressiva. I poliziotti sferrarono numerosi colpi contro l’Aldrovandi, non curanti delle invocazioni di aiuto provenienti dal giovane», recita la sentenza. Sentenza che non stupisce i colleghi poliziotti in servizio a Ferrara. «Poteva capitare a tutti», rivela uno degli agenti raggiunto dalle Iene in città in questi giorni. «Di interventi come questo (di Aldrovandi, nda) ne facciamo tutti i giorni», dicono.

 

federico aldrovandi 9

 

ATTENZIONE: LA GALLERY CONTIENE IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

(Fonte immagini: Le Iene / Italiauno / Mediaset)