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Quanto ci costano i preti in ospedale

Quasi nove milioni di euro in quattro anni. Questi i soldi pubblici spesi dalle Ausl dell’Emilia Romagna per l’assistenza religiosa negli ospedali. Una somma considerata uno «spreco intollerabile» da Franco Grillini, consigliere regionale emiliano LibDem e storico leader del movimento Lgbt. Dopo una segnalazione del Circolo Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, i costi dei compensi per preti e religiosi che si occupano dell’assistenza spirituale cattolica nei centri ospedalieri, a carico del Sistema sanitario regionale, avevano scatenato non poche polemiche in diversi centri regionali.

Franco Grillini costo preti ospedale 2

Due erano state le interrogazioni presentate in Regione: come aveva ricordato il centro bolognese Uaar, la prima (N° 1700 del 16 gennaio 2014) era stata depositata dal leghista Stefano Cavalli, seguita da quella a risposta immediata in Aula dello scorso 20 gennaio dello stesso Grillini, che aveva spiegato come soltanto “per il 2010 fossero stati spesi 1.975.000 euro”. A rispondere, come ha ricordato anche l’agenzia Dire, è stato il sottosegretario alla presidenza Alfredo Bertelli, sottolineando come le spese ammontassero a circa 2 milioni e 200mila euro l’anno. «Una cifra non tollerabile, in un periodo di crisi e tagli ingenti alla finanza pubblica», ha replicato Franco Grillini, sostenendo come l’assistenza religiosa dovrebbe essere realizzata su base volontaria.

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Bertelli ha precisato come, «per quanto riguarda il personale a tempo indeterminato, in base a una convenzione, in regione vi sono attualmente cinque assistenti religiosi presso l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, ai quali è applicato il contratto nazionale di lavoro del comparto sanità».

I COSTI DELL’ASSISTENZA RELIGIOSA NEGLI OSPEDALI – In Emilia Romagna è la legge regionale 12/1989 a disciplinare l’assistenza religiosa nelle strutture di ricovero sanitario: una normativa che aveva recepito a sua volta la legge 833/1978 (quella con cui è stato istituito il Ssn, ndr), che prevedeva fosse assicurata l’assistenza religiosa, nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino. Uaar aveva denunciato come la legge regionale prevedesse l’assunzione di personale nelle aziende sanitarie attraverso intese con autorità religiose (cattoliche). Si precisava, poi, come preti, frati, diaconi o altri religiosi fossero scelti in modo esclusivo dal vescovo e retribuiti come infermieri di settimo livello. «La loro presenza tra le corsie, da sempre più cittadini ritenuta fuori luogo (quando non sgradita o invadente), viene comunemente immaginata come svolta per puro volontariato. Ma la realtà è ben diversa: paga il contribuente», aveva attaccato il circolo bolognese. E i costi, considerando le cifre fornite, non sono certo irrilevanti. Ogni Ausl può siglare un’intesa con le rispettive diocesi o con altre congregazioni religiose, per la durata di un anno, ma comunque rinnovabili. É previsto un “assistente religioso” ogni duecento posti letto. Secondo la denuncia del circolo dell’unione di atei, agnostici e razionalisti ai costi si aggiungono ulteriori spese per «uffici, luoghi di culto, appartamenti, buoni pasto, parcheggi riservati, servizi di pulizie». Tutto pesa sul bilancio della sanità pubblica. Uaar aveva invitato la Regione ad utilizzare il denaro pubblico per l’assistenza psicologica, a beneficio di tutti i pazienti, cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, mentre si sottolineava come all’assistenza religiosa dei ricoverati dovrebbero provvedere le stesse confessioni religiose. «Chiediamo alla Regione di rivedere al più presto la legge 12/1989 e di assumere infermieri, medici, psicologi al posto dei religiosi scelti dal cardinale Caffarra», aveva incalzato l’Uaar.

GLI ACCORDI TRA REGIONI E CONFERENZE EPISCOPALI – Per quanto riguarda la religione cattolica, la Regione Emilia Romagna non è l’unica ad aver stretto accordi per l’assistenza religiosa con i presidenti delle conferenze episcopali religiose. Basta visitare il sito ufficiale del governo per verificare tutte le intese raggiunte per fornire l’assistenza spirituale nei luoghi di cura.  Per quanto riguarda i costi e le spese, però, poche informazioni: nel 2011 era stato Marco Accorti, con l’articolo “I casti costi“, a denunciare la scarsa trasparenza in merito, fornendo alcuni numeri a carico della comunità. Anche in Trentino non mancarono alcuni anni fa le polemiche per i costi degli undici incarichi per l’espletamento del servizio di assistenza religiosa cristiano cattolica negli ospedali locali. Per l’Azienda provinciale per i servizi sanitari l’esborso complessivo era stato di 763mila euro in un anno, ricordò l’Adige. Fino alla denuncia del circolo Uaar bolognese e alle interrogazioni presentate in Consiglio regionale in Emilia Romagna.

Photocredit: Ravennaedintorni.it/Facebook