Molto interessante l’intervista che, risvegliandosi da un po’ di torpore, Pierluigi Bersani, ministro-ombra dell’Economia, rilascia al Corriere della Sera a pagina 5: “Basta con le fantasie dello Stato Imperialista delle Multinazionali, delle lobby giudaico-massoniche, dei blocchi mercatisti e comunisti: in Italia si fa fatica ad arrivare alla quarta settimana. [...] Tutte le azioni sinora messe in campo dal governo non hanno protetto dall’inflazione e quindi dall’impoverimento“. La Robin Tax sono tasse, e non per gli operai, replica l’intervistatore. Risposta: “Sì, ma inefficaci. Anzi, che tendono a fare sì che i poteri forti come petrolieri, banche assicurazioni siano messi al riparo dal confronto con la concorrenza. Il discorso che fa Tremonti è semplice: voi vi affidate allo Stato mediatore e io vi metto al riparo. Vi accordate sui mutui e la portabilità dei mutui stessi di fatto va in cavalleria. Ecco gli accordi con le
Autostrade, i camionisti, la Tav, l’azzeramento dell’authority dell’Energia che aveva osato mettere il naso nei bilanci dei colossi energetici“. Bersani si riferisce al blitz della Lega attuato nella notte tra venerdì e sabato, del quale si è parlato pochissimo, e che mira a dare competenze in materia di nucleare e prodotti petroliferi all’autorità e, contemporaneamente, ad azzerarne i vertici. Tra i quali c’è quell’Alessandro Ortis che il giorno prima durante la sua relazione annuale aveva chiesto ancora la separazione di Snam Rete Gas dall’Eni, e Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo, aveva risposto: “Sono meno condivisibili le valutazione su misure e assetti di politica energetica nazionale e internazionale, che competono all’esclusiva responsabilità politica del Parlamento e del Governo“. Subito dopo, ecco la leggina che ti defenestra l’Ortis in quattro e quattr’otto. Alé. Uno a zero per noi. Il popolo è contento perché gli regalano la tessera annonaria. Paolo Scaroni non è scontentissimo perché alla fin fine gli levano dalle scatole un regolatore preparato e competente, ma con il difetto di volere cose comuniste come la separazione della rete e la parità di accesso a tutti i concorrenti. Tremonti è contento perché così può dire che sta con gli operai. I liberali protestano nel loro blog , ricordando i problemi avuti da Ortis con Tullio Maria Fanelli, mandato lì all’epoca proprio da Scajola, ormai tre anni fa. Parlate, parlate pure. Tanto, voi je dite e noi je famo. Il pluralismo, insomma, è rispettato.
Sempre sul tema, su NoiseFromAmerika compare un’analisi approfondita e sistematica della Robin Hood Tax di Tremonti. Intanto, si segnala l’aumento dell’Ires (l’aliquota sul reddito imponibile) al 33% (se ne parlava qui a maggio per il comparto bancario); ma sopratto, NFA commenta il comma 18 della legge, quello che afferma: “È fatto divieto agli operatori economici dei settori richiamati al comma 16 di traslare l’onere della maggiorazione d’imposta sui prezzi al consumo. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas vigila sulla puntuale osservanza della disposizione di cui al precedente periodo“, dicendo: “E come farà il regolatore a controllare che il consumatore non la paghi attraverso una maggiorazione dei prezzi? La scelta del benchmark con il quale confrontare i prezzi praticati da ENI sul mercato interno è essenziale. Utilizzerà le quotazioni internazionali delle partite spot di gas? Ma ENI non acquista il prodotto su questo mercato, si approvvigiona direttamente da Gazprom e Sonatrach e il prezzo delle forniture è fissato nei contratti take-or pay. Quindi l’occhiuto regolatore deve farsi dire quanto ENI paga il gas dai suoi fornitori. Deve quindi chiedergli non un segreto, ma il segreto dei segreti, al cui paragone i misteri di Fatima o quelli gnostici sono roba da niente“. Quindi, Eni non lo dirà. Quindi, non sarà possibile provare alcunché. Quindi, quel comma è inutile.
E’ normale per un padre ed una figlia non andare tanto d’accordo, e vederla in maniera opposta su questioni anche decisive. Per questo non ci scandalizziamo se Sabina dice che “come sapete il sito è stato oscurato. degli hackers non caserecci, hanno messo le mani nel sistema e solo dopo ore di lavoro i tecnici sono riusciti a farlo riapparire” il dieci luglio, papà Paolo risponde “NESSUN ATTACCO AL SITO DI SABINA GUZZANTI. SEMPLICEMENTE LAVORI IN CORSO : “abbiamo in corso un aggiornamento importante del sito sabinaguzzanti.it ci scusiamo per l’inconveniente molto presto avremo in linea il nuovo sito piu’ bello e dinamico” l’undici, e l’amministrazione del sito di Sabina ribadisce testualmente: “Finalmente siamo di nuovo online e possiamo comunicare con i nostri amati utenti, che bellezza! A seguito l’attacco telematico che ha colpito il sito dopo della manifestazione di martedì non siamo riusciti a rientrare in contatto con i fan di Sabina“.
Oggi il Corriere Economia (purtroppo non on line) rappresenta una lettura interessantissima: c’è un bell’articolo di Massimo Mucchetti intitolato “Rebus Bankitalia“, nel quale si ricorda che a fine 2008 diventerà operativa la legge voluta da Tremonti sull’istituto di via Nazionale, nella quale c’è scritto che il capitale di “proprietà” della Banca deve passare dalle banche partecipanti (e controllate) al settore pubblico. La vicenda è interessante perché gli istituti di credito hanno messo a bilancio la propria quota di possesso, spesso per valori molto più alti rispetto a quanto aveva previsto la legge come indennizzo (800 milioni di euro contro 24 miliardi); quindi, a breve l’Abi griderà all’”esproprio proletario“, oppure si rimanderà tutto di tre anni (alla scadenza del mandato di Draghi), oppure ancora si porrà tutto in carico alle Fondazioni. La legge, comunque, all’epoca fu voluta proprio da Tremonti: giusto che sia lui a operare la scelta, adesso. Poi c’è un fondo di Michele Polo (Bocconi) che si intitola “Ma non era meglio Air France?“, e mette a confronto il piano dei francesi con quello di Intesa. “Non si capisce perché i cittadini, dopo aver finanziato per anni Alitalia come contribuenti, ora debbano farlo come consumatori“. Forse però Polo dovrebbe spiegarlo anche a Dario Di Vico, che sullo stesso giornale sosteneva che quello di Passera fosse il miglior piano possibile.
Cultura. Alberoni ha dichiarato ufficialmente guerra a Nabokov: “L’insegnante troppo amico spegne la creatività dell’allievo. [...] Uno dei maggiori errori della pedagogia contemporanea è stato quello di ridurre la differenza fra chi insegna e chi apprende, immaginando che l’insegnante debba comportarsi come un amico che assiste lo studente mentre cerca la soluzione da solo. Non deve dargli e richiedergli nozioni, non deve insegnargli un metodo, non deve dargli regole. L’esperienza invece ci ha mostrato che i migliori risultati educativi si ottengono quando l’insegnante resta fino in fondo insegnante, che trasmette con rigore il suo metodo, il suo amore per la scienza, il suo sapere. Questo non significa che debba essere autoritario e dispotico. Anzi dovrà essere affettivamente vicino al suo allievo, dialogare con lui, ma restando un adulto con la sua esperienza e rappresentare una guida, un modello“. Perché continuo ad avere la sgradevole sensazione che parli a suocera affinché nuora intenda?
vignetta da Toghe


























TL;DR
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Molto interessante l’intervista che, risvegliandosi da un po’ di torpore, Pierluigi Bersani, ministro-ombra dell’Economia, rilascia al Corriere della Sera a pagina 5…
L’intervista a Bersani mi emoziona: un gesto di opposizione seria, da non credere! Peccato che abbia aspettato che tutti fossero in vacanza per rilasciarla
[...] E’ bello vedere che istanze come quelle presentate qui trovino poi ragione di esistere anche sulla stampa cartacea, con tanto di dichiarazione di Scajola [...]