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Tutte le bufale sull’Olocausto

Sono passati 69 anni da quando furono abbattuti, il 27 febbraio 1945, i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Un simbolo della vergogna dell’Olocausto e dello sterminio degli ebrei, portato avanti dalla Germania nazista e dai suoi alleati. La data è diventata occasione di commemorazione e ricordo internazionale: oltre alla risoluzione dell’Onu del 2005, anche in Italia nel 2000 è stata approvata con una legge ad hoc per istituire la Giornata della Memoria. Eppure, le leggi non bastano: se l’antisemitismo risulta ancora fortemente radicato e in crescita in Europa, come ha mostrato un rapporto dell’Agenzia europea per i diritti umani (secondo quanto dichiarato dal 76% degli appartenenti a comunità ebraiche europee, intervistati in otto paesi dell’Unione), teorie negazioniste continuano ad essere rilanciate sia in rete che su numerose pubblicazioni. E sulla Shoah continuano a circolare una serie di bufale complottistiche: dal numero di morti all’esistenza delle camere a gas, passando per il discusso documentario di Alfred Hitchcock, diverse sono le tesi che hanno cercato di dipingere il dramma della Shoah alla stregua di un falso storico o di una manipolazione realizzata ex post.

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LE BUFALE DEI NEGAZIONISTI SULLA SHOAH – Nel nostro Paese non sono mancate le polemiche in occasione del dibattito sulla possibilità di inserire all’interno del codice penale il reato di negazionismo: l’Aula di Palazzo Madama ha inserito il tema nel calendario dei lavori delle prossime sedute, nonostante diversi storici hanno sollevato perplessità. Dubbi restano sull’opportunità di stabilire la verità storica per legge, anche perché si rischia un effetto controproducente, trasformando i negazionisti alla stregua di vittime della libertà di pensiero, offrendo nuova visibilità a chi per anni continua a negare con falsi storici l’esistenza dell’Olocausto. A partire dal dibattito sull’esistenza delle camere a gas (sulla stessa questione era “inciampato” anche Piergiorgio Oddifreddi pochi mesi fa, ndr). Storicamente con il termine Olocausto si intende la persecuzione e lo stermino sistematici di circa sei milioni di Ebrei, cioè i due terzi degli Ebrei che vivevano in Europa: un genocidio realizzato dalla Germania nazista e dai suoi collaboratori.  Le teorie negazioniste, diffuse anche attraverso personalità come David Irving e Robert Faurisson, tentarono di negare alcuni elementi centrali nel dramma dell’Olocausto: si nega che il regime hitleriano abbia pianificato di sterminare gli ebrei, si nega l’utilizzo omicida delle camere a gas e si riduce il numero degli ebrei uccisi nei lager a proporzioni più basse. Addirittura, attribuendo la morte a malattie contratte nei campi o ad eventi correlati al secondo conflitto mondiale. Da questo, secondo i negazionisti deriverebbe che la Shoah non sarebbe altro che una truffa ordita dal popolo ebraico per legittimare l’esistenza dello Stato di Istraele e colpevolizzare le nazioni occidentali, Germania in primis, a scopo economico.

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CAMERE A GAS E NUMERO DEI MORTI – In particolare è stato Robert Faurisson a tentare di propagandare l’idea per cui le camere a gas non siano mai esistite: strutture simili non avrebbero avuto la funzione di sterminio bensì quella di uccidere i pidocchi, che infestavano i campi. Anche David Irving negò l’utilizzo delle camere a gas per il genocidio. Senza dimenticare le centinaia di testimonianze di deportati che confermano con i loro racconti la vergogna delle camere a gas e dei campi di sterminio, fu sentenziato nell’aprile 200 come Irving, smentito dalla storica Deborah Lipstadt avesse “falsificato e distorto l’evidenza storica”, che fosse un “negazionista dell’Olocausto” (Holocaust denial) ed etichettato come un “antisemita” e un “razzista”. Anche numerosi testi di scienziati smentirono le prove portate dai negazionisti sulla presunta inesistenza delle camere a gas: la letteratura annovera tra i testi quelli dello storico e chimico francese Georges Wellers, così come quelli del farmacista e storico francese Jean-Claude Pressac, che analizzò in modo dettagliato le tecniche di sterminio nei campi di concentramento nazisti. Ma non solo. E anche sul numero dei morti, in merito ai quali i negazionisti hanno tentato di abbassare le proporzioni, emergono studi che in realtà spiegano come i sei milioni potrebbero essere anche una cifra vista al ribasso. Come riportò il Giornale alcuni mesi fa, secondo il Museo dell’Olocausto di Washington i campi di concentramento erano solo una parte della strategia nazista: oltre 42mila erano le strutture per sterminare gli ebrei. Tanto che, in uno studio anticipato dall’Independent – non ancora pubblicato, ndr – si spiega come in realtà potrebbero essere tra i 15 e i 20 milioni gli ebrei ad aver perso la vita nella follia nazista. «I siti dell’Olocausto erano ovunque», ha aggiunto Martin Dean, coautore della ricerca, che denunciò come «non si potesse più pensare che un tedesco dell’epoca fosse ignaro di quanto stava succedendo».

HITCHCOCK E I PIANI DI STUDIO BRITANNICI – Tra i negazionisti dell’Olocausto c’è anche chi strumentalizza per le proprie tesi il documentario al quale lavoro Alfred Hitchcock per propagandare una presunta volontà di “drammatizzare” la Shoah. Dopo aver studiato alcuni filmati ripresi dall’esercito britannico e dai militari sovietici nel 1945 nel campo di Bergen-Belsen, Alfred Hitchcock cercò di lavorare, insieme al collega e amico Sidney Bernstein, per realizzare il film “Memory of the Camps”. Il ruolo di Hitchcok, che non volle alcun compenso per questo lavoro, consisteva in un lavoro di postproduzione. Se in base alle prime intenzioni degli Alleati, doveva essere proiettato al popolo tedesco, si pensò poi di evitare di scioccare i tedeschi per poi puntare sulla collaborazione con la Germania post-nazista, come ha ricordato anche Repubblica. Viene quindi spesso dimenticato dai negazionisti come il documentario non fosse poi mai stato mandato in onda. Dovrebbe essere mostrato nel 2015, in occasione del 70° anniversario della Giornata della Memoria, dopo essere rimasto negli archivi del Regno Unito per decenni. Soltanto una versione incompleta fu in parte trasmessa nel 1985 dall’emittente britannica PBS Frontline. Senza dimenticare come quando gli fu commissionato il lavoro negli anni 50 Alfred Hitchccok non era ancora entrato nel suo “periodo americano”, quello nel quale venne consacrata la sua fama indiscussa e nel quale furono realizzate le sue opere più note.

Un’altra bufala che spesso gira nel conto della Shoah, infine, è quella di una presunta cancellazione del tema dai piani di studio britannici nelle scuole. In realtà, come ha spiegato tempo fa Attivissimo, l’Olocausto non è mai stato tolto dalle scuole. Secondo la bufala che girava in rete, si spiegava che il Regno Unito aveva rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che “affermava che l’Olocausto non è esistito”. In realtà, Attivissimo spiegava:

«Come racconta con dovizia di dettagli l’impagabile Snopes.com, la storia gira almeno da metà aprile 2007 in inglese, e ne esiste anche una versione che la attribuisce all’Università del Kentucky perché qualcuno ha confuso la sigla UK di United Kingdom con quella della University of Kentucky. L’università ha dovuto pubblicare una smentita».

Soltanto un falso, confermato anche da Urbanlegends. Come altre bufale girate sul conto della Shoah, propagandate anche nel Giorno della Memoria.