A Casal di Principe gli americani scappano dall’acqua

04/07/2011 - Trasferite le ultime 21 famiglie statunitensi. Per un totale di 60 famiglie evacuate negli ultimi dieci mesi su invito esplicito della Marina degli Stati Uniti Altro che Casalesi. La Marina americana (U.S. Navy) teme principalmente l’acqua potabile che sgorga dai

     
 

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Trasferite le ultime 21 famiglie statunitensi. Per un totale di 60 famiglie evacuate negli ultimi dieci mesi su invito esplicito della Marina degli Stati Uniti

Altro che Casalesi. La Marina americana (U.S. Navy) teme principalmente l’acqua potabile che sgorga dai rubinetti. Le ultime 21 famiglie sono andate via a metà della scorsa settimana. E così sono quasi 60 le famiglie americane che negli ultimi dieci mesi hanno lasciato le loro case a Casal di Principe, in provincia di Caserta, su invito esplicito proprio della US Navy. Già nel 2008 una prima tranche era stata trasferita, a fronte dei dati poco confortanti sui valori dell’acqua potabile nella terra che ha dato i natali al clan dei Casalesi.

LO STATO DELL’ACQUA – La US Navy, seguendo le indicazione dei tecnici e degli standard di qualità dell’EPA – Agenzia ambientale degli Stati Uniti – ha monitorato per quattro anni le case abitate dagli americani (alcune centinaia) e l’ambiente (acqua, suolo, aria) a cavallo tra la provincia di Napoli e di Caserta, dove i suoi uomini fittano normalmente casa. Controllando almeno 400 tipi diversi di sostanze tossiche, ha verificato che in almeno tre zone (a Casoria, a Marcianise, nel comprensorio di Casal di Principe e Villa Literno) l’inquinamento, in particolare dell’acqua, supera gli standard di sicurezza stabiliti dalla legge americana. E, dunque, non sono abitabili. Gli inquinanti dell’acqua sono sia biologici (presenza di coliformi fecali, incluso E. coli), sia organici (in particolare tetracloroetilene), finanche inorganici (nitrati; metalli pesanti, come arsenico e piombo). In realtà, precisano, a essere inquinata non è l’acqua erogata dagli acquedotti pubblici. Bensì quella estratta da pozzi privati, autorizzati o illegali. Dunque, a essere contaminata è l’acqua di falda in quelle zone precise. Talvolta gli inquinanti escono anche dai rubinetti a causa di allacciamenti illegali alla rete pubblica. Ma tant’è: la situazione è a rischio. E dunque è preferibile andar via da alcune zone.

TROPPO SEVERI GLI AMERICANI O TROPPO LASSIVI NOI? – Ora, come bisogna leggere tutto ciò? Gli americani scappano e noi continuiamo ad abitare quelle zone, comprando l’acqua in bottiglia ma utilizzando tale acqua per l’igiene intima. Delle due, l’una. O gli standard Usa di accettabilità del rischio associato all’uso di acqua potabile sono troppi rigidi, o quelli italiani sono troppo tollerabili. Probabilmente, più la seconda. Fatto sta che tra le provincie di Napoli e Caserta c’è un territorio devastato, non solo dall’annosa emergenza rifiuti, ma anche e soprattutto, dalla pluridecennale questione dei rifiuti tossici e nocivi abbandonati nelle campagne. Rifiuti che sono giunti anche da Nord, come rivelano diverse intercettazioni. Con buona pace di Bossi, Calderoli, Borghezio e altri riluttanti leghisti.

     
 

5 Commenti

  1. ebbron scrive:

    tanto i napoletani sono furbi e immortali

  2. cristian scrive:

    mah in un posto dove il terreno bolle e ci sono recinzioni per chilometri con metalli pesanti all’aperto che filtrano nel terreno che ti aspetti?

  3. Eliseo Contino scrive:

    Gentile Luca, ti rigrazio per l’articolo e ti incoraggio a continuare a scrivere ed informare la popolazione. Ti chiedo però di dare alcune informazioni agli abitanti allarmati, su come procedere per una attenta analisi di un campione dell’ acqua, sia dell’acquedotto che dal pozzo. Ovviamente non presso enti locali che potrebbero essere di parte ma da enti esterni ed attendibili. Il risultato sarà la prova evidentissima e certa dello stato della nostra acqua

  4. Luca Scialo' scrive:

    Gentile Eliseo, io abito a Casoria e compro da qualche anno ormai l’acqua in bottiglia. Non è facile fidarsi di qualche ente, anche la stessa Arpac può dare risultati “controllati” e falsati se vuole. L’unica cosa che possiamo fare è evitare quanto meno di berla Per il contatto relativo all’igiene personale credo sia solo un’esagerazione la loro.

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