Economia

L’autunno bollente di Giulio ed Emma

14 luglio 2008

Quel benefattore dei poveri di Tremonti ha fissato il tasso d’inflazione programmata, che viene usato come riferimento per gli aumenti automatici degli stipendi, all’1,7%. Contro un costo della vita che invece cresce al 4%. La Marcegaglia gli va dietro, mentre quello che dovrebbe essere fatto non si fa.

Dei meravigliosi anni 80 rimpiangiamo con sofferenza gli slogan immaginifici che hanno riempito le bocche di decine e decine di marketing manager prima e di politici dopo. Uno di questi era il fantastico “situazione win-win” cioè quando due parti, in teoria contrapposte, trovavano una soluzione che faceva vincere entrambe. La situazione di crisi economica a cui stiamo assistendo, e che è solo agli inizi, fa finalmente giustizia di questo cumulo di idiozie ma non abbastanza in fretta perchè gli ultimi guasti non si producessero nella ultima periferia dell’impero capitalistico, cioè il nostro beneamato paese. Ecco quindi “la stagione del dialogo”, non solo in politica, con i frutti che possiamo già vedere, ma anche nelle relazioni fra Confindustria e sindacati.

TIP E TAP - Purtroppo la realtà anche qui ha già iniziato a raffreddare gli ardori degli alfieri del “dialogo”. Infatti di fronte a salari reali in picchiata libera, e conseguenti consumi interni che li seguono, il paladino dei poveri, Robin Tremonti, ha pensato bene di fissare il TIP, cioè il tasso di inflazione programmata che viene usato come riferimento per gli aumenti automatici dei contratti di lavoro, all’1.7% contro una inflazione reale che si sta avvicinando paurosamente al 4%. Con questo mossa praticamente seppellendo qualsiasi dialogo fra Confindustria e sindacati, che erano già alla affannosa ricerca di qualche escamotage per cercare di fare quadrare l’impossibile, cioè far recuperare produttività alle imprese, mantenere gli utili ai livelli degli ultimi anni e permettere ai salari di non essere eccessivamente erosi dalla inflazione, il tutto senza che quest’ultima si incrementi ulteriormente spinta dagli stessi aumenti salariali, come faceva la, da alcuni rimpianta, scala mobile degli anni ’70.

CONFINDUSTRIA SI ACCODA - Ecco che l’ultima proposta della Marcegaglia di utilizzare un tasso del 2% per i rinnovi contrattuali appare come l’inizio di una partita più che la definizione di un obiettivo. Già la motivazione che bisogna scorporare l’inflazione importata appare indifendibile a meno che, per gusto del paradosso, non si dia il potere ai salariati di scorporare tale importo dai prezzi dei beni che devono acquistare: “Scusi un chilo di pane con inflazione importata scorporata per favore!”. E’ altrimenti sempre una base di partenza la controproposta della UIL di utilizzare gli indici inflattivi in uso in altri paesi europei come Germania e Francia dove però la produttività per addetto è nettamente superiore a quella italiana e quindi permette ben più agevolmente di recuperare il differenziale inflattivo dei salari.

3 commenti a L’autunno bollente di Giulio ed Emma

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  2. non è tremonti a fissare quell’1,7%, è la BCE in considerazione dei mover dell’inflazione su cui lei ha qualche potere di incidere.

    Abbiamo già eliminato la scala mobile appunto con l’inflazione programmata, e parlare di HICP è un passo indietro (e neppure completo in termini di inflazione per le fasce più basse); non è sull’inflazione che si devono alzare gli stipendi, ma sulla contrattazione di secondo livello e quindi sulla redditività della produzione.

    E’ un problema di visuale, o si guarda alla pagnotta di stasera o si pensa a cosa sarà dell’Italia tra vent’anni, e io spero di campare ancora più di vent’anni.

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