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Le Iene e la supercazzola del «mea culpa» su Stamina

Stamina e Le Iene. Un binomio che nelle ultime settimane ha scatenato non poche polemiche, considerate le novità negative relative alla cura spacciata dal programma come una miracolosa novità osteggiata dai soliti poteri forti. Un caso che era costato a Giulio Golia, che se ne è occupato in passato con diversi servizi, pesanti critiche di parzialità. C’era grande attesa per il nuovo servizio, mandato in onda molto tardi, a mezzanotte, dopo le accuse ricevute dal programma da parte del mondo scientifico. Anche questa volta non sono mancate le critiche per il programma di Italia Uno.

 

Le Iene Stamina

LE IENE E STAMINA – Dopo la risposta dell’autore del programma, Davide Parenti, che ha cercato di prendere le distanze, replicando alle accuse («La nostra unica colpa è esserci appassionati a storie di gravi malattie», si era difeso), c’era curiosità per la prima puntata della nuova stagione delle Iene per conoscere in che modo il programma si sarebbe difeso di fronte alle accuse di parte del mondo scientifico. Con una lettera pubblicata sulla Stampa la senatrice a vita Elena Cattaneo e i due scienziati Michele De Luca e Gilberto Corbellini (storico della medicina) avevano attribuito alle Iene «gravi colpe nell’aver concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’”inganno Stamina”». Il programma era stato così considerato responsabile di aver «trasfigurato i fatti provati che condannavano il metodo». Tanto da definire come una “cura” – Stamina appunto – un metodo in realtà non sperimentato e con ombre e lati oscuri, ma diventato così virale da provocare proteste e dissanguamenti volontari davanti al Parlamento. C’era attese per capire perché, un tema che doveva essere trattato nella maniera più scientifica possibile, per rispetto delle famiglie che soffrivano per le sofferenze e le malattie dei loro figli, è invece diventato occasione per fare “informazione-spettacolo”, come aveva accusato la stessa Cattaneo. Prima del servizio, mandato in onda molto tardi, altri servizi sono stati dedicati ai falsi malati sul lavoro e alla malasanità. L’attesa per un possibile “Mea Culpa” sui social network era tanta

stamina iene
stamina iene

Ma fin dalle prime immagini era possibile comprendere come, così come fatto in passato dall’autore Davide Parenti, sarebbe stato portata avanti la teoria del “pasticcio dello Stato”. A realizzare il servizio atteso è stato lo stesso Giulia Golia, criticato per aver spacciato come una “cura” il metodo Stamina. Mentre Golia ripercorre la vicenda,  Le Iene ha provato ad allontanare le responsabilità. Si spiega come siano state le istituzioni coinvolte a far entrare Vannoni e il suo metodo all’interno dell’ospedale pubblico. Le scuse attese arrivano soltanto alla fine e ripercorrono quanto già spiegato da Parenti: « Se solo uno dei nostri telespettatori si è convinto che il Metodo Stamina funzioni davvero, chiediamo scusa perché non è questo ciò che volevamo dire». Eppure sarebbe bastato, come accusano diversi utenti su Twitter, dare spazio a più voci, ascoltare non soltanto poche famiglie, ma anche quelle che avevano denunciato Vannoni, così come offrire maggiore spazio all’inchiesta della Procura di Torino.

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«C’eravamo lasciati con la decisione del Tar del Lazio, che aveva sospeso la bocciatura del Comitato scientifico perché non era stata garantita l’imparzialità del giudizio. Il Tar ha contestato proprio quanto avevamo fatto emergere noi con i nostri servizi», ha spiegato Golia. Poi si spiega come, dopo la bocciatura del Tar e la nomina di un nuovo comitato, fosse scoppiata un’offensiva mediatica contro Stamina: tra le accuse anche quella per cui nelle infusioni – spacciate quasi per miracolose da Le Iene con i loro servizi – mancavano le stesse staminali. A rivelarlo, sulla Stampa, erano state le carte dei Nas e il parere degli esperti del vecchio comitato, poi giudicato dal Tar del Lazio «non imparziale». Non mancavano nemmeno le ombre su pericoli tossici. Le Iene nel suo servizio spiega come «alcuni dei pazienti di Stamina sono usciti allo scoperto, spiegando di aver denunciato Vannoni». Si tratta degli stessi pazienti ai quali, come aveva accusato gran parte del mondo scientifico, non era stato offerto dal programma di Italia Uno lo spazio necessario. Eppure da tempo si conosceva l’inchiesta in corso e le accuse mosse contro Vannoni.

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Le Iene si sono difese ricordando di aver spiegato come il presidente della fondazione Stamina non fosse un medico e come fosse indagato per associazione a delinquere e somministrazione di sostanze pericolose. «Vannoni si è difeso dicendo di aver mai promesso guarigioni miracolose e fatto pagare soltanto chi poteva, mentre chi lo ha denunciato ha spiegato di essersi dovuto anche indebitare», si spiega. Tutto mentre l’inchiesta della Procura di Torino si avvia alla conclusione e si potrebbe arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio per Davide Vannoni insieme ad altri. Durante la trasmissione Golia aggiunge che fu l’Aifa, nel 2011, a concedere l’autorizzazione alle “cure compassionevoli”. Va precisato come la senatrice a vita Cattaneo , nella lettera nella quale ha accusato Le Iene, ha spiegato come fosse stato omesso come «il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole», sottolineando come lo stesso termine «fosse stato usato spesso e a sproposito nei loro servizi».

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«Il ministero della Salute mandava i pazienti a Brescia» e «lo stesso ministero era informato di tutto, ed era il settembre del 2011», ha affermato Giulio Golia durante la trasmissione, mostrando un documento dello stesso dicastero che confermerebbe come responsabili ministeriali «segnalassero e mandassero pazienti a Vannoni e agli Spedali Civili di Brescia» per ricevere il trattamento previsto dal metodo Stamina. Golia ha anche letto alcuni passaggi del documento, nel quale si precisa anche che i costi del trattamento erano sostenuti dagli Spedali Civili di Brescia e da Stamina. Per questo ha affermato Golia, «tutte le istituzioni sapevano: dalla Regione Lombardia, all’Aifa, fino al ministero». Non è mancato l’attacco diretto al ministero della Salute: «Strano che il ministro Lorenzin chieda come possa Stamina essere entrata in un ospedale pubblico», a fronte di tale documentazione. Al termine della puntata è stata anche trasmessa un’intervista a Mauro Ferrari, nominato dal ministero a capo del nuovo comitato scientifico chiamato ad esprimersi sulla validità del metodo Stamina: «E’ naturale che questa sia una situazione complicata, poiché‚ questo è il primo caso importante relativo alla cosiddetta medicina rigenerativa in Italia, e questa avrà aspetti enormi che impatteranno sulla medicina stessa. Ciò che sarà deciso oggi – ha proseguito Ferrari – avrà implicazioni per le generazioni future» Riferendosi sempre alla complessità del caso e della decisione su cui pronunciarsi, Ferrari ha sottolineato come si debba pensare «soltanto al bene dei pazienti». Questo caso potrebbe rappresentare, ha concluso, «l’occasione per l’Italia per rilanciarsi» nell’ambito della ricerca e per «acquisire una posizione di leadership; l’Italia potrebbe essere paese guida se la situazione sarà gestita bene».

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LA DIFESA DALLE ACCUSE  E LE CRITICHE IN RETE– Nel servizio Le Iene si sono difese dalle accuse di parzialità. «In questi mesi c’è chi ci ha accusato di aver dato troppo spazio alle testimonianze dei genitori e poco agli scienziati. Ma per noi non è così: abbiamo dato la parola a scienziati critici, compresa l’intervista a Paolo Bianco e quella a Umberto Veronesi. Altri hanno rifiutato di essere intervistati». Tutto prosegue nella stessa direzione di quanto già affermato da Parenti: per la serie «Noi abbiamo soltanto raccontato».  Golia ha spiegato anche di aver intervistato pazienti scettici e i componenti della prima commissione scientifica del ministero, oltre ad aver ricordato le critiche del mondo scientifico e di Nature. Allo stesso modo vengono poi mandate in onda interviste a medici che parlano e confermano piccoli miglioramenti per pazienti trattati con il controverso metodo. «Questo non significa che il metodo Stamina è una cura», chiarisce Golia. Secondo le accuse di non pochi scienziati, nei passati servizi, sullo stesso punto Le Iene erano state molto ambigue. Senza dimenticare come, in merito a Stamina, non ci fosse in realtà alcuna prova sull’efficacia dei trattamenti: anche il medico chirurgo Salvo Di Grazia su MedBunker aveva più volte tentato di far luce sulla “presunta cura”, «segreta, mai sperimentata, senza nemmeno uno studio sugli effetti e l’innocuità o una statistica scientificamente attendibile». Ma Le Iene avevano preferito «raccontare» altro. «Ciò che per mesi abbiamo chiesto è soltanto che il ministero valutasse i pazienti che erano stati a Brescia», hanno proseguito Le Iene.  «Non vogliamo comunque sfuggire alle responsabilità: se solo uno dei nostri telespettatori si è convinto che il Metodo Stamina funzioni davvero, chiediamo scusa perché non è questo ciò che volevamo dire», ha concluso Golia. Non è bastato per placare le polemiche in rete contro il programma: