Il matrimonio gay? Inevitabile, ma Obama ha ancora paura
27/06/2011 - Negli Stati Uniti la lotta per l’uguaglianza delle coppie omosessuali ha raggiunto un successo storico a New York, ma il presidente non appoggia questa battaglia con la convinzione necessaria L’introduzione dei matrimoni gay nello Stato di New York è il
Negli Stati Uniti la lotta per l’uguaglianza delle coppie omosessuali ha raggiunto un successo storico a New York, ma il presidente non appoggia questa battaglia con la convinzione necessaria
L’introduzione dei matrimoni gay nello Stato di New York è il più grande successo della lotta per l’uguaglianza per la comunità LGBT. Non solo perché lo Stato è uno dei più popolosi degli Usa, ma anche perché da questo momento il riconoscimento per l’uguaglianza degli omosessuali diventa praticamente irreversibile nella Nazione più potente del mondo. Una battaglia fondamentale è stata vinta, e le elezioni del 2012 sono diventate dopo il trionfo newyorchese l’ultimo grande ostacolo per il riconoscimento dei matrimoni delle coppie dello stesso sesso.
MIRACOLO A NEW YORK – Lo Stato di New York è stato a lungo il centro della politica americana. Fino al 1960 New York era il più popoloso degli Stati che formavano l’unione, ed al suo interno c’era la più grande metropoli americana, New York City, il cuore del mondo. Dopo il voto del Senato statale e la firma del governatore Andrew Cuomo New York diventa così il sesto Stato all’interno del quale coppie dello stesso sesso si potranno sposare, venendo equiparati, nei diritti come nei doveri, alle coppie etero. Solo il Vermont però, prima di New York, aveva introdotto i matrimoni gay per via legislativa, perché in Massachusetts, Iowa, Connecticut e New Hampshire era stata la locale Corte Suprema a sancire l’incostituzionalità della discriminazione dei cittadini omosessuali. Ancora più significativo è il fatto che per la prima una volta un’assemblea legislativa guidata dai repubblicani ha approvato una simile normativa. Solo 4 esponenti del Gop hanno votato a favore dei matrimoni gay, ma il loro supporto era indispensabile data la piccola maggioranza che la destra deteneva nel Senato di New York. Vista la recente giurisprudenza a livello statale, e considerando l’orientamento progressista della Corte Suprema di New York, solo un referendum potrebbe cancellare la nuova legge, che ha raddoppiato la popolazione gay che ha il diritto a sposarsi. Nello Stato della Big Apple le consultazioni popolari sono molto più complicate che in California, dove nel 2008 un referendum molto partecipato riaffermò come il matrimonio potesse essere solo quello formato da un uomo e una donna. I gruppi conservatori hanno preannunciato lo stesso battaglia, anche perché si sentono traditi dai quattro senatori che si sono schierati con i democratici, rovesciando così l’illusoria vittoria di novembre 2010. Nel 2009, quando il Senato era in mano ai liberal, l’eguaglianza per le coppie omosessuali fallì, mentre ora, dopo due anni ed una lunga opera di convincimento, neanche la maggioranza conservatrice ha potuto fermare l’onda della storia.
ANDREW CUOMO, LA SUPERSTAR – Il voto di venerdì 24 giugno sarà ricordato non solo come una giornata storica per la comunità LGBT americana e anche globale, ma come il momento nel quale è nata una grande stella nel firmamento democratico. Andrew Cuomo, il governatore eletto a novembre con una maggioranza plebiscitaria, aveva dichiarato che l’uguaglianza delle coppie omosessuali sarebbe stata uno dei punti principali della sua agenda. New York aveva già passato nel 2009 una legislazione che introduceva i matrimoni gay nella Camera dei Rappresentanti, ma al Senato il progetto di legge naufragò tra molte recriminazioni, non ultima lo scarso appoggio dato dall’allora Chief executive dello Stato, David Peterson. La comunità LGBT newyorchese ha però prontamente reagito, orchestrando una grande campagna organizzata da New Yorkers United for Marriage, un gruppo che comprendeva numerose associazioni LGBT, tra le quali anche alcune conservatrici. Uno degli spot più famosi commissionati da NY United for Marriage aveva come protagonista la figlia di George W Bush, Barbara.
La campagna poderosa messa in campo dal nuovo gruppo ha fatto cambiare idea a molti senatori democratici, convinti anche dal convinto appoggio del più importante sindacato del pubblico impiego, una lobby chiave per il mondo progressista. Il governatore Cuomo è però stato indispensabile nel convincere i più recalcitranti, in particolar modo i repubblicani, cercando voti in più anche per coprire politicamente una scelta avversata da una parte significativa del mondo conservatore. Nello Stato di New York però la popolazione era già favorevole alla svolta sui matrimoni, tanto che i sì all’uguaglianza per le coppie gay è passata, secondo i sondaggi di Quinnipiac, dal 37% del 2004 al 58% del mese scorso. Il trionfo ha trasformato il ruolo di Andrew Cuomo, che da apprezzato governatore è diventato nel corso di un weekend la grande speranza per la successione di Barack Obama. Capace di mantenere valori altissimi mentre la gran parte dei nuovi governatori registrano crolli di popolarità, Cuomo è stato capace di portare verso di se i repubblicani per cambiare profondamente la società newyorchese. Una dimostrazione di leadership che molti non hanno mai riscontrato nell’attuale presidente, che si è sempre fatto trascinare dai legislatori, più che guidarli.
LA FREDDEZZA DI OBAMA – Nel 2004 la campagna elettorale presidenziale fu dominata dai temi dell’11 settembre, ma Karl Rove progettò una maxi mobilitazione conservatrice per dire no in molti Stati nei referendum sui matrimoni gay, così da incrementare i consensi per il suo protetto George Bush. L’America era ancora scossa dalla sentenza del Massachusetts che aveva legalizzato i matrimoni gay, all’epoca ancora opposti dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Da allora tutto è cambiato, grazie anche al ringiovanimento demografico della popolazione statunitense. Sotto i quarant’anni il sessanta per cento degli americani approva l’uguaglianza delle coppie gay. Ora come ora la lieve maggioranza demoscopica si spiega con la ferrea opposizione della fascia più anziana di voto, che però col passare del tempo diminuirà. Ecco perché il vice presidente Joe Biden aveva definito inevitabile il matrimonio gay, anche se l’Amministrazione Obama non si è ancora distinta in modo chiaro in loro sostegno. Il presidente ha ottenuto un successo molto importante per la comunità LGBT come l’abrogazione della discriminazione degli omosessuali nell’esercito. Obama si è schierato contro il Defense of Marriage Act, la legge federale che riconosceva diritti solo alle coppie etero, introdotta nel 1996 e firmata da Bill Clinton, che però ha un valore relativo visto che la disciplina dei matrimoni è di competenza statale. Nel 2012 però, nonostante l’elezione si giocherà sullo stato dell’economia, il tema dell’uguaglianza delle coppie omosessuali ritornerà al centro della campagna elettorale. Il presidente non ha mai appoggiato i matrimoni gay. Nel 2008 si scansò dal referendum californiano, mentre settimana scorsa, in una serata di fundaraising a New York City , ha dichiarato che gli omosessuali devono avere gli stessi diritti delle altre persone. Obama non ha però appoggiato in maniera esplicita la parità delle coppie omosessuali, un elemento che ha provocato più di un mugugno tra i suoi stessi finanziatori, tutti coinvolti nella battaglia che si stava svolgendo per far approvare la nuova legge anche dal Senato newyorchese.
LA GUERRA DEI REPUBBLICANI - Il presidente non si schiera per due motivi. Il primo è anche nella base democratica i matrimoni gay sono molto popolari, ma incontrano qualche resistenza tra le minoranze etniche e tra i cattolici bianchi. Nette maggioranze tra ispanici ed afro-americani sono indispensabili per la riconquista della Casa Bianca, e tra di loro, come ha dimostrato anche il voto dell’unico senatore liberal contrario ai matrimoni gay a New York, le diffidenze culturali sono ancora presenti, anche se in misura minore rispetto al recente passato. La seconda motivazione nasce dal timore di un’ultima, grande guerra culturale lanciata dai repubblicani su questo tema. Il netto sostegno dei più giovani americani verso i matrimoni delle coppie dello stesso sesso rende inevitabile la loro approvazione nel lungo periodo, ma la resistenza dei conservatori e della base cristiano evangelica sarà feroce. In New Hampshire, Stato fondamentale anche per le primarie presidenziali visto che è il primo a svolgerle da ormai un secolo, la nuova maggioranza repubblicana metterà in votazione un divieto dei matrimoni gay dopo che la magistratura statale li ha introdotti. Tra i candidati alla presidenza del Gop è già partito il fuoco di fila contro la nuova normativa di New York, un primo assaggio di campagna elettorale per il presidente. Ora come ora le prossime presidenziali iniziano a delinearsi come molto equilibrate, vista la debolezza dell’economia e i discreti ma non certo positivi valori di Obama nei sondaggi. In un contesto simile la sfida all’ultimo voto nei cosiddetti Stati in bilico sarà fondamentale, e alcuni dei più combattuti Swing State degli ultimi cicli elettorali, Virginia, Ohio, Florida e Michigan, hanno emendamenti costituzionali che vietano il matrimonio tra coppie dello stesso sesso. L’attuale posizione di Obama, favorevole in modo chiaro solo alle unioni civili , è sicuramente più apprezzata, in questo momento almeno, nell’elettorato rispetto ad un esplicito appoggio ai matrimoni omosessuali. La base progressista, in particolar modo i liberal con istruzione post universitaria, notoriamente anche molto generosi nei finanziamenti delle campagne elettorali, pretende però una posizione più chiara, una situazione che metterà sotto pressione la tradizionale cautela del presidente. Come su altri fronti, anche sulla lotta per l’uguaglianza dei gay l’inquilino della Casa Bianca si è mostrato molto più timido dei legislatori che hanno combattuto per cambiare il Don’t Ask Don’t Tell, o per abrogare il Defense of Marriage Act.

MANCANO 44 STATI – La vittoria di New York ha galvanizzato come mai prima d’ora l’intero movimento a favore dei diritti LGBT, perché nello Stato vivono più abitanti di quanti risiedano negli altri cinque dove i gay potevano sposarsi. Gli Stati Uniti sono composti da 50 Stati, e in una trentina di essi la costituzione vieta esplicitamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. A novembre dell’anno prossimo ci sarà un nuovo referendum su questo tipo di emendamenti, questa volta in Minnesota, come sempre promosso da gruppi religiosi molto conservatori e vicini al partito repubblicano. Il voto di New York è stato fondamentale anche perché nei mesi scorsi in Rhode Island e Maryland simili progetti di legge erano falliti, nonostante il controllo democratico delle assemblee ed il sostegno compatto della base del partito. Nei mesi scorsi però Illinois, Hawaii e Delaware avevano approvato le unioni civili, istituti che concedono diritti in misura paragonabile ad un matrimonio, che erano già in vigore in C alifornia, Nevada, New Jersey, Oregon and Washington. Sommando questi Stati a quelli dove sono legali i veri matrimoni per persone dello stesso sesso si raggiunge il 35% della popolazione americana. Solo 10 anni fa non c’era nessuno Stato dove si riconoscevano diritti alle coppie omosessuali, e visto quanto successo nelle presidenziali del 2004, il cambiamento rimane impressionate, anche se ancora insoddisfacente per la comunità LGBT e per gli attivisti che combattono per i loro diritti. I conservatori promuoveranno nei prossimi anni altre consultazioni popolari contro l’uguaglianza delle coppie omosessuali, e finora ogni referendum su questo tema è stato vinto da chi voleva negare i diritti ai gay. I responsabili delle maggiori associazioni LGBT sono consapevoli che la battaglia è ancora lunga, anche se la strada inizia ad apparire davvero favorevole. Le presidenziali del 2012 sono un passaggio fondamentale, perché solo con una vittoria di Obama sarà possibile abrogare il Defense of Marriage Act per via legislativa, sempre che non ci pensi la Corte Suprema degli Stati Uniti. Introdurre per via legislativa il diritto di sposarsi per gli omosessuali americani in ogni Stato è praticamente impossibile, visto che in quelli più conservatori non esistono le condizioni politiche, e sociali, per una simile svolta. Come fatto però con il tema dell’aborto, il massimo tribunale americano potrebbe però imporre l’uguaglianza per le coppie gay con una sentenza. Finora la Corte Roberts, che ha una maggioranza conservatrice sui temi economici ma non è così compatta sui diritti civili, si è tenuta lontana da questo tema, fedele al judicial restraint, la deferenza verso le assemblee legislative. Le Corti inferiori hanno però già bocciato il Doma, il divieto costituzionale in California così come introdotto i matrimoni per via giudiziaria. La parola definitiva spetterà probabilmente alla Corte Roberts nei prossimi anni, e anche in quest’ottica diventano fondamentali le presidenziali del prossimo anno. Il potere di nomina dei giudici federali spetta al presidente, anche se è condiviso col Senato degli Stati Uniti. Alcuni dei nove componenti della Corte Suprema potrebbero ritirarsi nei prossimi quattro anni, ed una Casa Bianca democratica vorrebbe dire la nomina di giudici progressisti tendenzialmente favorevole ai diritti della comunità LGBT, capace di creare una maggioranza permanente su questo tema. Per questo, anche se Obama è ancora freddo, i gay americani lo sosteranno ancora una volta per cambiare la società in senso più egalitario.













Finalmente un bell’articolo, complimenti.
Giustamente se dobbiamo parlare di uguaglianza, anche la parità tra eterosessuali e omosessuali è una lunga lotta che inizia a dare i suoi risultati.
Mi sembra giusto dare la possibilità a “tutti” di vivere insieme e condividere gioie e dolori, ma anche avere diritti sul patrimonio del partner, diritto a stare accanto alla persona che si ama quando questa è in malattia, essere un “noi” e non un lui+lui o lei+lei.
Poi ogniuno fa le sue scelte nella vita, ma per scegliere bisogna avere più possibilità (più diritti).