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Quando i polli ebbero i denti

GIUSTIZIA E’ SFATTA - A effettuare l’attentato invece furono proprio quei tre. Nel 1986 l’Appello li condanna a 18 anni, ma non per strage: per incendio doloso e duplice omicidio colposo, la Cassazione conferma. E loro, candidamente, lo ammettono, anche se dicono che in realtà non volevano uccidere ma soltanto spaventare. Cinque litri di benzina magari avanzano, per spaventare, ma i giudici ci credono, e questo permette di estinguere la pena per intervenuta prescrizione. Ma soprattutto: è appurato che PotOp non venne messo nel sacco dai suoi militanti. I suoi dirigenti, quelli che citavano i Grundrisse per convincere i cronisti dell’innocenza dei compagni, sapevano che invece erano colpevoli. Valerio Morucci aveva rintracciato Clavo subito dopo la fuga e gli aveva puntato una pistola alla testa per farsi dire la verità, e questi aveva vuotato il sacco. Già nell’aprile 1973. Tutto il resto fu il risultato di una strategia di depistaggio degna di quelle che, a ragione, si accusavano i servizi segreti di fare all’epoca. Piperno, che oggi si barcamena tra un libro sul ’68 e una dichiarazione di denuncia della “religione laicista” (“Se l’ateismo diventa la religione di Stato, allora meglio tenerci il cattolicesimo”), sapeva. Pace, che scrive pensosi libri su Sarkozy e dirige programmi televisivi nei quali esecra giustamente il terrorismo islamico, sapeva. Oreste Scalzone, che con Piperno e Toni Negri aveva fondato PotOp e ha dichiarato di aver aiutato Clavo e Grillo a fuggire, sapeva. Tutti, ai piani alti, sapevano. E hanno sistematicamente disinformato, trovando terreno fertile in una pubblicistica che non vedeva l’ora di credergli.

“…TRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE…” - E qualcosa rimane, anche oggi, del rogo di Primavalle. Un processo riaperto, anche grazie alle dichiarazioni di Achille Lollo, secondo il quale i partecipanti furono in realtà sei (c’erano, secondo lui, anche i “fornitori di alibi” pentiti Paolo Gaeta, Diana Perrone e Elisabetta Lecco). Un processo finalmente riaperto con il reato giusto (strage) dalla procura di Roma. Una denuncia della famiglia Mattei in cui si indicano direttamente come mandanti Piperno, Pace e Morucci. E anche altro. Ogni anno, a Primavalle, nell’anniversario della strage ha luogo una celebrazione. Nella quale si presentano leader di Alleanza Nazionale di oggi e rilasciano vibranti dichiarazioni, tutte mirate a far passare gli altri da lupi e loro da agnelli. Ma soprattutto, tra la folla, quando il clamore si spegne, c’è ancora qualcuno che passa lì per caso, ti guarda negli occhi e ti dice: “Ma che te stai a guarda’? Ma nun lo sai che è tutta ‘na recita? Nun lo sai che se lo so’ fatto da soli?”

Documentazione tratta da “Bombe a inchiostro”, Aldo Giannulli, Bur, 2008

7 commenti a Quando i polli ebbero i denti

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  2. Questo Dario Ferri mi sembra davvero un ottimo acquisto…

  3. federico

    Inbattersi di tanto in tanto in una persona onesta fa tanto bene al cuore. Stretta di mano.

  4. gegè

    bravo darie’

  5. marblestone

    Molto chiaro e completo. Complimenti

  6. Pingback: Achille Lollo, il pentito che ritorna per confessare i crimini altrui

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