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Davide Parenti, le Iene e lo scaricabarile sul pasticcio di Stamina

L’unica colpa? «Esserci appassionati a storie di gravi malattie». Così si è difeso sulla Stampa Davide Parenti, autore della trasmissione televisiva “Le Iene“, di fronte alle accuse sul caso Stamina, rivolte contro il programma di Italia Uno dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e dai due scienziati Michele De Luca e Gilberto Corbellini (storico della medicina). Se dal mondo della scienza è stata criticata «l’informazione-spettacolo», con «Le Iene» accusate di aver «trasfigurato i fatti provati che condannavano il metodo», Parenti ha parlato di «denunce fantasiose». Ma non solo: secondo il curatore del programma  – che ha dedicato decine di servizi per promuovere un “metodo” già più volte bocciato dalla comunità scientifica, ndr – i tre scienziati avrebbero «omesso di dire che Le Iene sono intervenute quando il pasticcio era bello e fatto», denunciando poi errori da parte dello Stato.

Stamina-Usa-Andolina

LA DISPUTA SCIENZA-LE IENE E LA DIFESA DI DAVIDE PARENTI – Già nelle scorse settimane, dopo che sulla vicenda Stamina erano emerse tutte le ombre, Le Iene avevano cercato di replicare alle numerose critiche di parzialità: «C’è una sola parola per descrivere quello che noi abbiamo fatto: abbiamo raccontato. E racconteremo ancora molto su questa vicenda, che è intricata e contraddittoria», aveva spiegato lo stesso Parenti. Eppure non tutto era stato raccontato allo stesso modo, con gli effetti delle infusioni (nelle quali, secondo quanto avevano denunciato, i Nas, mancherebbero le stesse staminali, ndr) spacciati quasi per miracolosi, con presunte “prove televisive” a favore dell’efficacia del metodo Vannoni. Mai in realtà dimostrata. Senza dimenticare come Le Iene avessero dato poco o quasi nessun risalto all’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Raffaele Guariniello e dalla Procura di Torino, che avevano ipotizzato nella vicenda Stamina il reato di associazione a delinquere, finalizzata alla somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, nonché alla truffa. Un’inchiesta che sarebbe ormai vicina alla chiusura, con fonti investigative che parlano di una ventina d’indagati.

LE ACCUSE A DAVIDE PARENTI SUL CASO STAMINA – Per Parenti la responsabilità sembra essere di tutti tranne che delle Iene, rivendicando la libertà di stampa del programma trasmesso su Italia Uno. Ma imparzialità dell’informazione, controllo delle fonti e rispetto dei doveri di carattere deontologico in campo giornalistico sono altrettanto essenziali. E Le Iene, con i loro servizi, più volte hanno preferito fare leva sull’informazione spettacolo invece che raccontare in modo imparziale, secondo quanto hanno spiegato la senatrice Cattaneo e il mondo della ricerca: «La libertà di stampa non è un valore negoziabile, ma deve essere responsabilizzata. Le Iene hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’”inganno Stamina”», hanno denunciato nella lettera. Al contrario, per Parenti il pasticcio Stamina deriverebbe soltanto «da un mix di «bugs» legislativi, istituzioni un po’ distratte o complici e dall’esigenza di dare una risposta alle famiglie colpite da una malattia rara». Ma non solo: «I tre scienziati omettono di dire che Le Iene sono intervenute quando il pasticcio era bello e fatto e addirittura vogliono che Le Iene siano processate e risarciscano i danni creati ai malati e alla sanità. Ma quali danni?», ha continuato l’autore del programma:

«Lo Stato ha creato un pasticcio incredibile: da un lato prima autorizza le famiglie ad essere trattate, dall’altro invece blocca i trattamenti e dall’altro ancora con i giudici poi ordina che invece proseguano. Sempre lo Stato da un lato fa una legge per sperimentare ilmetodo, dall’altra dice con una commissione scientifica che il metodo non va sperimentato, dall’altra ancora dice che chi ha detto che il metodo non andava sperimentato l’ha fatto in modo illegittimo, «non essendo stata garantita l’obiettività e l’imparzialità del giudizio», ha ribadito.

I SILENZI DE LE IENE – Parenti non ha spiegato però come durante la ventina di servizi dedicati dalla trasmissione Le Iene e dall’inviato Giulio Golia più volte siano state mostrate soltanto determinate storie, con tanto di immagini strazianti dei malati che rivendicavano il diritto di potersi curare “in libertà”. Al contrario, ben poco spazio è stato dedicato alle voci dissonanti o critiche del “metodo Stamina”. Né alle decine di famiglie che hanno denunciato Davide Vannoni alla Procura di Torino. Così la retromarcia delle scuse appare tardiva: «Se uno solo dei nostri spettatori si è convinto che il metodo Stamina funzioni scientificamente – o che secondo noi funzioni – gli chiediamo scusa, perché non è questa la nostra convinzione. E non è quello che volevamo raccontare, né lasciare intendere», ha aggiunto Parenti. Sarebbe bastato dare spazio a fonti e voci diverse. Non poche sono state le omissioni e i silenzi, come avevano anche ribadito una serie di giornalisti scientifici e scienziati (Silvia BencivelliMarco CattaneoSalvo Di GraziaAlice PaceAntonio Scalari ed Emanuele Menietti) attraverso la pubblicazione di dieci domande rivolte alla stessa trasmissione. «Perché nei suoi servizi Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. E mai, dopo otto mesi, sono state coinvolte le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, chiedendo loro di mostrare i benefici?», si chiedevano. Ma non solo: non si mancava di sottolineare come Le Iene non avessero mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che non avevano chiesto il trattamento Stamina. Così come mai sono stati ascoltati critici, scettici, le famiglie e i pazienti che hanno denunciato lo stesso fondatore di Stamina alla Procura di Torino. Nella loro lettera Cattaneo, De Luca e Corbellini hanno rilanciato, criticando il programma per «aver fatto percepire al pubblico l’idea che il trattamento producesse effettivi e visibili miglioramenti sui bambini malati». Quando in realtà già da tempo emergevano ombre evidenti e non c’era alcuna prova sull’efficacia dei trattamenti (anche il medico chirurgo Salvo Di Grazia su MedBunker ha più volte tentato di far luce sulla “presunta cura”, «segreta, mai sperimentata, senza nemmeno uno studio sugli effetti e l’innocuità o una statistica scientificamente attendibile»). Considerate le omissioni e i silenzi, hanno concluso i tre scienziati, poco regge il tentativo delle Iene di smarcarsi, ripetendo il ritornello dell’ «abbiamo soltanto raccontato». Anche perché, come hanno aggiunto, Le Iene si sono dimenticate di «raccontare che fosse Vannoni a intrattenere accordi commerciali con un’impresa farmaceutica multinazionale (Medestea – che le cronache dicono sia stata censurata dall’antitrust decine di volte per pubblicità ingannevole – tanto per restare in tema di corretta informazione)». Ma soprattutto che «il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (termine usato spesso e a sproposito nei loro servizi)». Una questione al quale si appella lo stesso Parenti, quando evoca «la possibilità offerta dallo Stato di somministrare terapie non sperimentate scientificamente a chi soffre di spietate malattie e a cui non è offerta dalla medicina alcuna cura sperimentata». Allo stesso modo gli scienziati hanno spiegato come Le Iene non abbiano mai spiegato nei loro servizi come «non vi fosse mai stata un’autorizzazione formale dell’Agenzia Italiana del Farmaco ad effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia».