Interni

I nuovi schiavi di Milano

14 luglio 2008

Viaggio nelle strade e nelle piazze dove i caporali milanesi reclutano i lavoratori irregolari. Storie quotidiane di schiavitù, sfruttamento e rassegnazione.

È quella del mercato degli uomini la piaga più dolorosa, nascosta e tollerata di Milano. Uno dei meccanismi spietati che sta all’origine del lavoro nero, quello che ogni giorno sfrutta migliaia di braccia, soprattutto di immigrati stranieri “comprate” per pochi euro dai caporali e dagli imprenditori. Per portarli poi a lavorare nei loro cantieri. Ma in realtà il caporalato è un nuova fattispecie di reato, punito dallo Stato con pene pesanti. Sequestro dell’impresa per chi impiega immigrati sfruttandoli. Ma anche la possibilità per l’immigrato di emergere dal lavoro nero e ottenere un permesso di soggiorno quando si trovi a lavorare in una condizione fortemente svantaggiata. Punizioni che però non fanno ancora diminuire il numero di lavoratori clandestini presenti all’interno dei cantieri. Abbiamo fatto un giro tra i capannelli di extracomunitari che al mattino si formano nelle piazze della città dove si contratta una giornata di lavoro in un cantiere.

LA RACCOLTA - Sono le cinque di mattina. E come tutte le mattine decine di extracomunitari si radunano silenziosi nelle maggiori piazze della città alla ricerca di un lavoro, formando decine di capannelli ai bordi delle piazze. Per lo Stato non hanno un nome né un’identità, anche se compongono la metà della forza lavoro all’ombra della Madonnina e nell’hinterland milanese. Sono gli stranieri irregolari che vivono clandestinamente a Milano che ogni mattina formano, in attesa di essere scelti per un lavoro, rigorosamente in nero e pagato con pochi euro, decine di capannelli nelle varie piazze milanesi. Piazzale Lotto, Via Lombroso, piazzale Corvetto, Maciachini e via Padova, nessuna delle vie della città viene esclusa dal passaggio dei caporali e dei loro furgoni.

CONDIZIONI DISUMANE - Nessuna garanzia, nessuna precauzione per i lavoratori. Quando vengono scelti sanno che il lavoro è in nero e che, in caso d’infortunio, non ci sarà alcun risarcimento. E che esiste anche il rischio di non tornare a casa. Come capitato la scorsa settimana a Settimo Milanese quando due operai egiziani hanno perso la vita in un cantiere dove lavoravano abusivamente. Ma il bisogno è più forte. Così gli extracomunitari vengono reclutati dai caporali prima dell’alba, caricati a bordo di un furgone e portati sul luogo di lavoro, spesso un cantiere, dove, senza imbracature lavorano anche più di 12 ore al giorno. Un fenomeno diffuso in città che permette di non regolarizzare contrattualmente gli operai e di sfruttarli per pochi euro. Tre o quattro al massimo, di cui parte finisce nelle tasche del caporale. Pagamento a cinquanta giorni.

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