Le miniere di uranio del Congo sarebbero al centro di un traffico internazionale nel mercato nero delle armi nucleari. O forse no…
Se digitiamo sull’altare di Dio Google le parole “Congo” e “Uranio” ci vengono restituiti oltre 60.000 risultati, pagine web che
descrivono lo sfruttamento clandestino delle miniere di uranio del Congo, le condizioni dei minatori, il mercato nero dell’uranio utilizzato per costruire armi atomiche. Un recente articolo di Daniele Mastrogiacomo su Repubblica ci offre lo spunto per verificare dove si trova il confine tra fantasia e realtà. Partiamo dalla presenza di uranio nel Congo: le sue miniere sono tra le più vecchie al mondo. L’uranio impiegato per le bombe di Hiroshima e Nagasaki veniva in parte da lì. Mastrogiacomo scrive: “Qui, nel sud del Congo, nella regione del Katanga, a due passi da una cittadina che si chiama Shinkolobwe, in una zona arida e sassosa… si raccoglie cobalto, heterogenite copper e uranite. Pietre che pesano fino a un chilo, venate di nero e di azzurro. Basta un colpo e si spaccano. Dentro c’è il cuore. Il più richiesto. Giallo come il più noto yellow cacke. Uranio. Da trasferire in altri paesi, lungo rotte clandestine, per non lasciare tracce e rifornire i clienti sempre più numerosi. Multinazionali che hanno bisogno di discrezione, che non vogliono apparire, ma che cercano disperatamente il piccolo gioiello giallo. Per le bombe atomiche”.
NON È COSÌ SEMPLICE – A sentir lui è tutto molto facile. Loschi individui tirano su queste pietre, le spaccano a guisa di noci di cocco, dentro c’è l’uranio, giallo come il “yellow-cacke” (si scrive yellowcake…) e il tutto finisce alle multinazionali che fabbricano bombe atomiche. Verrebbe da chiedersi per quale ragione Bin Laden ai tempi in cui viveva in Sudan cercava disperatamente uranio, al punto da pagare un milione e mezzo di dollari per un misero cilindro che proveniente dal Sudafrica, che si rivelò un vero e proprio “pacco” di nessun valore. Gli sarebbe
bastato fare una gita in Congo e ne avrebbe preso quanto ne voleva e come al mercato delle angurie avrebbero aperto davanti a lui le pietre per saggiare la qualità della “polpa”. Forse le cose non sono così banali come le racconta Mastrogiacomo. Il processo che porta dal minerale all’uranio vero e proprio è tutt’altro che semplice e quello che porta all’uranio arricchito è molto complesso e richiede costose tecnologie avanzate. Infatti il problema non è quello di procurarsi il minerale di uranio quanto tutto il resto: impianti di separazione e arricchimento sui quali c’è un severo controllo delle autorità internazionali. Tanto per inquadrare i termini della questione, è bene precisare che nel 2007 la produzione mondiale di uranio è stata di oltre 40.000 tonnellate, estratto dalle miniere di diciotto paesi nel mondo tra i quali non c’è il Congo.
COSA C’È LAGGIÙ? – Infatti le miniere del Congo furono chiuse (e sigillate con colate di cemento) nel 2004 con decreto presidenziale perché non erano sicure: un crollo aveva ucciso molti minatori. Se, come pare, c’è ancora estrazione illegale del minerale l’illegalità non sta nella sua destinazione ma proprio nell’attività estrattiva che viola il divieto presidenziale. Dalle miniere del Katanga si ottiene un minerale (uraninite o simili) che può essere giallastro nel quale l’uranio è presente in percentuale variabile. Il minerale va lavorato per estrarne l’uranio: processi meccanici e chimici separano gran parte degli elementi indesiderati e si ottiene un composto in polvere contenente una percentuale di ossido di uranio superiore all’80 %: questo è il “Yellowcake” che deve il suo nome al colore giallastro. Quindi non è che il yellowcake si trovi aprendo le pietre, come dice Mastrogiacomo, ma è uno stadio della raffinazione del minerale.
L’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO – Ulteriori processi di raffinazione portano infine all’uranio puro, composto per oltre il 99% di Uranio 238 e per quasi tutto il resto da un altro isotopo, l’U235.
Fortunatamente è proprio quest’ultimo che serve per costruire le bombe atomiche e per alimentare le centrali nucleari. È quindi necessario procedere ad “arricchire” l’uranio, affinché la percentuale di U235 aumenti fino al 3-5 %. Questo processo è estremamente complesso e costoso, richiede grandi impianti industriali e tecnologie avanzate. Lo “scarto” del processo è il famoso uranio impoverito di cui si parla tanto e a sproposito. La tecnica di arricchimento più semplice (si fa per dire) è quella di utilizzare migliaia di sofisticate e potenti centrifughe. L’uranio arricchito al 5% va bene per le centrali nucleari, ma non per le bombe atomiche: occorre arricchirlo ancora almeno fino all’ 85%. Se però si dispone di una centrale nucleare, si può utilizzare quella per “convertire” uranio in plutonio, che è l’ideale per realizzare un’arma nucleare moderna.




secondo voi, chi potrebbe essere interessato ad un minerale, col quale si può produrre materiale fissile, di cui non si può tracciare la provenienza?
Magari quello stato dove sono state prodotte più di 200 testate atomiche al di fuori di ogni controllo internazionale e contro il quale mai nessuno ha mosso una sola piuma (a livello delle grandi potenze)… senza che abbia una sola centrale nucleare civile!!!
Mastrogiacomo è stato impreciso nell’articolo relativamente alla tecnologia, ma è evidente che a qualcuno quel minerale interessa.
Guardate un poco oltre al vostro naso che troverete la verità
grazie della lezione. Ne faremo tesoro.
Attento, là! Alla tua destra! C’è una bomba atomica nel frigorifero!
Dunque, vediamo cosa c’è oltre il naso…
vedo un paese che decenni prima del “problema Congo” si è costruito un impianto nucleare militare per la produzione di bombe atomiche al plutonio con l’aiuto francese (qualcuno preferiva americano? Mi spiace…) e 200 (si stima) bombe atomiche. E da parecchi anni sfrutta le miniere di uranio che ha scoperto nel proprio territorio nel Negev, che gli offrono la bellezza di 1600 tonnellate di uranio all’anno (per divertirsi al piccolo bombarolo nucleare come gli pare) peraltro come sottoprodotto della produzione di fosfati che esporta in tutto il mondo.
Ah, non avendo firmato il trattato di non proliferazione nucleare, Israele non è tenuto a sottostare ad alcun controllo internazionale.
Quindi quel paese sta già a posto così, vedi il caso.
Se vuoi trovare la verità, prova tu a spostare Israele dal tuo naso, e forse riuscirai a vedere qualcos’altro nella vita.