“In Parlamento ci sono dipendenti strapagati per non lavorare”
23/06/2011 - I costi della politica non accennano a calare; Pietro Ichino (Pd) denuncia: “Ex dipendenti dei gruppi parlamentari tuttora a stipendio a far nulla”. E’ su tutti i giornali di oggi la denuncia del Partito Radicale - ma non solo –
I costi della politica non accennano a calare; Pietro Ichino (Pd) denuncia: “Ex dipendenti dei gruppi parlamentari tuttora a stipendio a far nulla”.
E’ su tutti i giornali di oggi la denuncia del Partito Radicale - ma non solo – che per voce di Rita Bernardini presenta l’ennesima impennata dei costi della politica in Italia – anche se un simile discorso era stato già abilmente chiarito da un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di qualche giorno fa. Ora, dai banchi di Palazzo Madama (Senato della Repubblica), è il parlamentare PD Pietro Ichino, noto giuslavorista, a metterci il carico ulteriore. Pare, infatti, che a bilancio del gruppo Misto di Palazzo Madama, appunto, ci siano addirittura dei dipendenti in sovrannumero non utili a nessuno e che però continuano a percepire lauti stipendi – come quelli di tutti i dipendenti parlamentari, pur restando, sostanzialmente, a casa.
PERSONALE INUTILE – Dai banchi del Senato il PD per mezzo del suo senatore chiede di affrontare di petto la questione.
Risulta che siano a libro paga del gruppo Misto i seguenti ex dipendenti di gruppi non piu’ esistenti: 7 del Psi, 4 del Prc, 3 dei Verdi; 2 della Dc, 2 del Msi; 1 del Pli; 1 dei Ds poi transitato nel gruppo della Sd; 1 originariamente dipendente dal gruppo della Lega Nord, poi transitato per il gruppo della Democrazia Europea’. ‘Delle 21 persone qui menzionate, 13 – precisa Ichino – si trovano formalmente nella situazione di dipendenti in soprannumero del Gruppo Misto. Ma e’ certo che le persone in soprannumero sostanziale sono di piu’. Mi consta che 3 di queste persone siano impegnate utilmente nella segreteria di altrettanti senatori. Delle altre, invece, non e’ dato sapere se, come e quanto esse siano oggi effettivamente utilizzate’.
Ecco il punto, dunque: vari senatori del gruppo parlamentare Misto hanno, nel corso degli anni, assunto personale di segreteria che è sopravvissuto alla loro permanenza all’interno delle istituzioni parlamentari. Dunque ora questi collaboratori e coadiutori parlamentari, cosa fanno? Pare, niente: almeno secondo la denuncia dell’esponente PD. Tutto dipenderebbe da un provvedimento addirittura del 1993, mai abrogato.
Questo, pero’, non e’ frutto di cattiva amministrazione sotto la presidenze Schifani, peraltro impegnato nel ridurre i costi della politica, ma di una delibera del Consiglio di Presidenza del 1993, aggiornata negli anni successivi, che ha istituito un meccanismo volto a consentire alle persone dipendenti dei gruppi parlamentari che risultavano non piu’ costituiti all’inizio di una nuova legislatura di non essere licenziate, bensi’ di essere assorbite da altri Gruppi interessati a impiegarle utilmente, anche in soprannumero rispetto all’organico normale determinato in base al numero dei senatori.
Questo va ad aggiungersi, come abbiamo peraltro già notato, alle notizie sui costi della politica in Italia.
COSTI DELLA POLITICA – Riassuntivamente la Stampa stamattina evidenziava come da noi i deputati e in generale il personale della politica arrivi a costare più del triplo rispetto agli altri paesi europei.
Sfogliando le 33 pagine e gli otto capitoli di un dossier riservato sul trattamento economico dei deputati di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento Europeo, che i tre questori Colucci e Mazzocchi (Pdl) e Albonetti (Pd) esamineranno con Fini il 4 luglio, la prima cosa che salta all’occhio è che i nostri onorevoli percepiscono un vitalizio all’incirca triplo di quello dei loro colleghi europei. Poi non mancano le differenze su indennità, spese di viaggio, di segreteria, sui portaborse e l’assistenza sanitaria, ma la voce vitalizi spicca sulle altre. E quindi non sorprende che il Pd, dopo aver chiesto alla Camera di produrre questo studio lo scorso settembre, si appresti a proporre un ordine del giorno che impegni l’Ufficio di presidenza a sopprimere dalla prossima legislatura l’istituto del vitalizio. Suscitando prevedibili reazioni ben poco entusiastiche presso gli interessati, messe in conto da Bersani che già ai tempi del congresso batteva il tasto sulla necessità di una «Maastricht dei costi della politica» per combattere «il populismo e la demagogia» uniformando il trattamento dei deputati al resto d’Europa.
Dunque un’azione coordinata PD-Radicali volta ad aggredire con fermezza l’ormai annoso problema dei costi della politica. Riusciranno i nostri eroi a far tornare gli indici delle spese parlamentari a livelli accettabili in un mondo civile?












Vergognoso!Uno schiaffo ai veri lavoratori.Specialmente a quelli che stanno quasi intere giornate fuori casa a lavorare per miseri stipendi(rispetto ai loro….).
toh…che sorpresa, in parlamento, di riffa o di raffa c’è qualcuno di strapagato per non fare nulla di utile…
io che lavoro da 38 anni prendo uno stipendio di fame in piu’ mi valgono 34 anni perche
4 erano di scuola ma facevamo lezione e lavoro e come lavoro eravamo schiavizzati negli anni 70 al policlinico in piu’ devo andare in pensione a 65 anni e devo leggere queste cose VERGOGNA loro anno stipendi superastronomici e vanno in pensione con una legislatura MANDIAMOLI A CASA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! FACCIAMO UN MOVIMENTO DI PROTESTA ARRABBIATISSIMA
sono dei porci non fanno altro che igrassare come porci sulle nostre spalle vergognaaaaaaaaaaaaaaaa incapaci ecollusi tutti
Leggete questa storia…ha veramente dell’assurdo. Un assenteista a livelli record: 93%…..
Link: http://selacapo.net/new/prima-pagina/2011/06/25/quando-il-parlamento-e-un-optional-che-fine-ha-fatto-antonio-gaglione/