#CoglioneNo: la campagna virale per difendere i diritti dei freelance

13/01/2014 - di

#CoglioneNo: la campagna virale per difendere i diritti dei freelance

«Ci siamo capiti male, per questo progetto non c’è budget» ma «sei giovane, ti sei fatto un’esperienza» che «ti fa curriculum», io «ti posso dare visibilità» perché «per te è un’occasione». Del resto, «per realizzare i propri sogni, nella vita, c’è bisogno di fare un po’ di sacrifici». Purtroppo chi ha da poco iniziato a muovere i primi passi come creativo o freelance (e non solo) si sarà sentito dire queste frasi parecchie volte: lavori svolti con professionalità, passione e impegno che non vengono retribuiti perché «non c’è budget» ma per i quali – a detta del committente – bisogna comunque essere grati perché promettono «visibilità» e una «esperienza da curriculum».

coglione no campagna diritti creativi (2)

 

FREELANCE SÌ, #COGLIONINO - In queste ore stanno diventando virali una serie di video, realizzati da Zero – collettivo di tre giovani creativi che vivono tra Roma e Londra – che provano a ribaltare la situazione prendendo quelle frasi che troppe volte si sono sentiti dire e immaginando di rivolgerle a un idraulico, un antennista o un giardiniere, svelando tutta l’assurdità di una situazione in cui chi commissiona un lavoro si sente in diritto di non pagare chi l’ha svolto.

«LO DIRESTI MAI AL TUO IDRAULICO?» - La campagna si chiama #coglioneNO ed è fatta da tre video che mostrano la stessa scena in contesti diversi: e le se scuse accampate dal committente sembrano, innegabilmente «una frase da stronzo», il messaggio alla fine del video risponde che a un freelance, a un creativo o a un giovane è una frase che viene detta spesso.

GLI AUTORI - Il collettivo Zero, che ha il proprio manifesto sul web, è composto da Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan, tre «cineasti-pirati» autori di diversi video sulla condizione lavorativa dei giovani italiani che, grazie alla campagna #coglioniNo stanno raccogliendo sempre più consensi sui social media.

(Photocredit: Zero/YouTube)

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