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Roberto Cota, il Tar del Piemonte e la pioggia di risate sulle «Mutande Verdi»

«Mi ricordo mutande verdi», ma anche un più latineggiante «Mutatis mutandis». O ancora, sull’onda dei recenti fatti di cronaca politica anche un «Cota chi?». La reazione del web alla notizia che il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso di Mercedes Bresso – annullando le elezioni regionali del 2010 ed esautorando il presidente della Regione Roberto Cota – è implacabile e ridanciana. Su Twitter piovono cinguettii pervasi da uno  spietato sarcasmo e perfino qualche fotomontaggio creato a tempo di record.

twitter/Pforzhe
twitter/Pforzhe

PENSIONATI PER COTA, LE FIRME FALSE E LA SENTENZA DEL TAR – Tutto comincia con la notizia diffusa appena qualche ora fa dalle agenzie: il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso presentato da Mercedes Bresso, candidata per il Pd alle Regionali del 2010. La Bresso, uscita sconfitta da quella tornata elettorale, aveva presentato ricorso accusando le irregolarità della lista «Pensionati per Cota» che, insieme a Pdl e Lega Nord faceva parte della coalizione che consegnò la vittoria al leghista Cota. Le firme di quella lista – che si rivelò determinante per l’elezione di Cota – erano state però falsificate da Michele Giovine, candidato di «Pensionati per Cota» che per questo motivo è stato poi condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi insieme al padre Carlo. Ergo, l’elezione di Roberto Cota è invalidata e il Piemonte dovrà tornare alle urne. Subito dopo aver ricostruito l’intera vicenda, sul web è partita consueta gragnuola di battute.

Guarda le foto:

LE MUTANDE VERDI DI ROBERTO COTA – Ma a dare l’assist a freddure e prese in giro di ogni genere c’è anche la recentissima manifestazione del Pd che, soltanto cinque giorni fa, all’Epifania, aveva organizzato un flash mob davanti al Palazzo della Regione di Torino, chiedendo le dimissioni della Giunta di Cota a suon di mutandoni verde-Lega sventolate all’indirizzo di presidente e consiglieri. Non si è trattato di una scelta casuale: poco prima di Natale, infatti, era scoppiata la polemica sui «rimborsi facili» dei consiglieri regionali piemontesi e, dalle indagini, era emerso che Cota si sarebbe fatto rimborsare dalla Regione anche un paio di mutande. Quelle mutande, oggi, sono al centro delle battute degli utenti del web:

 

 

 

 

 

 

 

COME L’HA PRESA COTA – Lui, Roberto Cota, non l’ha presa troppo bene. Oltre ad aver presentato al Tar un contro-ricorso (che se venisse accolto potrebbe ribaltare la situazione) il presidente della Regione Piemonte si è sfogato in conferenza stampa, definendo «una vergogna» la sentenza del Tribunale amministrativo piemontese. «Da quando sono stato eletto  – ha detto ai giornalisti – Sono stato oggetto di una persecuzione senza pari Continuerò a fare il Governatore». E ancora: «Andrò avanti, chiudo giustizia».

L’IRA DI MATTEO SALVINI – Anche il commento di Matteo Salvini, è lungi dall’essere pacato: il neo-segretario della Lega Nord definisce la sentenza come «un attacco alla democrazia» e accusa i «giudici e la sinistra» di «riuscire a vincere anche quando perdono».

piemonte cota tar elezioni (6)

Un concetto espresso anche su Facebook:

Annullate le Elezioni Regionali del PIEMONTE.
Giudici e sinistra, anche quando perdono, riescono a vincere…
Un ATTACCO alla DEMOCRAZIA, ecco di cosa si tratta.
Altro che mutande!
Forse a qualcuno hanno dato fastidio i 30 MILIONI DI EURO di risparmio secco, all’anno, dei COSTI della Politica in Regione.
Forza Piemont, forza Lega, CONTINUIAMO A LAVORARE.

piemonte cota tar elezioni (10)

E, in successivo post, intima a «giudici, comunisti e giornalisti» a tenere «giù le mani dalla Lega e dal Piemonte»:

piemonte cota tar elezioni (11)

 

Eppure, i ruggiti di Salvini incontrano altro sarcasmo:

piemonte cota tar elezioni (12)

IL PIEMONTE DI NUOVO ALLE URNE – Allo stato attuale delle cose, quindi, il Piemonte dovrà tornare alle urne alla prima occasione utile, forse già in primavera. La sentenza del Tar ha ha annullato «la proclamazione degli eletti» del consiglio della Regione Piemonte «ai fini della rinnovazione della competizione elettorale».

(Photocredit: LaPresse)