Il monocolore della vergogna
11/12/2008 - Lo sgombero di 250 coloni a Hebron mostra tutte le contraddizioni dell’occupazione israeliana, che rende di fatto impossibile la creazione dello Stato palestinese. E qualcuno intanto trova il coraggio di dare il giusto nome alle cose. Lo sgombero forzato a
Lo sgombero di 250 coloni a Hebron mostra tutte le contraddizioni dell’occupazione israeliana, che rende di fatto impossibile la creazione dello Stato palestinese. E qualcuno intanto trova il coraggio di dare il giusto nome alle cose.
Lo sgombero forzato a Hebron di 250 coloni da parte delle forze di sicurezza israeliane del 4 dicembre è indicativo del livello di schizofrenia del sistema israeliano. L’edificio è occupato da 13 famiglie di coloni nel marzo del 2007 senza l’autorizzazione del governo. Gli occupanti affermano di averlo acquistato legalmente da un palestinese. La Corte Suprema il 16 novembre ordina lo sgombero. Qui comincia il rompicapo: l’ordine è di sgomberare un edificio occupato abusivamente all’interno dell’unica città della Cisgiordania con un insediamento al suo interno. L’insediamento è illegale. Ergo: si ordina di sgomberare un edificio
occupato illegalmente all’interno di una città occupata illegalmente. In teoria in base ai principi su cui si fonda la sentenza della Corte, tutta la città di Hebron e tutte le colonie in Cisgiordania dovrebbero essere liberate. Le colonie invece hanno un sistema stradale esclusivo (le by pass road ) che le collega fra loro. Inoltre le by pass road portano direttamente in Israele. Anzi. ormai le colonie ”sono” Israele. Queste strade sono interdette ai palestinesi. Chi ne ordina la costruzione? Chi gestisce e tutela il passaggio dei coloni fra un insediamento e l’altro? Chi permette ai coloni di raggiungere tranquillamente Israele? Chi gestisce il sistema di investimenti, appalti e permessi? Chi ratifica i piani di costruzione? Chi compra, chi vende, chi fa affari d’oro violando ripetutamente la legge?
LA CONTRADDIZIONE - Due sono gli scopi primari alla base dell’espropriazione della terra per il progetto di colonizzazione: espansione e separazione dalla popolazione palestinese. Il Muro è solo lo scoglio visibile, la platealità nella scusa della difesa preventiva, il mostro grigio che fa storcere la bocca anche ai turisti in pellegrinaggio che vogliono vedere dove è nato Gesù e si chiedono ”Ma che cos’è? Ma perché? Vabbene, entriamo a Betlemme, sono così emozionato!”. Il resto è una ragnatela fittissima di fili spinati, check point, torri, radar, zone cuscinetto, edifici bianchi e gialli che spuntano come funghi circondando villaggi e città palestinesi, scrutandoli dall’alto delle colline. Questi sono gli strumenti che rendono impossibile la contiguità del futuro e ormai fantomatico Stato palestinese. E poi c’è il sistema giudiziario. Quantomeno grottesco. La contraddizione vivente di un Paese che nella sua aura democratica ha disegnato e attuato un sistema micidiale di soffocamento. Altro che conflitto fra toghe rosse e Governo in Italia! Le sentenze della Corte Suprema (non è la prima quella di Hebron, molti sigilli sono stati messi ai cantieri nelle colonie perché illegali) legittimano l’illegittimità dell’occupazione militare. Il sistema giudiziario israeliano sputa nel piatto in cui mangia (!).
LE SENTENZE - I palestinesi in Cisgiordania si trovano spesso a presentare ricorso ai tribunali israeliani per denunciare le espropriazioni delle proprie terre. Il fatto è che se non ci fossero alcuni giudici e avvocati illuminati israeliani che garantiscono una protezione e un’assistenza legale ai palestinesi la situazione sarebbe disastrosamente peggiore (v. edificio di Hebron). Ma le sentenze della magistratura se da una parte tutelano i palestinesi, dall’altra si ritorcono su se stesse in una sorta di bipolarismo a dir poco contraddittorio. Lampante è il caso della sentenza che obbliga il Governo israeliano a modificare il percorso del Muro che attraversa le terre del villaggio di Bil’in in Cisgiordania. Nel 2005, infatti, gli abitanti di Bil’in presentano un ricorso contro il sequestro dei loro terreni da parte delle autorità di occupazione
israeliane. Il 4 settembre 2007, il tribunale delibera che la costruzione del Muro su quelle aree è “illegale” e ordina al governo di trovare un altro percorso meno lesivo per i diritti degli abitanti palestinesi. Il muro che, secondo la Corte Internazionale di Giustizia dell’AIA è illegale in toto, (parere non vincolante, ma di certo non emesso da un’assemblea condominiale) è illegale anche per la magistratura israeliana, ma solo in quell’area perché lì “è lesivo per gli abitanti palestinesi”. E il restante 10% della Cisgiordania espropriato dal percorso funambolico del Muro?
IL CORAGGIO DI PARLARE - Il 10 febbraio 2009 gli israeliani andranno a votare. Vincerà probabilmente ”la delfina” di Sharon, Tipzi Livni. Visto il padre spirituale continuerà probabilmente con la linea tracciata dal 1967 ad oggi: quella di un monocolore sordo alle voci della ragione. Esistono occupazioni militari e delegittimazioni della democrazia additate come demoni dall’occidente pacificato in nome della riconciliazione e della lotta per l’uguaglianza tra i popoli. Altre, che passano sotto silenzio, coperte da un manto omertoso che odora di vergogna. Ogni tanto qualcuno ha il coraggio di parlare: aprendo la due giorni dedicata alla questione palestinese, il Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua) afferma, “Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate”.












sgomberare Gaza trasformandola in una prigione,mi sembra un’ipotesi azzardata.L’unica soluzione confini legittimi per i due Stati entro il 1067, accettare il piano saudita e smantellare i coloni: sono 400.000 sempre più violenti e anarchici
2
israele la finisca di lamentarsi: se sceglie i settler se ne assuma la responsabilità. Il piano Saudita è l’unica soluzione anche per arginare gli sciiti iraniani e libanesi.
Oggi come oggi i veri antisionisti e antisemiti sono coloro che rifiutando la spartizione equa del territorio, aprono le porte a una guerra civile interna, allo stato binazionale e alla disarticolazione del MO, regalando alla propaganda iraniana la questione palestinese. All’Iran non gliene frega niente, visto che gli sciiti iracheni hanno ucciso 600 palestinesi senza che nessuno in iran dicesse nulla
Perfettamente d’accordo con questo articolo
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1046064.html
Zeev Sternhell : sionismo coloniale
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1029366.html
sintesi in italiano
http://frammentivocalimo.blogspot.com/2008/10/zeev-sternhell-sionismo-coloniale.html
X Alessandro: non conoscevo questo aspetto: ne sai qualcosa
L’IDF : il signore della terra di Israele
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1037876.html
sintesi
http://frammentivocalimo.blogspot.com/2008/11/lidf-il-signore-della-terra-di-israele.html
L’esercito israeliano si è ritirato da Gaza, non l’ha trasformata in una prigione.
Il problema dei coloni è reale, ma dipende molto più dal supporto politico interno di cui godono che dalla volontà dell’establishment militare israeliano di mantenerli dove sono: i militari non hanno “scelto” i coloni, gli sono stati appioppati da politici a cui interessa l’appoggio elettorale di chi li sostiene. Lanciare razzi contro Israele rafforza soltanto tali politici.
Israele ha accettato la spartizione dal 1947, l’ha riproposta all’indomani della guerra dei Sei Giorni, poi a Madrid, ad Oslo, a Camp David ed a Wye Plantation. L’OLP ed i suoi alleati arabi hanno sempre boicottato il processo, rilanciando ed aumentando le proprie richieste ogni volta che gli israeliani accettavano.
Non mi sembra un metodo equo di affrontare un negoziato e gli effetti si vedono ad oggi: la popolazione israeliana ha la tendenza a cadere nella paranoia, a furia di attentati ed intimidazioni; lgi arabi a credere ai deliri di onnipotenza dei propri ducetti.
a) su gaza confermo quanto detto
b) il piano saudita non è un delirio, è una realtà accettato anche da hamas e dalla comunità internazionale: si oppongono gli estremisti di entrambi le parti
c) l’Idf ha protetto i coloni e ha chiuso più volte un occhio: le denunce partono proprio dai giornali israeliani ed è stato riconosciuto ciò anche dal governo
d) di oggi su Haaretz: adolescente di 13 anni ferito gravemente da proiettile di gomma, i coloni che hanno sparato ai palestinesi nel pogrom di hebron agli arresti civili
Su Haaretz di oggi leggere l’articolo di Amira Hass su gaza…poi ne riparliamo