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Paolo Oliverio: chi è il fiscalista dei potenti con l’archivio-bomba

Dai suoi archivi sono emerse le sue frequentazioni riservate con il gotha dell’intelligence, gli altri prelati, i militari della Guardia di finanza, ma anche imprenditori e politici. Paolo Oliverio, il faccendiere e commercialista dei vip, era stato arrestato lo scorso novembre: in manette erano  finiti anche due membri della Fiamme Gialle e l’ex Superiore generale dell’Ordine religioso dei Camilliani, Renato Salvatore. L’accusa era quella di aver organizzato una sorta di sequestro, realizzando un finto interrogatorio – con la complicità dei due finanzieri – ai danni di due confratelli dell’Ordine, grandi elettori che intendevano appoggiare un candidato alternativo a Renato Salvatore. Furono trattenuti, nel giorno delle votazioni, con il motivo dell’interrogatorio, proprio per garantire che ai vertici dei Camilliani arrivasse Salvatore.  Come scrive sul Corriere Fiorenza Sarzanini, dalle carte dell’inchiesta vengano ora svelati i i rapporti di Oliverio con le gerarchie dell’Ordine e con militari, funzionari e politici.

Photocredit: Corriere della Sera
Renato Salvatore, arresto insieme a Paolo Oliverio a novembre Photocredit: Corriere della Sera

CHI È PAOLO OLIVERIO – Le relazioni di Oliverio passano dal mondo della criminalità organizzata, alla politica, fino alla Finanza e al mondo dell’imprenditoria. Nella lista delle frequentazioni di Paolo Oliverio non mancano i nomi illustri, come chiarisce il Corriere della Sera: da Paolo Berlusconi, al presidente della Lazio Claudio Lotito, passando per Marco Squatriti (l’avvocato di affari ex marito di Afef Jnifen, latitante dopo aver fatto bancarotta per oltre 90 milioni di euro e coinvolto in diversi scandali finanziari, ndr). Spiega Sarzanini: «Con loro Oliverio avrebbe tentato alcune operazioni finanziarie e in alcuni casi sarebbe riuscito a piazzare anche alcuni “colpi” da milioni di euro». Con Lorenzo Borgogni, ex manager di primo livello di Finmeccanica, Oliverio condivideva invece alcune quote societarie: secondo la Procura sarebbe riuscito a mettere le mani su una serie di appalti gestiti da imprese che facevano parte del gruppo, spesso intestate a prestanome. Aziende utilizzate, secondo gli inquirenti, per il riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Come si spiega sul Corriere della Sera, il sedicente commercialista è stato definito anche «riciclatore» dei fondi illeciti della ‘ndrangheta e di alcuni esponenti della criminalità romana. Quando venne messo in manette, furono sequestrati al faccendiere computer e chiavette Usb, che hanno svelato agli inquirenti le sue frequentazioni illustri. In attesa di verificare questi legami, il giudice delle indagini preliminari ha negato a Oliverio la scarcerazione. Tra i politici citati dal Corriere della Sera sono emersi anche i nomi del parlamentare del Nuovo centrodestra Alessandro Pagano (che aveva poi precisato come la conoscenza tra lui e Paolo Oliverio risalisse alla fine di maggio 2013 e fornito la sua versione su altri aspetti delle indagini, ndr), così come l’ex senatore Pdl Sergio De Gregorio, ancora sotto processo a Napoli con Silvio Berlusconi per la questione della compravendita dei parlamentari per far cadere il governo Prodi.

Paolo Oliverio Sergio De Gregorio
Sergio De Gregorio

PAOLO OLIVERIO: IL SUO PASSATO – Oliverio è già noto alla cronaca giudiziaria per essere stato più volte coinvolto in complessi scandali finanziari, dai quali era però riuscito a uscire pulito: dalle indagini sull’ex consigliere dell’Idv della Regione Lazio Maruccio (quando, analizzando i conti correnti, i finanzieri hanno riscontrato numerosi bonifici a favore di Oliverio) alle più complicate inchieste sulla P3 e sull’eolico in Sardegna, sul sistema finanziario che rimandava a Flavio Carboni, con cui Oliverio vantava frequenti contatti finanziari e personali. Senza dimenticare il vecchio coinvolgimento nella gestione di alcuni conti correnti in Liechtenstein, per conto di Renato Squillante e Attilio Pacifico (processo Sme). Al momento dell’arresto suo e di padre Renato Salvatore, i finanzieri avevano invece ricostruito con dovizia di particolari come, grazie allo stratagemma delle “finte audizioni” ordito da Oliverio, padre Salvatore fosse riuscito ad impedire ai due prelati sequestrati di partecipare alle elezioni che avrebbero decretato il vertice dell’ordine dei Camilliani, guadagnando così quei soli due voti necessari ad imporsi sul diretto antagonista. In questo modo Oliverio avrebbe avuto rafforzato il rapporto “privilegiato” con padre Salvatore e, di conseguenza, il proprio potere nella gestione dei vari nosocomi diretti dai Camilliani (che amministrano presidi sanitari sparsi in tutto il mondo, ndr): in particolare, era finito coinvolto quello di Casoria, nel Napoletano.

I LEGAMI DI PAOLO OLIVERIO – Le frequentazioni tra le gerarchie vaticane di Oliverio, emerse dalle carte dell’inchiesta, non si limitavano, secondo il Corriere, all’Ordine dei Camilliani. Si legge: «Le informative allegate all’ordinanza rivelano che avrebbe «risolto» un caso di violenza sessuale che vedeva coinvolto un religioso convincendo la vittima a non presentare denuncia. I documenti acquisiti in seguito proverebbero che pure altre questioni delicate — economiche e personali —sarebbe riuscito a governare così favorendo alcuni alti prelati che avrebbero poi ricambiato questa disponibilità». Senza contare i possibile legami con il settore dei servizi segreti: è stato lo stesso giudice per le indagini preliminari, negando all’indagato la scarcerazione, a spiegare come «disponesse di un sistema software per le intercettazioni illegali» e come nel suo computer fossero stati ritrovati numerosi «dossier segreti» su personalità e personaggi illustri, con i quali era in affari. Ma non solo: Oliverio, con le sue conoscenze tra le Fiamme Gialle, era in grado di orientare controlli fiscali su imprenditori e aziende, così come incidere sull’attività degli ispettori di Equitalia.