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Internidi Pietro Marmo (marblestone)
pubblicato il 16 luglio 2008 alle 10:15 dallo stesso autore - torna alla home

Il numero totale della popolazione in Italia è dovuto per gran parte  agli stranieri. Sono 3,5 milioni in Italia e fanno il doppio dei figli degli italiani, che aiutano sostenendo il sistema previdenziale nel lungo periodo. Non è il caso di integrarli, anzichè di fargli la guerra?

Uno dei cavalli di battaglia della politica della Lega è sempre stato la lotta all’immigrazione che, sebbene abbia cercato di ammantarsi di legalità come contrasto alla clandestinità, è sempre stata, in fondo, una lotta a difesa della razza. Tale fenomeno, giustificato da una crescente presenza della popolazione straniera soprattutto nel Nord-Est, ed è stato propugnato senza tener conto Badantedei motivi strutturali che lo hanno causato: la richiesta di manodopera da parte delle aziende e di collaboratori domestici a buon prezzo da parte delle famiglie. Una situazione che ha provocato denunce come quella del Los Angeles Times sulla crescente “poligamia“. Un fenomeno su cui lo Stato chiude un occhio per non sentirsene responsabile, proprio in virtù di un approccio sbagliato al fenomeno dell’immigrazione.

AUMENTANO GLI STRANIERI - Ebbene, proprio nell’anno della grande affermazione elettorale della Lega, arrivano le statistiche dell’Istat che sanciscono una volta per tutte la disfatta di questa lotta: l’Italia sfiora lo storico traguardo dei 60 milioni grazie all’apporto degli stranieri: un saldo positivo dall’estero di quasi 500 mila unità . Se sommiamo questi numeri ai quasi 3 milioni di stranieri residenti in Italia ad inizio 2007 ci accorgiamo che ormai il 6 per cento della popolazione residente in Italia è straniera. Questo dato però non deve ingannare: la distribuzione non è uguale in tutta Italia: proprio nelle terre fieramente presidiate dalle guardie lombarde contro l’invasione la percentuale di stranieri residenti (regolari) supera il 10 per cento mentre nelle nuove terre di emigrazione (il sud Italia) nemmeno gli stranieri hanno voglia di risiedere sfiorando in alcuni casi appena l’1 per cento.inter La battaglia persa contro limmigrazione

SEMPRE PIU’ STRANIERI NEL FUTURO - Ma chi pensa che persa la “battaglia” si può ancora vincere la “guerra” deve considerare che gli immigrati sono giovani e in età fertile: se il tasso di nascita in Italia si è ripreso dopo un calo trentennale è dovuto proprio al fatto che in media le donne straniere fanno il doppio dei figli di quelle italiane: dei 500 mila nati in Italia il 10 per cento sono stranieri con punte al nord del 20 per cento. Questo significa che le classi nei prossimi anni saranno sempre più miste. Anzi per effetto di una certa concentrazione in alcuni punti degli immigrati già adesso si incontrano classi tanto italiane come la formazione dell’Inter. Nel futuro sarà sempre di più così.

LA RISPOSTA VINCENTE: L’INTEGRAZIONE - A questo punto è evidente l’inutilità dell’accanimento contro i rom o contro quei 120 mila identificati come clandestini di cui si riesce ad espellere più o meno un terzo: non cambierebbero di molto a situazione generale. Fino a quando ci sarà l’esigenza economica dell’immigrazione (popolazione più vecchia e quindi bisognosa di assistenzaClandestini e aziende alla ricerca di un minore costo del lavoro) l’immigrazione non potrà che crescere e la sconfitta dei crociati farsi più cocente. L’unica possibile rivincita resta quindi quella di eliminare l’immigrazione attraverso un processo di italianizzazione dei nuovi venuti: seguendo l’esempio degli USA che hanno fatto di ogni straniero un americano, sarebbe necessario integrare i nuovi venuti insegnando lingua e costumi, favorendo la nascita di una comunità multirazziale che riduca le differenze facendo emergere quei valori che, giusti o sbagliati che siano, caratterizzano gli italiani. Quegli italiani che hanno dimenticato la grandezza dei loro predecessori, i Romani, che conquistavano le terre rispettandone usi e costumi e importando tutto quello che avessero di prezioso, dalle merci alla cultura e le arti.

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