|

Matteo Renzi, il MoVimento 5 Stelle e le scie chimiche della discordia

Con una risposta alquanto inviperita, i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno risposto a Matteo Renzi, che in un’intervista per il Fatto Quotidiano aveva teso la mano a Beppe Grillo e ai parlamentari a Cinque Stelle, descrivendoli come «un grippo dirigente molto interessante» nonostante «quelli che credono alle scie chimiche e ai microchip nel cervello» che, per usare l’espressione del segretario del Partito Democratico, «fanno ridere». La risposta dei Cinque Stelle, appunto, non si è fatta attendere e con un post pubblicato su Parlamento a Cinque Stelle accusano Renzi di essersi dimenticato che, a a sollevare in Parlamento la questione delle scie chimiche sarebbero stati, ormai dieci anni or sono,  proprio alcuni parlamentari poi confluiti nel Pd.

Click sull'immagine per ingrandire
Click sull’immagine per ingrandire

LE INTERROGAZIONI DEL 2003 – In effetti i deputati grillini non sbagliano a ricostruire la cronologia di quelle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche di cui si parla: la prima, appunto, nell’aprile del 2003 quando l’allora deputato dei DS, Italo Sandi, chiese all’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia se ritenesse opportuno avviare un monitoraggio sulle cause dell’anomalo livello dei tumori nella provincia di Feltre, anche alla luce di «numerose segnalazioni» pervenute da cittadini, associazioni e stampa, circa l’attività di «velivoli che rilasciano scie persistenti di natura sconosciuta» che, secondo le opinioni citate da Sandi, avrebbero avuto una qualche connessione con l’insorgere di malattie nella popolazione e con l’aumento del numero dei casi di tumore nel feltrino, città di Sandi. Nell’autunno dello stesso anno, Sandi torna alla carica sulla questione delle scie chimiche insieme al collega Piero Ruzzante, chiedendo se la faccenda fosse diventata oggetto di studio da parte del dicastero della Salute o di quello della Difesa. Tre anni più tardi, tocca al senatore dei DS Gianni Nieddu, che torna a porre le stesse domande poste da Sandi e Ruzzante, indirizzandole  ai «Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio, della difesa, della salute e dei trasporti» e, di fatto, chiedendo se nella compagine dei ministri qualcuno fosse in possesso di dati sul fenomeno o se uno dei dicasteri interpellati avesse mai pensato di avviare uno studio sulle scie chimiche.

LA RISPOSTA DI LA RUSSA A BRANDOLINI – Nel 2008, in era Pd, Sandro Brandolini, torna a rivolgere la stessa domanda all’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, il quale risponde citando una «ampia risposta ad un atto di analogo contenuto» pubblicata pochi mesi prima dell’interrogazione di Brandolini, nella quale si affermava che «dall’esame della letteratura scientifica internazionale e dal contenuto dei siti web specialistici, non è possibile confermare l’esistenza delle scie chimiche». Nel corso degli anni e delle legislature, Sandi, Ruzzante, Nieddu e Brandolini hanno seguito le proprie strade, uscendo di scena, confluendo in altri partiti (come nel caso di Sandi) o andando in pensione, come Brandolini.

COMPLOTTISMO  – Le interrogazioni presentate dagli esponenti del Partito Democratico sul tema delle scie chimiche, comunque, appaiono più che altro come «sondaggi» circa la conoscenza del governo del fenomeno riportato da media e dalle varie associazioni. Un modo di procedere comunque diverso, ad esempio, da quello attuato da Paolo Bernini che non più tardi dello scorso settembre fece sbarcare in Parlamento svariate teorie del complotto sull’11 settembre, affermando nell’aula di Montecitorio che gli attentati alle Torri Gemelle sarebbero stati orditi dallo stesso governo americano. Lo stesso Bernini, attuale deputato a Cinque Stelle, che all’indomani delle elezioni dello scorso febbraio ospitò una troupe di Ballarò per parlare dei «microchip che ci mettono sotto la pelle per controllarci», presentando tesi da film della fantascienza più oscura. Interrogazioni parlamentari, quelle presentate lo scorso decennio dal Pd sul tema delle scie chimiche, diverse nei toni e nella forma anche dagli interventi, per citarne uno su tutti, del deputato grillino Carlo Sibilia sul tema del Bilderberg, il «gruppo dei potenti» diventato di improvviso interesse nel corso della scorsa estate. Insomma, per parafrasare un’antica frase dei nostri nonni, il più pulito in Parlamento crede ad Haarp. Buona fortuna a noi.